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20/01/2014
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Italia, Un Paese Irrealizzato.

Italy, An Unresolved Country

Pulcinella ha reso visita ad Arlecchino sabato sera al quartier generale del Partito Democratico e i due hanno firmato un solenne trattato per “riformare” il Paese, a cominciare dalla legge elettorale e così aprendo la strada per spingere l’Italia fuori dalla peggior crisi dalla seconda Guerra Mondiale. Questa favola, che cancella nel giro di minuti il certificato penale di Berlusconi (peraltro ancora in attesa di subire una sentenza definitiva e ugualmente in attesa per varie altre…) chiarisce meglio di qualunque analisi accademica il coma profondo nel quale l’Italia è immersa.

Più che l’indulgente opinione del Wall Street Journal – the Cemiterial Stability of the Letta Cabinet – la farsa di ieri fa pensare ad un racconto di Boccaccio: i personaggi ci sono.

Siamo le mille miglia lontani dalla politica in un paese democratico e moderno ( post-illuminista) collocato in mezzo all’Europa occidentale. Un’ immagine sempiterna dell’Italia riaffiora:  un paese che nei secoli passati ha messo al rogo sia i cattolici ultrareligiosi (Savonarola) che i blandi eretici (Giordano Bruno) , ma non ha mai sperimentato una rivoluzione, o perfino una seria riforma. Un paese che è arrivato a cacciare Dante da Firenze e ad ignorare Leopardi, “colpevole” di un corpo sfortunato…e di una mente troppo brillante.

L’attuale paradosso è così grande che in meno di un anno la Chiesa Romana è passata dall’essere una forza conservatrice a porsi all’avanguardia (da sola…) di un cambiamento morale, di un comportamento decente, di una speranza per il futuro. Ma nulla di ciò è entrato nello “storico” incontro tra Pulcinella e Arlecchino. E, tra l’altro, questo incontro personale e privato non era il primo, considerato che Renzi era stato proprio all’inizio della sua campagna un assai gradito ed apprezzato ospite nella magione di Berlusconi nella campagna vicino Milano.

Beppe Grillo (leader del Movimento di opposizione 5 Stelle e vincitore di circa il 25% dei voti nelle elezioni dello scorso Febbraio) ha formulato un’opinione che è difficilmente contestabile: l’incontro è esattamente sulla linea del Trattato Molotov- Ribbentrop…fortunatamente e con ogni probabilità entrambi – Pulcinella e Arlecchino- nulla sanno della funesta alleanza tra i due totalitarismi alla vigilia della guerra.

Ufficialmente lo scopo “comune” è quello di costringere (ancora una volta…) i votanti italiani ad un bipolarismo artificiale in cui entrambi i partiti hanno almeno il 50 % di conquistare il controllo totale del paese, noncuranti della volontà popolare e del ricco pluralismo italiano. Entrambi i “leaders” ripetono che la notte delle elezioni deve essere la “notte del vincitore”. Ma andiamo al punto: per fare cosa, secondo quali linee programmatiche, con quale progetto, se ve ne è uno.

Per pulcinella è facile a dirsi perché lo ha già fatto negli ultimi venti anni: spolpare l’Italia e arricchire se stesso. Per Arlecchino è più complicato perché –tra l’altro- pare proprio che non sappia nulla eccetto la propria frenetica corsa per il potere. Governa una piccola città che sopravvive sulle memorie del passato e il denaro che ne consegue, cita soltanto una  “fame d’Italia” di fantasia che ci aprirebbe qualunque mercato nel mondo, a partire dal nostro meraviglioso e unico cibo per arrivare a…al cachemere prodotto da un suo amico.

Entrambi semplicemente ignorano la complessità del mondo e hanno zero idee sulla politica estera tranne una supina (ed inutile) idea dell’alleanza con gli Stati Uniti. Entrambi arricchiscono questo approccio con i “legami speciali” con Israele: molto probabilmente perché non sanno nulla del vicino oriente.

