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12/12/2013
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Strette di mano

Shaking Hands

Ieri il Presidente del consiglio italiano era in Parlamento per ricevere il suo ennesimo – ed inutile- voto di fiducia e –mentre l’Italia è scossa da drammatiche tensioni sociali e da una crisi economica senza precendenti – lui si è lamentato apertamente del fatto che il giorno precedente a Johannesbourg ai funerali di Mandela la parola non fosse stata data a nessun esponente Europeo. Naturalmente la spiegazione è semplice: perché il mondo dovrebbe preoccuparsi dell’Europa quando l’Europa stessa è oggi una nave senza pilota. Per non menzionare l’Italia… E, fra l’altro, definitivamente questo secolo non è un secolo europeo: l’unica scelta possibile è fra diventare il “museo del mondo” ovvero un continente fantasma…

Nonostante le preoccupazioni del giovane Letta e la sua non incolpevole impotenza, gli eventi continuano ad accadere e questi naturalmente attirano l’attenzione dei media globali. Questo è il caso della stretta di mano tra Barack Obama e Raùl Castro, attualmente “amministratore delegato” della famiglia Castro. Anche se non si tratta di una prima mondiale ( il presidente Clinton e Fidel Castro avevano già compiuto questo gesto alle Nazioni Unite qualche anno fa) questo è stato considerato come una preziosa e rassicurante notizia. Di fatto il clima politico continua a cambiare rapidamente sul Canale della Florida: iniziative vengono prese tutti i mesi e la reciproca sincerità di intenzioni è presa per garantita.

Mezzo secolo dopo la grande crisi dei “missili rossi” e la fallita “invasione” dell’isola caraibica, entrambe le parti appaiono pronte a diventare reciprocamente ragionevoli: l’Amministrazione statunitense dovrebbe riconoscere la “dignità” Cubana ( tra l’altro questa è probabilmente il solo successo della “rivoluzione cubana”) mentre il regime dell’Havana dovrebbe fare del proprio meglio per diventare “normale”. Cioè riconoscere i diritti fondamentali ai propri cittadini. L’epoca degli opposti pretesti (diritti umani, blocco economico) è finita e la naturale empatia che già esiste dovrebbe prevalere.

Aldilà delle parole tutto ciò è evidente nella stretta di mano. Adesso Washington dovrebbe essere un po’ più audace con i cubani-americani ( gli anziani “falchi” stanno sparendo uno ad uno) e L’Havana dovrebbe prendere alcune iniziative di basi: la moneta unificata (con il peso interno e quello convertibile) è una di esse. Ancora una volta l’ostacolo non è la “politica estera” ma la rispettiva politica interna e – sui due lati del canale-  un pugno di reazionari. Se non c’è nulla di meglio usino il metodo Mandela…

Yesterday the Italian Prime Minister was in Parliament to get his umpteenth – and useless – confidence vote and, while Italy is shaken by dramatic social unrest and an unprecented economic crisis, he openly complained that the previous day in Johannesburg at Mandela’s funeral the floor was not given to any European official. Of course the explanation is easy: why should the world care about Europe if Europe itself is nowadays a ship without a pilot?  Not to mention Italy…  And by the way,  this century is definitely not a European century: the only viable choice is between being the world’s “museum” or a ghost continent…

Regardless of Mr Letta’s preoccupations and his not innocent helplessness, events still happen and they naturally attract global media attention.   That was the case of the handshake between Barack Obama and Raul Castro, now the “managing ceo” of the Castro family. Although this was not a world première (President Clinton and Fidel Castro already did this gesture at the UN a few years ago) it was taken as precious relaxing news.   As a matter of fact the political climate is quickly changing on the Florida channel: measures are taken every month and reciprocal good faith is taken for granted.

Half a century after  the big crisis of the “red missiles” and the failed “invasion” of the Caribbean island, both sides seem ready to become reciprocally reasonable: US administrations should recognize  Cuban “dignity” (by the way, perhaps the only achievement of the Cuban “Revolution”) and the Cuban regime should do its best to become “normal”. That is to recognize basic rights to its citizens.  The time of the opposite pretexts (human rights, economic blockage) is over and the existing natural empathy should prevail.

Beyond words, this was very evident in the handshake.   Now Washington should be a little bit more audacious with the Cuban-Americans  (the old hawks are disappearing one by one) and La Habana should take some basic initiative: the unified currency is one.  Once again the obstacle is not the foreign policy, but the respective home policies and – on both sides of the channel – a bunch of reactionnaries.     If nothing better, use the Mandela approach….

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