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24/05/2013

Il Consiglio europeo di maggio e il nuovo dibattito europeista.

europa

di Immanuel

Il 22 maggio si è tenuto il Consiglio europeo  straordinario, mentre l’appuntamento decisivo per il Consiglio europeo ordinario resta  fissato al 27 giugno. Energia, fiscalità, disoccupazione: ecco i temi principali da affrontare per dare senso al dibattito “neoeuropeista” di questi giorni. con in più per noi la possibile rimozione della “gabbia di bilancio” alla quale l’Italia è sottoposta.

 L’attenzione torna a volgere verso Bruxelles. Il dibattito “neoeuropeista” è aperto. Presto sapremo se sia presto per dirlo, qui contentiamoci di registrare il fenomeno. Il via è dato da Hollande che, per essere da pari alla Merkel, auspica l’Europa politica in due anni. La Cancelliera aveva dichiarato all’incirca le stesse cose. L’asse franco – tedesco si ricostituisce sulla scorta di una certa ambiguità. L’Europa politica si riferisce alla politica economica e forse fiscale? Oppure è ad ampio raggio implicando tutte le istituzioni europee e non solo quelle che rimandano ai governi nazionali? Domande pesanti in attesa di risposte.

Si diceva del Consiglio europeo di maggio in preparazione di quello determinante di fine giugno. Le conclusioni del Vertice si muovono lungo alcuni assi: la politica energetica; la politica fiscale, quest’ultima riferita anche agli accordi coi paesi terzi europei tradizionalmente sensibili (o insensibili, dipende dai punti di vista) alla fiscalità europea. Nel primo caso si tratta di dotare l’Europa di un’autonomia energetica quanto meno potenziale ed a “prezzi accessibili e sostenibili”. Nel secondo    di fare della lotta alla frode ed all’evasione fiscale “un elemento essenziale per l’accettabilità sociale e politica del risanamento dei conti pubblici”.  La tela di fondo tessuta dal Vertice pare – finalmente – quella di coniugare la crescita sostenibile, il rigore dei conti, l’equità sociale. Se poi il nuovo paradigma sarà posto in essere ed in quale misura, prima degli eventuali ed inevitabili compromessi, è tutto da vedere. Ma almeno l’intenzione ci sta.

Il momento alto del dibattito “neoeuropeista” lo si tocca grazie ad alcuni contributi non strettamente istituzionali. Le celebrazioni dei 150 anni della SPD, il messaggio di Jacques Delors e Gerhard Schroeder, i celebri Ex della scena europea. Non è un caso – non può essere un caso – che i Due appartengano alla famiglia politica socialista e che il loro appello (la Repubblica del 24 maggio) si intrecci con le assise SPD. Dalla socialdemocrazia tedesca parte il filone principale di quello che oggi pudicamente si chiama il riformismo europeo e perciò occidentale, compresa la variante rivoluzionaria del marxismo. Dalla socialdemocrazia  può partire il nuovo riformismo europeo nella chiave attualissima del “neoeuropeismo”: né classicamente federalista né nostalgicamente sovranista. L’incipit  dell’appello Delors – Schroeder suona eloquente: “Il disastro economico di molti degli ultimi anni ha spinto l’Europa verso una maggiore integrazione, a cominciare dalla stabilizzazione finanziaria”.

Vi è un divario rispetto alle riflessioni  sui pensieri lunghi ed al vagolare dei riformisti italiani in cerca del prefisso “centro” da apporre a qualsiasi etichetta. Nel XXI secolo la parola socialdemocrazia ha diritto di essere pronunciata senza vergogna, anche se essa va condita con la salsa della modernità. E la modernità è data da iniezioni massicce di europeismo solidale. Di nuovo Delors e Schroeder: “Non esiste l’antitesi “crescita o austerità”… entrambe [possono] essere abbinate in modo proficuo. Anzi debbono esserlo. Ci serve una disciplina di bilancio. Ci servono riforme strutturali. Ma al programma di austerity dobbiamo abbinare i mezzi per favorire la crescita … [urge] la proposta di un “new deal” per l’Europa”.

Le elezioni 2014 del Parlamento europeo sono l’occasione perché i cittadini d’Europa si esprimano sulla loro visione d’Europa incanalandola nei binari del riformismo o del conservatorismo continentali. Il fatto che essi saranno chiamati ad indicare anche il Presidente della Commissione, significa che  sceglieranno per la prima volta “il leader d’Europa”.

La generazione dei giovani e giovanilisti di casa nostra può prendere a modello la lezione dei Grandi Vecchi non solo nella sostanza ma anche nell’audacia dell’immaginazione e dell’espressione. Anzitutto non avendo paura delle parole tradizionali.

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