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11/06/2013

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L’Italia segue il calendario scolastico.  Ma non solo per la scuola e gli scolaretti: quelli col grembiulino, per intenderci. Proprio per l’insieme della vita nazionale, a partire dall’informazione.

Infatti, mentre la totale vittoria dei “riformisti” nelle elezioni municipali – a partire da Roma – lancia un segnale univoco sulla volontà (di coloro che ancora sperano…) di fare – o meglio di costringere a fare – comunque qualcosa per uscire dal tragico pantano, l’informazione “ammiraglia” prende “secchiello e paletta” e parte per il meritato riposo sulle spiagge.

Non si scherza, dopo avere inflitto durante un lunghissimo inverno inesauribili litanie di vuote diatribe tra i “potenti”  rincorrentesi tra loro tra una rete televisiva e l’altra, tra un “talk show”  e l’altro, ora cala il sipario e tutti (loro) in vacanza.

Un fenomeno inconcepibile perché se questi “principi-faraoni” dell’informazione rendessero un reale servizio al pubblico, questo sarebbe il loro momento: in queste settimane, in questi mesi estivi in cui la crisi ed il disagio saranno più forti che mai.  Così accade in tutto il mondo – sviluppato e non – ma non da noi.  Da noi il calendario, il palinsesto è al servizio  di chi la televisione la fa, non di chi la vede… e la paga, direttamente con il canone o con la pubblicità che grava sui prodotti.

Ironicamente però, per un’inevitabile eterogenesi dei fini, allorchè il cittadino spettatore capirà che la sparizione (ahimè solo estiva) dei “potenti Follies” di Floris a Ballarò o dell’inesauribile parata istrionica di Santoro (quello che compensò la spolverata alla sedia del compare Berlusconi con milioni di voti) non cambiano il mondo e – se mai – divulgano e impongono incredibili invenzioni come la “vittoria” del giovane Letta alle Amministrative dello scorso fine settimana, allora i telespettatori festeggeranno l’astinenza estiva.   E si spera, ne reclameranno una definitiva.

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