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30/10/2013
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Matteo Renzi

Tutto si sa, giorno per giorno, di quello che Matteo Renzi fa, dice (dice molto, quantitativamente) e forse pensa.   Meno si conosce la sua storia personale: un “cursus honorum” iniziato assai precocemente: così precocemente che – benchè nato nel 1975 – Wikipedia lo da già Cosigliere comunale a Rignano sull’Arno nel 1985!    Ma tant’è… Confermata invece la Presidenza della Provincia di Firenze dalla fine degli anni ’90 fino al 2009 quando si insedia a Palazzo Vecchio come Primo cittadino di una città che – benchè l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne l’abbia definita piccola e provinciale – amerebbe rinverdire il proprio ruolo nel Rinascimento italiano, meglio europeo e – di fatto all’epoca, mondiale, naturalmente se ciò si potesse fare senza rinunciare ai privilegi acquisiti e che ne fanno una capitale un po’ da cartolina e comunque un “blend” unico al mondo di anziani e studenti…

L’esordio di Matteo (nome di battesimo assai tipico della sua generazione: facile, veloce e al tempo stesso accattivante) avviene – come si deve per un buon cattolico fiorentino – tra gli scout e poi, naturalmente, in quel che resta della DC e poi nel “contenitore” PD.    Laureato in giurisprudenza con una tesi (e ci mancherebbe…) sul mitico “Sindaco santo” degli anni ’50 Giorgio La Pira (famoso per i suoi sandali e ruvidi calzini bianchi nonché per brillanti “anticipazioni” dialogiche soprattutto con l’Islam magrebino.   Titolo della dissertazione “Cultura politica ed Amministrazione”.   E forse per questa ragione Matteo amerebbe – comunque – conservare la carica di Sindaco anche nel caso di investitura a Segretario PD.

Presto sposato e padre di tre figli, nasconde dietro una certa impertinenza stile “Fiorenza” una inattaccabile (ma non ostentata) ortodossia verso la Chiesa Romana.  Frequentatore delle assise internazionali della Comunità di Sant’Egidio, non disdegna strette relazioni con altre confessioni e in primo luogo la Comunità ebraica: chi scrive lo ricorda nel 210 ospite di rango ad un incontro “pacifista” a Barcellona tra cardinali (catalani ed italiani) e grandi manager mentre si aggirava domandando notizie del Rabbino (di Firenze, della Catalogna? Chissà).   E già lì ben figurava con un intervento – almeno – all’altezza dei variegati interlocutori.

Certamente manca nella sua formazione pubblica qualunque spunto che una volta si sarebbe definito di “sinistra”, ma è pur vero che quelli che nel PD ce l’hanno (fin da “pionieri” e finchè è stato necessario per la loro carriera) stanno ben attenti a non darsene accorgere fino alla solenne abiura tipo quella attribuita al Walter Veltroni: “io?.. mai stato comunista”.   Arrivando fino ad autodefinirsi (con sommo sprezzo sia del ridicolo, che della storia) “kennediano”.   Chissà se sapeva cosa volesse dire.

Ebbene nessuna critica di questo genere può formularsi nei confronti di Matteo Renzi: democristiano era e democristiano è rimasto.  …Fine parte prima. Seguirà la seconda puntata: “l’Obamino Italiano”.

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