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15/05/2013
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Guglielmo Epifani

Dopo una lunghissima carriera ai vertici della CGIL partita alla fine degli anni ’70 come Segretario dei Poligrafici, poi dal 1993 vice di Bruno Trentin e poi di Sergio Cofferati ed infine Segretario Generale dal 202 fino all’elezione nell’autunno 2010 di Susanna Camusso (da lui “sponsorizzata”): insomma un’esistenza lavorativa “monotematica”.    Cioè di quelle già definite dal Prof Monti come “noiose”.

Nasce alla politica come socialista e a riprova di questa vocazione si laurea in Filosofia con una tesi su Anna Kulishoff, la famosa rivoluzionaria russa “trapiantata” in Italia nell’ultimo scorcio dell’Ottocento, medico e femminista nonché compagna prima dell’anarchico Andrea Costa e successivamente a lungo del socialista Turati.

Dei due “filoni” Epifani sceglierà quello socialista e – proprio come socialista – ottenne secondo una prassi consolidata la posizione di numero 2 della CGIL.   Passato successivamente ai DS e poi al PD la via era spianata (all’uscita di Cofferati) per la Segreteria Generale.  Otto anni difficili e caratterizzati da vari Governi Berlusconi (con intermezzi “prodiani”): in breve una “tenuta” conforme al carattere – e all’immagine – del personaggio, affidabile, moderato e senza alzate di ingegno (quelle che rovinarono il già carismatico Cofferati).

Un episodio minore la dice lunga sulla tempra di questo dirigente sindacale della vecchia scuola tuttavia tonificata da un qualche background culturale.   Verso la fine del 2009, quando la crisi mordeva da un pezzo e mentre imperversava l’ottusa campagna della “quarta settimana” (a fronte della erosione dei salari e dell’insufficienza del bilancio domestico) il Nostro “cifrava” il problema dei lavoratori dipendenti in 100 (cento) euro mensili mancanti e che, se concessi, avrebbero permesso di sopravvivere nella crisi.       Non solo un’ evidente banalità, ma piuttosto un’interpretazione della crisi (nel frattempo trasformatasi in recessione piena) talmente riduttiva e conservatrice da saltare a piè pari tutti i fattori critici dell’economia italiana e dei suoi consolidati guasti strutturali.   Quelli che oggi dovrebbero essere la premessa su cui intervenire per qualunque ripresa.

La scelta “tattica” dell’Assemblea del PD di questo dirigente come Segretario pro-tempore fino al Congresso (forse oltre questa data, peraltro ancora indeterminata) conferma da sola che il PD segue a ritmi accelerati la traiettoria discendente che – in Francia – ha portato alla dissoluzione del PCF.   Che in Italia tale compito sia stato affidato ad un ex socialista – e non a un “giovane” – difficilmente può essere considerato di buon auspicio.  D’altro canto – anche a riprova di ciò – lo stesso Epifani, pur in presenza di un così gravoso compito di “ricompattamento”, ha preferito ad ogni “buon fine” tenersi anche la carica parlamentare di Presidente della Commissione Attività produttive.    E, parallelamente, già altri due candidati si presentano (“pronti a dare una mano al centrosinistra”…) per il Segretario che uscirà dal Congresso: Chiamparino, già sindaco di Torino nonché Presidente della Banca cattolica Compagnia di San Paolo, sponsorizzato sia da Renzi che dal sempreverde (ancorchè “rottamato”) Veltroni ed il giovane tecnocrate di sinistra Fabrizio Barca.

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