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Redazione - 08/11/2013

“Palle d’acciaio”

“Palle d’acciaio”. La sovraesposizione mediatica ha fatto un’altra vittima e – questa volta è nientepopodimeno che il giovane Letta Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana.   E la circostanza che l’astuto D’Alema l’abbia definito non molto tempo fa “transitorio” (come se – Berlusconi a parte – ce ne fossero di “permanenti”, perpetui, a vita) non ne indebolisce il peso tenuto anche conto del materiale impiegato, appunto l’acciaio.

La collocazione di questa iperbole “a doppio taglio” è l’“Irish Times”, il giornale più autorevole d’Irlanda ed intendeva sintetizzare una baldanzosa intervista del nostro.    Il quale – come al solito e come usa da noi – con perfetta noncuranza del ridicolo parla di imprecisa traduzione.

Mettendo naturalmente da parte un primo incauto fremito di autocompiacimento…  Peccato che “Steel Balls” e “palle d’acciaio” si assomiglino come due gocce d’acqua.   Ma tant’è: il suo predecessore Berlusconi ci aveva abituato a ben altre smentite… e – quanto all’immediato predecessore (il Prof Monti) – il suo metalinguaggio era prevalentemente una pesante recitazione di testi che ben poco avevano a che fare con quanto andava facendo.

Qui no, qui si va al cuore del problema: l’alunno prediletto (gioco di parole possibile, ma sconsigliato) del Presidente Napolitano – ed infatti il “giovane Letta” lo chiama tutte le volte che teme di non aver ben capito o alla vigilia delle interrogazioni… – sta vedendo fallire uno ad uno i propri espedienti oratorii: tipo “niente zone d’ombra nelle intercettazioni informatiche USA in Italia”: infatti è tutto chiaro e non se ne parli più.   Stessa solfa retorica nel caso Cancellieri: “chiarirà tutto”. Si è visto.

Ora – di fronte alle palle, testicoli, cojones –è difficile fare giochetti retorici, soprattutto se si ricorda – e Letta lo ricorda certamente – che un illustre antenato del PD (via PCI) Iosif Vissarionovič (anch’egli ben uso alle frequentazioni ecclesiali nella natia Tiblisi)  assunse il profetico appellativo di “Stalin”, appunto acciaio.

Eppure l’attuale scivolone (che, nelle intenzioni, voleva anticipare le “grandi” iniziative politiche che l’Italia porterà avanti nel “suo” semestre UE da luglio 2014) può essere meglio compreso osservando le mutazioni antropologiche subite da Letta in un semestre al potere: il politico studioso ed intelligente, dal profilo volutamente basso, buon padre di famiglia (varie volte visto a capo di compunte ma allegre tavolate nelle pizzerie e sia pure alla moda, nonché colto nell’atto di acquistare con le sue mani, e sembra i suoi soldi, biglietti aerei) ebbene i tratti fisiognomici hanno perduto leggerezza, si sono induriti perfino quasi scolpiti sotto una calvizie che sembra essere una condanna per chi in Italia arriva al vertice del potere.

Breve: le “palle d’acciaio” potrebbero essere spuntate a Palazzo Chigi e – ad occultarle – non basterà il cesellato eloquio da cattolico in carriera.  Auguri a lui e a noi.