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28/10/2014
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“Il Giovane Favoloso”, scritto e diretto da Mario Martone.

Eccoci: finalmente Martone ci ha dato un film che ci risparmia il rimpianto per il suo antico “L’amore molesto”.

Passato a malapena indenne dalla prova dei “Traditori”/”Noi credevamo” ricavato dall’intelligente (ma assai “verbale” testo “risorgimentale di De Cataldo), Martone sembrava entrato in un tunnel di pellicole dai colori caldi e un po’ morbosi ma dai contenuti evanescenti.

Questo film (un po’ “docu”, un po’ storia di un’anima tanto fragile quanto nobile) dedicato all’(auto) educazione sentimentale ed intellettuale di Giacomo Leopardi ci è sembrato una delle più belle e fini operazioni di recupero di un tesoro nazionale (come si usa dire – e fare – in Giappone) a cui oggi – più che nei quasi due secoli trascorsi – dovremmo massicciamente fare ricorso.   In questi tempi di crassa ignoranza (fino ai vertici del Paese…) sapere che non siamo in fondo al pozzo ma ci siamo sempre stati e che qualcuno se ne era accorto da tanto tempo e da allora ci aveva indicato una via, ebbene ciò non può che essere di consolazione e conforto.

In Leopardi c’è tutto o quasi tutto: la politica, la sua corruzione e retorica sbruffoneria, i vizi nazionali compreso quello sommo della fatuità (oggi eretto a stolido manuale di sopravvivenza) ed anche una più che attuale sensibilità ai “gradi” temi: il senso – se ve ne è uno – la sensibilità e la sessualità, gli affetti e le devozioni, la natura e il “progresso”.

Basterebbe e Martone se ne è accorto e lo ha reso – grazie anche all’incarnazione appena un po’ manieristica ma del tutto efficace datane da un trasfigurato Elio Germano – con ammirabile leggerezza.  Quasi non fosse una storia vera, ma inventata e metaforica.  Ugualmente a posto tutti – ma proprio tutti – gli altri interpreti.   Non solo ma perfetta l’ambientazione, l’attualità delle relazioni umane.  Per di più anche avvicinandosi ai temi più ambigui Martone ha evitato la stucchevole trappola del “politically correct”  Insomma una storia agli antipodi delle esibizioni dei sindaci italiani in foia pubblicitaria di “diritti civili”.

Grazie Martone.  Andateci, mandateci i vostri figli se ne avete o se lo siete voi stessi.   Vi farà bene.  E resterete fino ai titoli di coda…

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