Tranne forse l’antica e servile amicizia di Berlusconi con il colonnello Gheddafi ed il desiderio di Renzi di cancellare la preziosa eredità di dialogo e comprensione di un illustre predecessore come Giorgio La Pira.

Naturalmente questa non è la storia di un week-end o l’eredità lasciata da storiche carenze protrattesi per un migliaio di anni e profondamente radicate nell’identità italiana. Questo è il punto finale di oltre trent’anni di “declino assistito”. Di fatto cosi si spiegano le attuali incongruenze (per citarne una: una costituzione parlamentare trasformata con una bacchetta magica in un regime presidenziale, prima col Gabinetto Monti e una volta ancora con il Gabinetto Letta) e i lunghi anni trascorsi senza un reale voto popolare corrispondono esattamente ad un periodo di massiccio trasferimento di ricchezza pubblica in mani private. Rispettate banche pubbliche sono semplicemente svanite, e perfino le autostrade sono diventate private come del resto la posta e così via. L’efficienza è aumentata? Per nulla. Piuttosto il risultato consiste in molti più (centinaia…) ricchi e sempre meno ricchezza nazionale.

Chi se ne preoccupa? e qual è il progetto? Nessuno. Salvo esprimere ossequio a un liberismo di seconda mano e praticare una spogliazione massiccia del paese. E nel frattempo mentre l’Italia si auto-divorava (autofagia) altri paesi si impegnavano nell’aggiustamento al nuovo panorama globale dell’economia e delle risorse .

Prendiamo due esempi minori: la Finlandia e la sua emersione come produttore maggiore nelle telecomunicazioni, la Nuova Zelanda nell’esportare agnelli con le nuove tecnologie dopo aver perso il mercato britannico e al tempo stesso sviluppando un’industria di servizio in grado di attirare capitali. Esempi minori ma sufficientemente chiari per comprendere l’inerzia italiana. Perfino l’industria del lusso – con poche eccezioni- è ora in mani francesi.

Qualunque comparazione , e non solo sui “fondamentali”,  risulta negativa per noi: l’Italia è ai primi posti solo negli indici negativi (come la corruzione, la scarsità di informazione libera o – ancor peggio- il sistema giudiziario dai tribunali alle galere). Rimedi? Zero. In una impasse che ha appunto raggiunto lo stato comatoso. E le reazioni dalla pletora di “politici”? ugualmente zero essendo questi troppo occupati nell’arricchire se stessi, nello spartirsi il potere o nel fare passi avanti nella meritocrazia “ a rovescio” all’italiana.

Ma, “stiamo sereni” (come dice Renzi) : il Festival di Sanremo si avvicina, il Presidente della Repubblica si appresta ai 90, l’ex Primo Ministro Berlusconi è di nuovo sulla scena nonostante approssimi gli 80 anni, il Premier Letta è “così” giovane e Renzi ancora di più.

Evviva l’Italia! almeno fino a quando gli italiani non si sveglieranno.

Pulcinella paid a visit to Harlequin on Saturday night in the headquarters of the Democratic Party and both signed a solemn treaty to “reform” the country, starting from the electoral law and opening the way to push Italy out of the worst crisis since World War II.  This fairy tale that deletes in minutes the criminal record of Mr Berlusconi (still waiting to serve one definitieve sentence and waiting for others…) clarifies better than any professorial analysis the deep coma in which Italy is immersed.

More than the indulgent opinion of the Wall Street Journal (“The Cemeterial Stability of the Letta Cabinet”) yesterday’s farce resembles a Boccaccio story – the characters are there.

We are a thousand miles away from politics in a democratic and modern (post-Illuminism) country right in the middle of Western Europe.   An eternal image of Italy resurface: a country that in past centuries burned both the ultra-religious Catholic (Savonarola) and the mild heretic (Giordano Bruno), but never experienced a revolution, or even a serious reform.    It went so far as to drive Dante out of Florence, and to ignore Leopardi, “guilty” of an unfortunate body.. and of a too brilliant mind.

