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14/01/2014
ilcapitaleumano

“Il Capitale Umano”, P.Virzì

Proprio mentre “La grande bellezza”, di Sorrentino vince il “Golden Globe” (e poi chissà…), nelle sale italiane e nel dibattito pubblico (nella misura in cui c’è), sta affermandosi il bel film di Paolo Virzì “Il Capitale Umano” liberamente ispirato dall’omonimo romanzo di Stephen Amidon.

Un “prodotto” maturo di un regista che – fin da “Ovo sodo” (del 1997…) aveva dimostrato di essere tra i pochi eredi della “commedia all’italiana”: quella dei grandi sceneggiatori e della indimenticabile triade Sordi, Tognazzi, Gassman (e magari anche qualche altro): quest’ultimo film va anche oltre per eleganza formale e per aver “centrato” un obiettivo che molti altri (Sorrentino è tra questi) non avevano neppure sfiorato.   Il film infatti va al nocciolo della crisi dell’Italia e degli Italiani, schiacciati dalla vittoria dei “cattivi”.  Tuttora assisi sulle macerie da essi stessi prodotte (politici imprenditori e compagnia cantante) in un famelico banchetto finale con ciò che rimane.

Il punto è qui: il superfluo (per noi) barocchismo della “Grande bellezza” ci stucca, l’essenzialità del “Capitale umano” ci ispira, pur nei termini ridotti della storia.    In fondo il successo del primo (anche se Sorrentino poteva risparmiarsi le accuse di “disfattismo” mutuate dalla propaganda governativa) conferma che ogni grande cinema (e quello italiano sembra tornato ad esserlo…) produce due tipi di film: uno per il resto del mondo (clichès inclusi) ed uno per casa propria (o per chi ci conosce e ci rispetta).    Così – a titolo di esempio gratificante – Sorrentino può essere connotato come un nostrano Kurosawa , ma l’Ozu è Virzì.

Chiusa così l’inevitabile polemica del giorno, bene tutti gli interpreti, magari con una punta di fastidio per il rituale gigionismo di Bentivoglio  (ma esiste uno così coglione, meschino come il suo personaggio?), benissimo la “normalmente” bella ed intensa Matilde Gioli e così anche Valeria Bruni Tedeschi e la Golino.   Da vedere, da parlarne.

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