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Redazione - 14/01/2014

In Morte Di Sharon

di Immanuel

Muore Ariel (Arik) Sharon e viva Sharon. Il personaggio più controverso della recente storia d’Israele, e dunque del Medio Oriente, muore dopo un coma durato anni, durante i quali la medicina del paese, complici i familiari, si è accanita su un corpo inerte e manifestamente privo di possibilità di miglioramento. A tratti la cronaca dell’incubo di Sharon, che a molti è parso degno del contrappasso dantesco, ci ha riportati all’incubo italiano del Signor Englaro e della sua amatissima e disgraziatissima Eluana.  

I coccodrilli erano pronti da tempo nelle redazioni e puntualmente sono stati pubblicati con lacrime – è il caso di dirlo – di coccodrillo. Schietta la reazione di certi ambienti palestinesi che hanno festeggiato per strada e si sono rammaricati di non avere portato l’ex Generale, ex Ministro, ex Primo Ministro davanti al Tribunale dell’Aja per crimini di guerra. La vulgata – ce lo rammenta Paola Caridi nel suo inviseblearabs.com  – vuole Sharon come militare bellicista convertito alla logica della pace, estrapolando dal suo lungo e tormentato percorso l’ultimo tratto: quello che va dal 2000 alla fondazione di Kadima e al coma. Nel 2005 il Primo Ministro Sharon ordinò l’abbandono unilaterale di Gaza che fu lasciata all’autonomia palestinese. L’ordine fu assortito dallo sgombero forzoso dei coloni che si erano insediati nella Striscia. Più che un  gesto di pacificazione, da molti fu interpretato come un atto reso necessario dall’incongruenza di porre a presidio delle colonie migliaia di militari, con un  dispendio di risorse umane e finanziarie insopportabile per il piccolo Stato d’Israele. Gaza fu in realtà abbandonata a se stessa, il controllo dell’AP fu subito gracile per la lontananza da Ramallah e per i sigilli che gli Israeliani posero attorno alla Striscia. Da quell’epoca cominciò la discesa nel baratro dei Palestinesi della Striscia, che ebbe nella vittoria elettorale di Hamas il suggello anche politico.

Una carriera sul filo, quella di Sharon: è quanto di più benevolo si possa commentare. Assurdo è porre a confronto la sua traiettoria di militare dedito alla pace con quella ben altrimenti eroica di Yitzhak Rabin. E non si tratta di partigianeria politica, essendo Rabin del Labour e Sharon  del Likud. Rabin credeva genuinamente alla necessità di addivenire ad un compromesso coi Palestinesi e per questo fu assassinato. Le motivazioni oltretutto tardive di Sharon avevano natura piuttosto economicistica: cercare di ottenere per via diplomatica quanto si era dimostrato impossibile sul piano della forza. Pur senza rinnegare le esibizioni muscolari come la passeggiata sulla Spianata delle Moschee che diede l’esca alla seconda Intifada.

Il parce sepulto dei Cristiani è valido a maggiore ragione per il vecchio Generale. Il suo lungo addio segna una svolta  nella retorica dei rapporti israelo – palestinesi. Il processo di pace è cosa seria e non conosce scorciatoie né sotterfugi.