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12/10/2012

L’uomo “che si farà male”

Una folgorante domanda televisiva al Sindaco di Firenze e aspirante premier ha dato origine ad una querelle davvero inopinata.  Chiede Fabio Fazio al “giovane” Renzi (con il chiaro scopo di stanarlo sulla linea di fronte alla crisi, Keynesiano o neo-austerità….) e cioè  se mantiene il proprio roboante “con Marchionne: senza se e senza ma”.      L’interpellato sguscia via con un “è lui che è cambiato” e aggiunge: “ha ingannato gli operai e i politici (questi ultimi: ma davvero?, forse che sono così stupidi e, comunque poco male..).

La reazione è all’altezza della provocazione: “si crede Obama, ma è solo il sindaco di una piccola povera città”.   Apriti cielo, vengono mobilitati il David di Donatello, gli Uffizi e – chissà – si spara la columbrina.

Analisi. Il Canadese Marchionne (appena reduce dall’uno/due con il Della Valle della Tod’s: “con i soldi che spende in ricerca non ci faccio manco un parafango”) è rimasto in fondo un figlio di emigranti che – per assimilarsi meglio – adotta il peggio della sua nuova patria nord-americana; di qui una stolida ignoranza.

E poi come la squallida Detroit  possa essere anteposta a quella che nel bene e nel male è stata la capitale del Rinascimento (nonché l’antesignana dell’attuale finanza di rapina…) è un mistero della mente tutto sommato semplice del primo uomo accolto a Palazzo Chigi in maglione e con barba non fatta…

Quanto all’antagonista, l’uomo “che si farà male” – l’ex Premier D’Alema dixit -  (anzi il furbino del Mugnone, come l’avrebbe definito il fiorentinissimo Vasco Pratolini) il meno che si possa dire è che la società della comunicazione – anzi della semplificazione – non puo’ proprio tutto.

Anche se escluderlo dalla competizione (come fa Scalfari perché ritenuto “inadatto” ad interloquire con i “grandi” della finanza che gli preferirebbero il giovane Elkann maritato Borromeo, nonché nipote dell’Avvocato e padrone della Fiat, possibilmente accompagnato dal Professor Monti) appare un disvelamento dei “salotti” che contano e che è meglio tenere ovattati… E poi forse che il Primo Ministro De Mita (da Nusco, Irpinia), già promosso dal medesimo Scalfari come alfiere della nuova Italia, avesse quarti di nobiltà celati dietro la sua improbabile lingua italiana?

Breve. Più che all’altezza delle sfide e dei tempi siamo ad un revival dell’Americano del Kansas City di Alberto Sordi.  Altro che David di Donatello.

 

 

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