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08/07/2013
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La “Globalizzazione dell’Indifferenza”.

“The Globalization of Indifference”.

La “globalizzazione dell’indifferenza”. Questo concetto di grande forza riassume il messaggio di Papa Francesco nella sua visita di questa mattina all’isola italiana di Lampedusa, la “porta d’Europa” nel Mediterraneo più vicina all’Africa che all’ Europa stessa: una “porta” che per alcuni degli ultimi anni è diventata più un cimitero disperato che il punto di accoglienza per gente colpevole solo di cercare di trovare una vita decente per se stessi e per la propria prole. Papa Francesco ha scelto il compianto per i morti per lanciare un appello contro il “disorientamento” globale dei “molti” e la responsabilità dei “pochi”. Costoro anonimi responsabili di quelle decisioni socio-economiche che sono le radici di queste tragedie nel Canale di Sicilia.

Successivamente Bergoglio si è concentrato sulla “prossimità” e la “solidarietà” ed anche (su un terreno etico e religioso) ha lamentato l’incapacità di piangere per gli altri. Inoltre ha formulato i propri auguri per l’imminente periodo del Ramadan, attraverso il  quale “frutti spirituali”  possono essere raggiunti. E questo linguaggio era più di una sfumata cortesia multireligiosa e più di un passo diplomatico fra religioni monoteistiche.

Se poi consideriamo che la visita di oggi era la prima missione fuori da Roma del nuovo Papa, è piuttosto chiaro che – mentre viene rifiutato un impegno diretto in politica – il “nuovo” Vaticano viene rapidamente restaurando la propria immagine su scala mondiale. Inoltre viene legando se stesso agli attuali drammi ed incertezze presenti dell’umanità. Di più, la Santa Sede lancia un messaggio sull’indifferenza dei molti ed un’accusa ai pochi.

Francamente non male,  dopo un eccesso di omaggi e di peana ai “mercati” in linea con un’inspiegabile tendenza proprio nel periodo della crisi mondiale e delle contraddizioni irrisolte. Inoltre un sano rilancio di un approccio Nord-Sud.

Inoltre non soltanto un riconoscimento agli sforzi umanitari, ma uno schiaffo in piena faccia alle vergognose visite (talvolta soltanto ridicole) effettuate nel passato dai dirigenti politici italiani: la stessa gente che ha condannato gli immigranti illegali con la cooperazione di leader come il macellaio libico che inventò i campi di sterminio nel deserto.

Infine e mentre l’Egitto rimane in una sanguinosa transizione del tutto irrisolta, non dobbiamo dimenticare che il tema dell’immigrazione non dipenda dalle emergenze bensì dal gap demografico tra le due rive del Mediterraneo le cui conseguenze erano già ben note da almeno 30anni.  Naturalmente molto poco – o niente- è stato fatto, ed infine il conto di “zero sviluppo congiunto” è arrivato. Nessuna muraglia sul mare ci proteggerà e nessun F35 servirà. Ma questa è un’altra storia, oggi è la giornata del Papa.

“The Globalization of Indifference”.  This powerful concept epitomizes the message of Pope Francis in his visit this morning to the Italian island of Lampedusa, the “Gate of Europe” in the Mediterranean sea, closer to Africa than to Europe itself: a “gate” that – in the last few years – became more a desperate cemetery than a welcoming point for people guilty only of trying to find a decent life for themselves and their offspring.        Pope Francis choose the grief for the dead to launch an appeal against a global “disorientation”  of the “many” and the responsability of the “few”.    Those, responsible of anonymous “socio-economic”  decisions which are the roots of these tragedies in the Sicily Channel.

Then Bergoglio focused on “proximity” and “solidarity” and also (on an ethic and religious ground) complained about the incapacity to cry for the others.   Moreover, he made his greetings for the incoming Ramadan time, from which “spiritual fruits” can be attained.  And this language was more than a soft multi-religion courtesy or a diplomatic step in the dialogue within monotheistic religions.

Considering that today’s visit was the first mission outside Rome of the new Pope, it’s quite clear that – while refusing direct engagement in politics – the “new” Vatican is quickly restoring its image worldwide.  Moreover it is linking itself to the present dramas and uncertainties of the mankind.    Plus, the Holy  See is launching a message to the indifference of the many and an accusation to the few.

Frankly not bad after a glut of hommages and “peanas” to the “markets” in line with  a bizarre trend in a time of world crisis and unresolved contradictions.   Moreover a healthy revival of a North-South approach.

Besides,  not only a thank to humanitarian efforts, but a slap in the face to the shameful visits (sometimes just ridicolous) made in the past by the Italian political leaders: the same people who condemned illegal immigrants with the cooperation of leaders like the Lybian butcher, who invented the extermination camps in the desert.

Finally and while Egypt remains in a totally unresolved and bloody transition, we should not forget that the immigration issue doesn’t depend on emergencies but on the demographic divide between the two shores of the Mediterranean whose consequences were very well known from at least thirty years.    Of course very little – or nothing – has been done and finally the bill of zero joint development arrived.    No “sea wall” will protect us, and no F35 can be used.   But this is another story, today is Pope’s day.

 

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