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Redazione - 01/01/2014

L’Italia e la politica estera

di Immanuel

La politica estera, chi era costei? Troppo facile parafrasare Manzoni, ma è quanto di meglio disponiamo in letteratura per descrivere lo stato  comatoso che conosce il dibattito di politica estera in Italia. La Ministra Bonino si confessa davanti agli Ambasciatori: il politico italiano che si occupa di affari esteri, già è troppo che non perde voti.  A riprova Renzi, che parla e straparla di tutto, non spende una parola sulla politica estera se non qualche frase di circostanza sull’Europa. Il solo che insiste ad occuparsene è il Presidente del Consiglio che, come il suo predecessore, trova nell’Unione il terreno d’elezione comprendendo che  fra Bruxelles e Francoforte e le capitali importanti si gioca non tanto la politica estera quanto la politica economica italiana. Sembra avere la consapevolezza che una qualsiasi manovra nostrana è destinata ad essere travolta, o assecondata, in base ai “capricci” europei. Siamo eterodiretti e tanto vale riconoscerlo ed agire di conseguenza.

Il sondaggio IAI sugli italiani e la politica estera insiste sul punto: “nun ce ne pò frega de meno”. La Farnesina in verità tende ad accreditare l’idea che la propria missione istituzionale è di stendere l’ombrello di protezione sull’Italiano all’estero. Se poi italiana è la Famiglia, che merita sempre la maiuscola, allora non c’è spending review che tenga. S’interviene subito e con dovizia di mezzi e di copertura mediatica. La creazione dell’Unità di Crisi al suo interno ha formalizzato la scelta politica di proporre all’opinione pubblica il messaggio che il Ministero degli Esteri è una compagnia di assicurazioni cui l’assicurato non paga il premio. Questo è a carico del contribuente. La giornalista tenta lo scoop intemerato ed i Servizi accorrono in soccorso lasciando sul campo il povero Calipari. L’attivista di Greenpeace va a disturbare il grande manovratore a casa sua ed i rapporti con Mosca, sempre tesi sul filo della difficile comprensione, possono aspettare che  sia liberato e che esterni sulle sue prigioni. Il turista per caso va a caccia di emozioni nel deserto, i predoni lo rapiscono, la famiglia che non lo ha dissuaso dall’incauto viaggio, pretende l’immediata liberazione. I tifosi della Lazio orchestrano il casino in versione export e la visita di stato del Presidente del Consiglio a Varsavia è il redde rationem della loro liberazione. Per finire: un gruppo di Famiglie decide di adottare il buon bimbo nero in Africa, la Farnesina prima blocca l’Ambasciatore sul posto e poi a natale manda una delegazione da Roma a risolvere il caso. Per esercitare amichevoli pressioni su quelle autorità? E di che tipo? I dettagli non si conoscono ma è facile immaginare che accenderemo un debito che prima o poi verrà a scadenza.

Il tono leggero non lasci credere che la situazione vada presa sotto gamba. La tutela consolare è un dovere dello stato e l’Italia l’esercita con una rete di uffici all’estero che anche dopo i tagli è estesissima. Che alla rete aggiunga la fornitura di servizi spot, allora è un’altra storia. Il Ministero degli Esteri trasfigura in Ministero degli Italiani all’estero, e cioè il tutto per una parte, questa essendo la sua attività, mentre gli altri affari propriamente esteri sono trattati altrove.  A Palazzo Chigi, al Quirinale, al Justus Lipsius, alla Casa Bianca, al Cremlino? Nessuno sa rispondere alla domanda perché nessuno con sincerità se la pone. La ricostruzione della coscienza civica del paese passa attraverso la formazione della conoscenza internazionale.