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22/01/2013
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Lettera dalla California, di Sandra Messick

Letter from California, by Sandra Messick

Mentre sedevo guardando la seconda inaugurazione del Presidente Barack Obama mi sono sentita orgogliosa, felice, preoccupata e coinvolta. Vicino a me sul divano c’era il mio nipotino di 6 mesi Atticus. Non ho potuto fare a meno di immaginarmi come sarebbe stato il mondo per lui fra vent’anni, e come il Presidente Obama avrebbe influito nel delineare la sua vita nei prossimi quattro.

Nel suo discorso  mi aspettavo che il presidente si sarebbe concentrato sulle grandi questioni di cui aveva parlato negli ultimi tempi, quali la riduzione della violenza armata e portare il paese su un sentiero di crescita economica sostenibile. Sembra piuttosto che Obama abbia il futuro dei nostri bambini in mente.

Più di un discorso inaugurale è stato un rinnovato richiamo per i diritti civili, i diritti civili di “noi, la gente”. Egli ci ha fornito esempi viventi della nostra diversità già da coloro che ha scelto per rivolgersi al pubblico: il giudice della corte suprema Sonia Sotomayor, il poeta Richard Blanco, Myrlie Evers-Williams, la vedova dell’assassinato leader e organizzatore dei diritti civili Medgar Evers, ed il Rev. Luis Leòn.

Il Presidente Obama è il nostro primo Presidente nero. Ha sperimentato la discriminazione di prima mano. Molti grandi uomini si sono seduti nella Sala Ovale, ma nessuno ha provato cosa voglia dire venire dai non-rappresentati.

Si, i tempi sono cambiati per le donne, le minoranze, gli immigranti e gli omosessuali, ma non del tutto. Le donne guadagnano ancora il 77% di quanto guadagnano gli uomini per lo stesso lavoro, le persone che piantano e coltivano il nostro cibo spesso non ricevono il minimo sindacale e vivono in condizioni deplorevoli, solo nove stati e il distretto della Columbia hanno legalizzato il matrimonio omosessuale, e le minoranze ancora non hanno le stesse opportunità dei bianchi.

“Abbiamo sempre capito che quando i tempi cambiano, così dobbiamo cambiare noi. Che il rimanere fedeli ai nostri principi fondatori richiede nuove risposte a nuove sfide. Che preservare le nostre libertà individuali  richiede infine un’azione collettiva” ha detto.

Il Presidente ora inizia un mandato di quattro anni, ma ne ha solo due prima di diventare la tradizionale “anatra zoppata”. Sta invitando il Congresso a mettere da parte le querelles politiche e unirsi a lui. La domanda ora è  se avranno il coraggio e la volontà di essere parte del cambiamento che è necessario.

Voglio ancora credere e sognare dell’abilità dell’America di stare insieme, proprio come disse Martin Luther king Jr 50 anni fa sullo stesso luogo:

“Con questa fede riusciremo a trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una meravigliosa sinfonia di fratellanza. Con questa fede riusciremo a lavorare insieme, pregare insieme, soffrire insieme, andare in prigione insieme, alzarci in piedi per la libertà insieme, sapendo che saremo liberi un giorno.”

As I sat watching President Barack Obama’s second inauguration I felt proud, happy, worried and concerned.  Near me on the cough lay my six-month old great nephew Atticus.  I couldn’t help but wonder what will the world be like for him in twenty years?  How will what President Obama does in the next four years shape his life?

In his address I had expected the President to focus on the big issues he’s been talking about recently such as reducing gun violence and getting the country on the path to economic sustainability.  It seems though that Mr. Obama has the future of our children on his mind.

More than an inauguration address, it was a renewed call for civil rights, the civil rights of We the People.   He provided living examples of our diversity in those he chose to address the crowd:  Supreme Court Justice Sonia Sotomayor, poet Richard Blanco, and Myrlie Evers-Williams, the widow of slain civil rights leader Medgar Evers and a civil rights organizer, and The Rev. Luis León.

President Obama is our first black president. He has experienced discrimination first hand.  Many great men have sat in the Oval Office, but none have known what it is to come from the underrepresented.

Yes times have changed for women, minorities, immigrants, and gays and lesbians, but not completely. Women still earn 77 percent of what men earn for the same jobs, the people who plant and harvest our food often don’t receive a minimum wage and live in deplorable conditions, only nine states and the District of Columbia have legalized same-sex marriage, and minorities still do not have the same opportunities as whites.

“… we have always understood that when times change, so must we; that fidelity to our founding principles requires new responses to new challenges; that preserving our individual freedoms ultimately requires collective action,” he said.

The President now begins a new four-year term, but has only two more years before he becomes the traditional lame duck.  He is calling on Congress to put the bipartisan politics aside and join him.  The question now is whether they have the courage and the will to be a part of the change that is needed.

I still want to believe and dream of America’s ability to come together, just as Martin Luther King, Jr. talked of 50 years ago on the very same mall:

With this faith we will be able to transform the jangling discords of our nation into a beautiful symphony of brotherhood. With this faith we will be able to work together, to pray together, to struggle together, to go to jail together, to stand up for freedom together, knowing that we will be free one day.”

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