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03/10/2012
onu

...L'incertezza continua a prevalere

...Uncertainty remains in the forefront

La 67esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite è ancora in corso, ma l’attenzione dei media si sta progressivamente spostando sulla fase finale della Campagna presidenziale negli Stati Uniti dove l’Election Day” è fissato al 6 Novembre.
Senza contare il XVIII Congresso del Partito Comunista Cinese che si aprirà l’8 dello stesso mese.

Naturalmente nessuno poteva aspettarsi grosse novità dal raduno annuale di Capi dello Stato e Primi Ministri da tutto il mondo che indirizzano i propri interventi dalla unica tribuna universale, effettuano qualche incontro bilaterale, colgono qualche occasione di visibilità mediatica ed infine tornano allegramente a casa. Messo tutto questo tra parentesi, c’è da aggiungere il fatto – ormai di tutta evidenza – che aver scelto Ban Ki Moon come Segretario Generale equivale a decidere di trasformare la “Riforma dell’ONU” in una sorta di chiusura della bara.
Ciò detto alcune non piacevoli “novità” sono tuttavia emerse dalle riunioni.

Il punto morto nel confronto tra Iran ed Israele è stato ribadito ancora una volta con l’unico risultato di lasciare almeno un altro mese agli osservatori per dibattere se sia più rischioso minacciare un’azione preventiva militare ovvero restare (sotto pressione di Washington) in un atteggiamento di “aspetta e vedi”.

Nel frattempo, le questioni internazionali continuano a ruotare intorno ai grandi nodi che coinvolgono le tre principali macro-aree: Europa , che – pur essendo il partner comparativamente minore – detiene tuttora più del 50% del peso diplomatico (Consiglio di Sicurezza e G8), Mondo Arabo, Asia Orientale.

Per quanto concerne l’Europa ci si può aspettare per il prossimo futuro la continuazione dell’attuale paralisi sotto l’ipnosi della crisi dell’Euro e la scelta della “Austerity Madness” (follia da austerità”) decisa ed imposta a masse riluttanti da un gruppo di “Very Serious People” (serissime persone) (così il Nobel per l’economia Paul Krugman sul “New York Times”). Perfino la riapertura del dibattito sull’unificazione appare improbabile. Almeno fino ad un risveglio di consapevolezza, peraltro ugualmente improbabile a breve termine.

Il Mondo Arabo, dopo qualche settimana di turbolenze immediatamente successive alla provocazione del “film” su Maometto, rimane assai instabile anche se gli osservatori più responsabili concordano sul fatto che alcuni dei risultati delle “Primavere arabe” rimangono costanti (esempio la non contraddizione tra Islam e democrazia): l’Occidente ha tuttavia una grande responsabilità nel trattare i futuri sviluppi.
Nel complesso la situazione può essere valutata con qualche ottimismo (a condizione di non compiere passi falsi).

L’Asia Orientale è come sempre in movimento mentre i due giocatori principali (Cina e Giappone) prendono tempo nella “disputa territoriale” delle Isole Diaoyu o Sengaku (a seconda di chi se le attribuisce…). Qui la sensazione ottimistica è che entrambi i Paesi si muovano lentamente verso un incontro reciprocamente positivo: d’altro canto questa era il parametro storico prima dell’espansionismo militare nipponico e potrebbe essere la tendenza futura, tanto più se i processi di integrazione regionale guadagnassero slancio. Di fatto il Giappone appare più pronto ed anche più necessitato.

Nel complesso l’incertezza continua a prevalere.

[Immagine di copertina:"Assemblea generale dell'ONU"]

The Sixty Seventh Session of the General Assembly of the United Nations is still underway and the media attention is progressively shifting to the final phase of the US Presidential Campaign with the Election Day scheduled on November the 6th. Not to mention the XVIII Congress of the Chinese Communist Party opening on the 8th the same month.

Of course no one can expect relevant news from the annual gathering of Heads of State and Prime Ministers from all over the world delivering their speeches from the only universal rostrum, holding a few bilateral meeting and picking up some media opportunities and happily going home.
Regardless this and not to mention the fact – now self evident – that in choosing Ban Ki Moon as  Secretary-General the decision of transforming the “Reform of the UN” in a sort of closure of the coffin, a few disturbing news emerged from the meeting.

The stalemate in the Iran/Israel confrontation was once again reasserted and the only result is that observers have at least one more month to debate if it is more risky to threaten preventive military action or remain (under pressure from Washington) in a “wait and see” attitude.

In the meantime, world affairs continue to turn around the big issues involving the three main macro-areas: Europe, that being nowadays the smallest partner still holds more than 50% of the diplomatic weight (Security Council and G8), the Arab World, East Asia.
As far as Europe is concerned we can expect for the time being the continuation of the present paralysis under the hypnosis of the Euro crisis and the choice of the “Austerity Madness” decided and imposed on reluctant masses by a by bunch of “Very Serious People” (Paul Krugman, NYT).
Even the reopening of the unification debate seems highly unlikely. At least untill an – also unlikely in the short term – awakening of relevant political forces.

The Arab World, after a few turbolent weeks in the aftermath of the provocation of the Mohamed “movie”, remain higly unstable although the more responsible observers agree on the fact that some of the achievements of the Arab “Springs” remain consistent (eg the non contradiction between Islam and democracy): the West has nevertheless a major responsability in dealing with future developments.
On the whole the situation can be regarded with some optimism (provide no faux pas will be made).

East Asia is – as usual – on the move with the two major players (China and Japan) wasting time in the “territorial dispute” of Diaoyu/Sengaku Islands.
Here the (hopeful) feeling is that both are moving slowly towards a mutually beneficial encounter.
This was the historical case before the Japanese military expansionism and could be the future trend: much more likely if the regional integration is going to get some more momentum As a matter of fact Japan seems to be more ready and more needy.

On the whole uncertainty remains in the forefront.

 

[Image:"UN General Assembly Hall"]

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