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10/05/2013
Bonino Kerry

USA-Italia: un nuovo approccio?

US-Italy: a new approach?

Mentre quasi tutti i media italiani sono presi minuto per minuto nel concentrarsi sugli sviluppi quotidiani della “battaglia dell’IMU” (come noto una questione “minore” di fiscalità sulla casa), si sono praticamente dimenticati di coprire la visita a Roma del nuovo Segretario di Stato statunitense John Kerry. Ciò prova ancora una volta come siano ciechi i “piloti” che dovrebbero condurre il Paese fuori dalla crisi.

Kerry era qui per incontrare il nuovo Ministro degli Esteri italiano, la strana ma esperta Emma Bonino e per stabilire un contatto preliminare con il nuovo Premier Letta, il quale è chiaramente ansioso di volare a Washington per ricevere l’ “approvazione” finale da parte dell’Amministrazione statunitense ed approfittare di una “photo opportunity” con il Presidente Obama.

Così molta poca attenzione è stata data alla circostanza che la diplomazia statunitense viene esplorando serie opportunità per un più ampio ruolo da assegnare alla diplomazia italiana nel mediterraneo e nel vicino oriente. Di fatto la saga Berlusconi sta lentamente svanendo (a prescindere dalle sue vittorie tattiche dell’arena politica nazionale), la presenza della Bonino come Ministro degli Esteri è molto affidabile per gli Stati Uniti sia perché lei (e il suo Partito Radicale) sono strettamente collegati con gli interessi israeliani, ma anche perché ha una lunga e diretta esperienza sugli affari egiziani e del mondo arabo.

Cosi appare molto probabile che l’Amministrazione americana veda positivamente l’utilizzazione nella regione di questi utili requisiti e possa incoraggiare il passaggio da una cooperazione supina ad una attiva, perlomeno in un’area che è stata tradizionalmente al centro dell’attenzione italiana.

Se questo è l’umore a Washington, a Roma si rimane ancora all’interno della logica (Berlusconi docet) che è piu facile mantenere parecchie migliaia di soldati in Afghanistan (e comprare dozzine di F35…), mentre peraltro si ospitano ogni tipo di basi militari statunitensi: poco importa se il costo è alto e il ritorno è basso…fino adesso i politici italiani hanno preferito impiegare ingenti stanziamenti e partecipare a un Funerale di Stato al mese (per i nostri caduti) piuttosto che ripensare ad una politica estera attiva.

Da ultimo in questi giorni si è assistito ad un grande cordoglio (da parte dei suoi sodali ed ammiratori) per lo scomparso Giulio Andreotti: naturalmente dimenticando che questi è stato uno del gruppo storico di politici che hanno sempre mantenuto un’attenzione sugli affari regionali (ed internazionali). L’attuale disinteresse non è l’effetto della nostra crisi, ma una delle cause. Buona fortuna a tutti mentre la stagione dell’illegale e sanguinosa immigrazione sta cominciando di nuovo nel Canale di Sicilia.

While almost all the Italian media were every minute busy focusing on the daily developments of the “battle of IMU” (a minor question of house taxation) , they almost forgot to cover the visit to Rome of the new US Secretary of State, John Kerry.    This prooves once again how blind are the “pilots” who are supposed to lead the Country out of the crisis.

Mr Kerry was here to meet the new Italian Foreign Minister, the odd but skilled Ms Emma Bonino and to have a preliminary contact with the new Prime Minister, Mr Letta, who is clearly anxious to fly to Washington to receive the final “approval” from the US Administration and to enjoy a photo opportunity with President Obama.

So, very little attention was given to the fact that US diplomacy is checking serious opportunities for a larger role to be given to the Italian diplomacy in the Mediterranean and the Middle East.  As a matter of fact  the Berlusconi saga is slowly fading away (regardless his tactic victories in the domestic political arena), the presence of Ms Bonino as Foreign Minister is very trustworthy to US because she (and her “radical” Party) are very linked to the Israeli interests, but she has also  a long direct experience on Egyptian affairs and the Arab world.

So it looks very likely  that the  American Administration is willing to exploit these favorable conditions and to encourage a shift from a supine to an active cooperation at least in an area that was traditionally a focus of the Italian attention.

If this is the mood in Washington, in Rome they still remain in the logic (Mr Berlusconi docet) of is easier to keep several thousand Italian soldiers in Afganistan (and to buy dozens F35…), while hosting any kind of US military bases: never mind if the cost is high and the return is low.   Up to now Italian politicians favoured spending a lot of money and attending   one State Funeral per month (for our casualties)  rather than  rethink an active foreign policy.

Finally, these days we saw a lot of grief (from his former associates) for the late Mr Andreotti: everyone forgetting that he was one in the historical group of politicians who always kept a focus on regional (and international) affairs.    The present neglect is not the effect of our recession, but one of the reasons.  Good luck to everyone while the season of illegal and bloody immigration is starting again in the Sicily channel.

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