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05/12/2012
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Il Paradosso Italiano. Parte seconda

The Italian Paradox. Part 2

L’indomani delle elezioni primarie per scegliere (o per meglio dire per approvare la selezione politica del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, come leader della coalizione di centro sinistra che dovrà competere la prossima primavera per la “premiership” italiana) il paese ha registrato un significativo miglioramento nella quotazione dei propri titoli pubblici. La “Battaglia dello Spread” faccia a faccia con i  titoli tedeschi sta migliorando fino al punto che è lecito paragonare la situazione attuale alla battaglia di Stalingrado fra i russi sovietici e i nazisti tedeschi: stiamo propriamente entrando in un nuovo scenario in cui l’acronimo “PIGS” (Portogallo, Italia, Grecia, Spagna) rischia di perdere la “I”. Dunque l’Italia può essere verosimilmente risparmiata dalla catastrofe finanziaria.

Il costo è già stato enorme: abbiamo perso capacità produttiva dozzine di volte maggiore di quella delle acciaierie ILVA di Taranto (ancora la più grande d’Europa e ancora a rischio di chiusura a causa dei gravi problemi ambientali). La disoccupazione (particolarmente per le generazioni più giovani) è cresciuta in maniera allarmante. Le strutture del welfare sono state ridotte al loro minimo storico e il carico fiscale ( particolarmente per i lavoratori, per gli impiegati pubblici, per gli insegnanti e in generale per l’onesto contribuente medio è al massimo post bellico).

Nel frattempo gli scandali si sono succeduti quasi quotidianamente coinvolgendo politici che si appropriavano di fondi pubblici destinati a finanziare i partiti ( il tutto contro il voto popolare contro il finanziamento pubblico già espresso diversi anni fa). In un contesto di questo tipo la situazione ed il consenso per il governo di “emergenza” guidato dal conservatore prof. Monti erano molto vicini al collasso. Infatti gli italiani potrebbero accettare praticamente tutto (forse grazie a un “complesso di colpa” cattolico), ma non un’ indefinita “tassazione senza rappresentanza”.

A questo punto le primarie del centro sinistra hanno rovesciato la situazione psicologica (ma anche politica…) aprendo la speranza di un nuovo sociale.   Così in gioco non era veramente la scelta tra un politico astuto nonché statista concreto (come Bersani) e il brillante sindaco di Firenze ( il “supergiovane” –per gli standard italiani- 37enne Matteo Renzi) ma il ritorno di milioni di cittadini sulla scena politica. La scommessa è stata vinta e la metafora di Stalingrado diventa consistente.

Cosa viene dopo? In primo luogo ridurre il numero di vittime necessarie per ottenere la vittoria… in secondo disegnare un piano per un paese che dovrebbe diventare simultaneamente più maturo e più giovane. Non è così facile, ma è esattamente il compito da affrontare nei pochi mesi di campagna elettorale.

Abbastanza fortunatamente adesso che il sig.Berlusconi sta lottando in un’ afflizione shakespeariana e molti altri interpretano il ruolo dei buffoni, ci sono molte possibilità per gli italiani di tornare alla partecipazione, al controllo, e all’assunzione di responsabilità.

Detto in breve: dopo aver vissuto così a lungo in un perenne paradosso, la sola via realistica di uscita è di usare la crisi non per tornare indietro al passato (come molti vorrebbero) ma di andare avanti verso il futuro. Tenendo a mente che i ponti indietro (come a Stalingrado) sono già crollati, e nessuna ritirata è possibile.

In the immediate aftermath of the primary elections to choose – or rather to approve the Secretary of the Democratic Party, Pierluigi Bersani, as the leader of the center-left coalition due to contend the Italian premiership in next spring’s elections – Italy registered a significant improvement in the ratings of its public bonds.  The “Battle of the Spread” vis à vis German bonds is turning out well, to the point that we can compare the present situation to the Stalingrad battle between the Soviet Russians and the Nazi Germans: we are entering into the exact new scenario where the acronym “PIGS” is risks losing the “I”.  Realistically, Italy could be spared the financial catastrophe.

The cost already been enormous: we lost productive capacity dozens of times more than that of the ILVA steel plants in Taranto (still the largest in Europe and risking closure because of severe environment problems).   Unemployment (particularly for the younger generations) has increased dramatically, welfare system was reduced to its historical minimum and taxation  reached (particularly for the rank and file workers, civil servants,  teachers and in general for the average honest tax payers) its post-war maximum.

In the meantime scandals occured almost daily involving politicians stealing public funds allotted to finance political parties (against a popular vote expressed several years ago).   In such an environment the situation and the consensus for the “emergency” Cabinet led by  the conservative Prof. Monti  is very close to collapse. Italians could accept almost anything (maybe thanks to a Catholic “guilt complex”), but not an indefinite “taxation without representation”.

At this point, the Center-Left primaries reversed the psychological (and political…) situation opening the hope of a new social consensus.   So, at stake was not really the choice between a smart politician and down to earth statesman (like Mr Bersani) and the brilliant Mayor of Firenze (the superyoung – for Italian standards – 37 year old Mr Renzi), but a return of millions of citizens to the polical arena.  The bet was won and the Stalingrad metaphor became consistant.

What next?  First to reduce the number of casualties necessary to attain victory. Second to sketch a masterplan for a country that should be simultaneously more mature and more young.   Not so easy, but this is exactly the task to face in the few months of the electoral campaign.

Luckily enough: now that Mr Berlusconi is struggling in his Shakespearean grief  and many others are playing buffoon roles, there are plenty of chances for the Italians to go back to participation, control and assumption of responsabilities.

Briefly said, after living for such a long time in  a perpetual paradox, the only realistic way out is to use the crisis not to go back to the past (as many would like) but to move forward to the future.   Remembering that bridges behind (like in Stalingrad) already collapsed and no retreat is possible.

 

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