The present paradox is so great that in less than a year the Roman Church switched from being a conservative force to being in the forefront (alone…) of a moral change, of decent behaviour, of a hope for the future.    But none of this was included in the “historical” meeting between Pulcinella and Harlequin.  And by the way this personal and private encounter was not a first time, considering that Mr Renzi was already (at the beginning of his campaign) a most welcome and appreciated  guest in Mr Berlusconi’s manor in the countryside close to Milan.

Mr Grillo (leader of the opposition 5 Stars Movement and winner of almost 25% of the ballots of last February’s elections) expressed an opinion that is difficult to deny: the get together is exactly in line with the Molotov-Ribbentrop Treaty….  Lucky enough that maybe both – Pulcinella and Harlequin – know nothing about the ominous alliance between the two totalitarianisms on the eve of the war.

Officially the “common” goal is to force (once more…) the Italian voters to an artificial bipolarism where both parties have al least 50% chance to win total control of the country, regardless of popular will and the rich Italian pluralism.   Both “leaders” repeat that the night of the elections must be a “winner’s nite”.     But let’s get to the point: to do what, along which programmatic lines, with which vision, if any?

For Pulcinella it is simple to say because he already has in the last twenty years: spoil Italy and enrich himself.  For Harlequin it is more complicated, because, among other things, he quite obviously doesn’t know anything except his frenetic race for power. He was running a small city that survived on memories (and related money), he quoted only an imaginary “hunger for Italy” that will open to us any market in the world, starting with our wonderful and unique food and arriving at… the cachemire produced by a friend of his.

Both of them simply ignore the complexity of the world and have zero ideas about foreign policy except a supine (and useless) idea of alliance with the US.   Both “enrich” this approach with “special links” to Israel: most likely because they know nothing about the Near East.

Only exceptions to this indifference are for Mr.Berlusconi the past close friendship with colonnel Gheddafi and any other dictator in the area and, for Mr. Renzi the will of canceling the heritage of dialogue and friendship so important in the old times of Mayor La Pira.

Of course this is not a week-end story or a “left over” of historical shortcomings lasted one thousand years and deeply rooted in the Italian identity.   This is the final point of more than thirty years of “assisted” decline. As a matter of fact the present oddities (to mention one: a parlamentarian Constitution transformed with a magic wand into a presidential regime, first with the Monti Cabinet and once more with the Letta Cabinet), and the many years without any real popular vote correspond exactly to a period of massive transfer of public wealth into private hands.   Public and respected banks simply disappear, even highways become private and also national mail and so forth.   Efficiency increaseses?  Not at all.   The outcome is many more (hundreds…) rich people, and less and less national wealth.

Who cares?  And what is the masterplan?   None, except lipservice to a second-hand liberism and massive robbery of the country.     And in the meantime, while Italy was so busy gnawing on itself (auto-phagia), other countries were working to adjust to the new global economic landscape.

Take two minor examples: Finland emerging as a big producer in communication, New Zealand processing lambs with new techinologies to sell no longer to England (now “European” market) but to the Middle East and at the same time widening its service industry to attract capital.  Small examples but clear enough to understand the Italian inertia.  Even the luxury industry – with few exceptions – is now in French hands.

Any comparison is negative to us: Italy is ranking high only in negative indexes (e.g. corruption, or poor freedom of free informatiion, or – even worse – the justice system from tribunals to jails).   Remedies?  Zero in an impasse that has already reached the coma level.  Reactions from the “plethora” of “politicians”?  zero, those being too busy enriching themselves or sharing power or “progress” in the Italian reverse meritocracy.

But don’t worry: the musical Festival in Sanremo is approaching, the President of the Repubblic is close to ninety, the former Prime Minister Berlusconi is again on the stage although close to eighty, Mr Letta is “so” young and Mr Renzi even more so.  Long live Italy, at least until the Italians wake up.

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