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03/10/2012
mario draghi

Draghi

è il Presidente della Banca Centrale Europea, ovvero il custode di quella valuta formalmente integrata e non discendente da uno Stato-Nazione che – unica nella storia moderna e contemporanea – ha preceduto e non seguito la realizzazione di una sovranità politica congiunta e consensuale che la sorregga e la disciplini.

Ma, fuori delle altalenanti vicissitudini di questo agosto e delle settimane che lo hanno preceduto con una serie di continui “più” e “meno” che hanno accompagnato le iniziative e le esternazioni del Nostro tutte esplicite con i “decisori” e tutte rigorosamente sibilline (come si conviene ad ogni Governatore centrale che si rispetti…) verso le opinioni pubbliche dei vari Paesi interessati, sarà utile sintetizzarne un “chi è” oggettivo tratto dal suo cursus honorum che potrebbe non corrispondere appieno ai soprassalti di orgoglio nazionale che ne avevano accompagnato l’elezione.
Nasce come economista negli anni ’70 del secolo scorso (trattasi di “baby boomer” nato nei tardi anni ’40) ed il suo maestro (almeno quello diplomaticamente “dichiarato” è l’illustre – nonché misteriosamente scomparso decenni or sono – Federico Caffè: un economista difficile da rinchiudere in una definizione di scuola accademica, ma certamente più Keynesiano che monetarista, più autentico fautore di crescita che talebano del rigore monetario…

Nei primi anni di carriera Draghi si concentra sull’Università, poi il soggiorno negli Stati Uniti per approdare ad un incarico di Direttore esecutivo della Banca Mondiale (1984/1990). Il rientro d Oltreoceano è trionfale (come accade in generale in tutti i Paesi europei ed extra-europei ove le responsabilità nella World Bank vengono considerate come “scuola quadri” per i tecnocrati “nazionali” sì, ma “certificati”)con l’assunzione (a quarant’anni o poco più ) della carica di Direttore Generale del Tesoro che terrà dal 1991 al 2001 (“sotto” ben 10 Governi della Repubblica; in parallelo sarà Commissario alle privatizzazioni (1993/2001) ovvero avrà un ruolo centrale nel disegnare quell’assetto del capitalismo italiano con cui oggi ci si confronta e di cui si scontano le disfunzioni e le anomalie. Ormai saldamente assiso in un Gotha più internazionale che nazionale, dal 2002 al 2005 sarà a Londra come Vice Presidente della Società finanziaria Goldman Sachs.
Tornerà al settore pubblico nel 2006 assumendo la carica di Governatore dell’assai disastrata Banca d’Italia e, naturalmente, per l’intero periodo manterrà incarichi e collegamenti in varie Istituzioni conservatrici statunitensi. Che altro aggiungere ad un curriculum che, se più che ricco di riconoscimenti nei gangli dell’internazionalizzazione del capitale finanziario occidentale, rimane forse carente sul piano degli apporti di dinamiche positive e di lungo periodo per il proprio Paese d’origine, cioè l’Italia: ma questa è questione che va al di là della sua persona e del ruolo svolto nei decenni e che attiene di più alla domanda politica rivoltagli come “civil servant” (fin quando lo è stato).

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