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15/10/2013
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“Perché diventare Europei fa paura ai cittadini dell’Europa?”,Timothy Garton Ash | “L’Europa è un’avventura”,Zygmunt Bauman

Due testi – uno smilzo e partorito nel giugno 2013 nell’ambito del calderone della “Repubblica delle idee” ma utilissimo per situare storicamente l’attuale paralisi europea e l’altro assai più analitico ed utile non solo per spiegare lo status quo ma anche le possibili via d’uscita  – costituiscono due ottimi punti di partenza  per non arrivare “impreparati” alle elezioni europee della prossima primavera.

Timothy Garton Ash (storico dell’Europa ad Oxford e “columnist” su una serie di periodici e quotidiani europei e nord-americani tra cui spicca la “New York Review of Books”) viene intelligentemente intervistato da Enrico (non il Dario sodale del “giovane Letta”) Franceschini e spiega con empirismo britannico la genesi degli “errori” con i quali siamo oggi (dolorosamente) confrontati ed in particolare il primato conferito all’unione monetaria a scapito di quella politica.  Per di più senza una preventiva ed allargata riflessione.

Spiega Garton (in “Perché diventare Europei fa paura ai cittadini dell’Europa?” come Mitterrand (e tra gli altri il nostro Andreotti) “autorizzarono” Kohl alla riunificazione tedesca alla condizione di superare il marco: pensavano che – privati del Re Marco – i Tedeschi avrebbero lasciato agli altri il primato politico.   E’ accaduto esattamente il contrario, soprattutto nel ridurre (con effetti di mostruosa delusione nell’opinione dei cittadini europei) l’integrazione europea ad un fenomeno di natura finanziaria – arci-conservatore – fuori (e sopra) delle sue motivazioni politiche.

Ciò non spaventa Garton che ritiene (di nuovo con empirismo) che l’UFO Europeo possa comunque risorgere intorno ai problemi comuni e alla loro gestione.   Un esempio da fare è certamente quello dei fenomeni migratori e dei nodi demografici…

Analitico ed innovatore è invece il percorso del sociologo e “pensatore” polacco Zygmunt Bauman (quello della “società liquida”…).   Secondo il pensiero esposto in “L’Europa è un’avventura” (edito da Laterza già nel 2006), la crisi europea si situa tra l’altro nel persistente primato degli “Stati Sovrani” post-vestfalici (tardo Settecento) che non solo non sono un “contenitore” propizio all’integrazione regionale continentale, ma addirittura ne rappresentano il “peccato originale” ed un’ipoteca “ad aeternum”.   Né più, né meno di quanto accade con quelle Nazioni Unite nate sulle ceneri della Seconda Guerra mondiale: ormai evidente a tutti che l’ONU – così come è – contrasta, invece di favorire, il cammino verso l’indispensabile “cittadinanza globale”.

In breve due testi – tra mille – per saperne di più, mentre – tra bestialità leghiste e non solo e vittorie elettorali del Fronte nazionale dell’erede del neo-fascismo francese Marine Le Pen -  ci si avvia tra un semestre ad elezioni non Europee, bensì anti-europee.

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