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Redazione - 24/12/2012

Il termometro francese: resta alta la febbre della crisi, cala Hollande

Di Roberto Musacchio

L’IFOP, l’istituto francese di opinione pubblica, rende noti in questi giorni alcuni studi sondaggistici che meritano l’attenzione dovuta. Uno concerne il livello dei consensi alla politica di Hollande e del suo primo ministro Jean Marc Ayrault, che, entrambi, scendono ai minimi dalla loro elezione, e l’altro la percezione della crisi economica che resta molto grave per la stragrande maggioranza dei cittadini d’oltralpe.

Il presidente Hollande scende al 37% degli elettori che dichiarano un gradimento nei suoi confronti, con un meno  4 rispetto alla rilevazione precedente. Di questi, solo il 3% si dice molto soddisfatto. Il dato di esordio del maggio era favorevole al 61%, ma già a settembre calava al 43%. E’ la settima volta consecutiva che si assiste ad una diminuzione del gradimento verso il leader socialista, il cui livello di apprezzamento diventa minoritario in tutte le categorie sociali, con un 26% di apprezzamento nelle professioni imprenditoriali e commerciali ed un 33% tra gli operai. La riduzione di consenso è di meno sei per cento tra i salariati pubblici. Una risalita la si ha invece tra i professionisti con un più 3%. Così come c’è un miglioramento tra i giovani sotto i 25 anni, più 5%. Va decisamente peggio invece fra tutte le altre classi di età e sociali, sia tra le donne che tra gli uomini, con questi ultimi più severi, anche se, come vedremo poi, la crisi è percepita come più grave dalle donne.

In calo nettamente i consensi per Hollande nel campo dei votanti a sinistra con un apprezzamento che scende di 13% per gli elettori del Front de Gauche, tra cui ora il consenso è minoritario, 47%, mentre era al 60% la rilevazione precedente, e tra cui gli scontenti superano il 52%; meno 6% anche tra gli ecologisti, tra cui il consenso cala al 57% mentre  il dissenso raggiunge il 42%. Va sotto il 50% il pull anche tra i votanti Modem che si dividono tra il 37%, meno 10, che ancora approva, e il 63%, anche qui più 10, che non gradisce più. Resta alto il consenso tra gli elettori del PS, con l’81%, meno 3, pro, e il 17%, più 2, deluso. A destra, si rimane nelle percentuali precedenti con gli elettori dell’UMP il cui apprezzamento sale dal 7% al 10% e gli altri tutti contro.

I dati del primo ministro Ayrault, sono anche  peggiori con 35% di si, contro il 63% di contrari, con uno spostamento di 8 punti. Nelle note che accompagnano i dati si può leggere che gli intervistati rilevano una incertezza di fondo nell’operare e la percezione di trovarsi in presenza di un governo di centro più che di un governo di sinistra. Non bastano a invertire la tendenza scelte, giuste, come quelle a favore dei diritti degli omosessuali al  matrimonio e alla adozione che pure possono aver influenzato i segni positivi che si hanno tra giovani e impegnati in professioni liberali.

Pesa infatti, e molto, la percezione della crisi economica che, come mostra un’altra indagine dello stesso istituto, resta pesantissima. Si aggiungono  crisi industriali e occupazionali come quella della Accelor  Mittal e, naturalmente, l’accettazione del Fiscal Compact che ha costretto a politiche di austerità.

Ma veniamo ai dati della crisi economica e della sua percezione.  Per il 73% la crisi resta  percepita, per sé o per il proprio ambiente, in modo sensibile, molto per il 26% e abbastanza per il 47%. Non siamo alla vetta dell’84% di gennaio, ma si resta sui punti molto alti di tutto questo, ormai lungo, periodo. Si aggiunga che comunque la crisi è avvertita, sia pure poco, dal 25%, e che solo il 2% dice di non risentirne. Le percentuali sono alte per tutte le classi di età e sociali, per uomini e donne. Peggio per quest’ultime, 77%, rispetto al 69% degli uomini. E peggio i più avanti con l’età dei giovani. Tra le categorie lavorative solo le professioni liberali sono al 62%, mentre gli indipendenti si esprimono in disagio all’83%, gli impiegati all’80% e gli operai al 78%. Vale come sempre in Francia l’articolazione tra Parigi, malessere al 65%, le altre città, 73%, e la realtà rurale che soffre all’80%.

Nella suddivisione per orientamenti politici non valgono qui gli stessi  sbalzi che si trovano sul gradimento per Hollande. Il disagio unisce tutti. Gli elettori del Front de Gauche, 72%, quelli socialisti, 71%, i verdi, 72%, quelli del Modem, 69%, dell’UMP, 71% e del FN, 78%. Ed anche sulle aspettative di quando finirà la crisi, cresce la fascia di quelli che pensano che non si vedranno miglioramenti prima di due anni, 31%, più 6, mentre si riducono quelli che sperano di rivedere il sereno in un anno, 22%, meno 3, e restano i più quelli che vedono nero per tre anni, 43%, meno 3.

La febbre francese dunque resta alta, come d’altronde quella di tutta Europa. Le medicine che a dosi di cavallo somministrano gli stregoni tecnocrati invece che farla scendere la rendono permanente e dunque più grave. Ma anche chi era stato visto come un medico diverso, come Hollande, non sembra aver avuto il coraggio di cambiare veramente terapia e rischia dunque di ammalarsi anch’egli. Cosa su cui è bene riflettere anche in Italia, prima di incorrere negli stessi errori.