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26/10/2012
nvnsn

Il paradosso italiano

The Italian Paradox

Mentre l’Italia registra il 52esimo caduto sul teatro di guerra afgano, il Senato italiano ha omesso di ratificare per mancanza del numero legale Accordi di Cooperazione con quel Paese. Perché? La risposta è facile: il Parlamento italiano è attualmente super-impegnato (a sei mesi dalle elezioni politiche di aprile…) nella discussione di due leggi completamente superflue: una che introduce nuove norme anticorruzione e la seconda per limitare la libertà di stampa (rete inclusa).

Il primo provvedimento è inutile perché le norme penali esistenti – se doverosamente applicate sono più che sufficienti per cancellare il record italiano (in Europa Occidentale ed altrove) di 60 miliardi di euro bruciate in questo settore,  di più, la più semplice soluzione rimane la reintroduzione delle disposizioni sulle certificazioni di bilancio ed affini cancellate dai Governi Berlusconi dentro la formula magica della “liberalizzazione”.   Dunque lo “show” in Parlamento ha il solo fine di tentare di compiacere una pubblica opinione frustrata dagli scandali.  E, se possibile, salvare legalmente qualche personaggio coinvolto in casi di corruzione.

Il secondo è non soltanto la prova dell’irresistibile inclinazione a surrogare un corretto sistema giudiziario con una vacua e ridondante produzione legislativa ma anche della rottura (finale?) della relazione malata tra “libera” stampa ed i professionisti della politica.   Un fenomeno che il sociologo francese Pierre Bourdieu ha descritto cosi bene molto tempo fa.   La probabile fine di questa dannosa simbiosi sarà la più gradita per gli italiani: auspicabilmente essi potranno ricevere un’informazione fattuale invece di un lessico immaginario fatto di  “moderati” (= conservatori), “riformisti” (ovvero il centro dello spettro politico) e cosi via. Senza contare i dettagliati resoconti dei loro intrighi e lotte di potere, le mille miglia lontano dai problemi reali (i cosiddetti “contenuti”)

Infine in un parlamento dove così tanti membri non possono neppure pronunciare correttamente la parola “Afghanistan” il silenzio sugli affari internazionali e la totale assenza di dibattito sulla massiccia presenza militare italiana testimoniano della gravità della crisi politica nazionale dopo circa vent’anni della “Età dell’oro” del Berlusconismo.

While Italy is registering the 52nd casualty in the Afghan war theater, the Italian Senate missed the opportunity to ratify several bilateral Cooperation Treaties with that Country: why?    A very simple answer : the Italian Parliament is at present super busy (six months ahead of next April general elections…) in discussing two totally superflous bills: one introducing new anti-corruption norms and the second to limit press freedom (including the web).

The first one is useless because the existing criminal norms – if duly applied – are more than enough to cancel the Italian record (in Western Europe and elsewhere) of 60 billion Euro wasted in this area.  Moreover the easiest solution remains the reintroduction of the provisions on budget certification etc cancelled by the Berlusconi Governments  under the magic formula of “Liberalization”.  So the parlamentarian show is only aimed to please a  pubblic  opinion frustrated by scandals. And, if possible, legally save some people involved in corruption cases.

The second one is not only a proof  of an irresistible inclination to substitute a correct judicial system with an empty hyper-legislation,  but also the (final?) breaking of the sick relation that lasted so long between the “free” press and the professional politicians.     A phenomenon that the French sociologue Pierre Bourdieu described so well long time ago.   The likely end of this harmful symbiosis will be the most welcome by the Italians: hopefully they could receive a factual information instead of  an imaginary lexicon made of “moderati” (= conservatives), “riformisti” (center of the political spectrum) and so forth.    Not to mention a detailed report of their intrigues and power struggles, miles away from the real issues (“contenuti”).

Finally, in a Parliament where so many members cannot even pronounce correctly the word “Afghanistan” the silence on foreign affairs  and the total absence of a debate on the massive Italian military presence  there testify on the gravity of the national political crisis after almost twenty years of the “Golden Age” of Berlusconism.

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