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05/11/2012
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Elezioni americane e aspettative globali

US Elections and global expectations

Ad una sola giornata dalle elezioni negli Stati Uniti, aspettative e preoccupazioni continuano a diffondersi in tutto il mondo.

Siffatta coinvolta attenzione è del tutto normale per i cittadini statunitensi, ma è abbastanza singolare che molta più gente nel mondo venga esprimendo un’attenzione anche più diretta. Perché? Per almeno due buone ragioni: la prima discende dalla schiacciante preponderanza che gli Stati Uniti tuttora detengono negli affari mondiali, la seconda implica qualcosa più emotivo e più aperto alla partecipazione globale. Si tratta della competizione fra due opposte piattaforme politiche, anzi, due visioni radicalmente differenti. E non conta a questo punto che i due candidati di recente si siano sapientemente mossi verso il centro politico per attirare gli elettori indecisi.

Di fatto esattamente nel modo sottolineato dall’ex presidente Bill Clinton ( che molti già definiscono “il vero vincitore della campagna presidenziale 2012” grazie al suo leale e positivo appoggio a Barack Obama ) nel caso Mitt Romney vincesse, il risultato sarà un “doppio taglio”: un taglio fiscale per i “pochi” e un taglio nei servizi sociali per i “molti”. In aggiunta a tutto ciò, più spesa militare ( e più deficit di bilancio…) e più incertezza internazionale ( e rischio…). con Obama presidente per un secondo mandato sarà comunque l’opposto.

Ciò spiega di già perché l’opinione pubblica internazionale ( e la maggior parte – ma non tutti- i governi stranieri) auspicano la rielezione di Obama. A livello di base c’è una diffusa aspettativa che il secondo mandato presidenziale sarà quello “vero”, realizzando più delle promesse e possibilmente il nuovo approccio che la storia personale (se non politica) di Barack Obama sembrava implicare.

Di più, il tempestoso panorama internazionale abbisogna di certezza e non di incertezza, cosi come richiede di concentrarsi sul ripristino e lo sviluppo di un’architettura globale e cooperativa. Questo è ciò che oggi manca e questo è ciò che è terribilmente necessario dentro e fuori gli Stati Uniti. Questo è il cammino seguito dopo la seconda guerra mondiale, ed è un tragico paradosso che a vent’anni dalla fine del mondo bipolare non si possa tornare a questo approccio positivo.

When we are just one day ahead of the US elections, expectations and preoccupations are spreading all over the world.

This concerned interest is quite normal for US citizens, but oddly enough many more people around the world  are expressing even deeper attention.  Why?    For at least two good reasons. The first lies in the overwhelming preponderance that the US still holds in world affairs, the second reason involves something more emotional and more open to global participation.   That’s  the contest between two opposing political platforms  – two radically different visions, no matter that the two candidates have smartly  moved to the political center recently to attract uncertain voters.

As a matter of fact, precisely in the way pointed out several times by former President Bill Clinton (who is called by many “the real winner of 2012 presidential campaign” for his staunch and effective support for Barack Obama) if Mitt Romney wins, the result will be a “double cut”: tax cut for the “few” and cut in social services for the “many”. In addition to this more military spending (and more budget deficit…) plus more international uncertainty (and risk…).   With Obama President for a second term it will be the other way around.

This already explains why international public opinion (and most – but not all – foreign Governments) look forward to Obama’s reelection. On a more grass roots level there is a widespread expectation that the second term of the Presidency will be the “real” one, delivering more of the promises and possibly  the new approach that Barack Obama’s  personal (if not political) history seemed to imply.

Moreover the very cloudy international panorama needs certainty  not uncertainty and also needs focus on the restoration and development of a multilateral,  global, cooperative architecture. This is what is missing nowadays and this is what is badly needed outside and inside the US. This was the path followed after  World War II and it’s a tragic paradox that twenty years after the end of a bipolar world we cannot go back to this positive approach.

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