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22/11/2012
beppegrillo

Grillo

Nato a Genova nel 1948, Piero Giuseppe Grillo, meglio noto come Beppe Grillo, comico e politico, è oggi uno dei protagonisti della convulsa, anzi – più che convulsa – confusa fuoriuscita dal nefasto ventennio berlusconiano.   Una fuoriuscita che si è rivelata assai più tormentata del previsto e che stenta a configurarsi come transizione dalla “seconda” alla “terza” Repubblica.   Ovvero, con linguaggio meno magniloquente, un’ uscita dalla crisi economico-sociale con una seria prospettiva di risanamento e proposta, tanto complessiva quanto consensuale per un Paese da anni avvitato in marcia indietro, regressivo e privo di vitalità.

Ed allora il Grillo aggressivo e mugugnante (ma sempre più circondato da vasti consensi) va “letto” in una chiave contestualizzata, cioè che non sia né demonizzante, né visceralmente simpatizzante.  Insomma che non sia frutto di un “Vaffa” spirito, più che nichilista, stupido.

Del resto egli stesso ha dimostrato (e questa è la sua prima “chiave” biografica) di saper reagire intelligentemente e  sfuttare a proprio vantaggio tutti gli errori degli avversari trasformandoli in propri successi.  Non è un ideologo e – come vedremo – ha ben poche idee ed ancor meno proposte: è una specie di termometro con reazioni automatiche e quasi sempre immediatamente reattivo alle febbri che percorrono la società che lo circonda e capace di volgerle a proprio vantaggio.   E ciò non per un giorno o per una stagione, ma in modo tenace e costante, e perfino la volatilità della comunicazione è diventata nell’arco di oltre un decennio una delle sue armi.

Nato come comico, cabarettista, ecc., nonché attore cinematografico di scarso calibro come si evince dai commenti di Dino Risi che lo aveva diretto nel 1985 in “scemo di guerra” con il francese Coluche (che lo aveva preceduto nella scalata alla politica… salvo poi intelligentemente -ritirarsi dalle presidenziali francesi del 1981) dopo aver raggiunto un certo successo soprattutto televisivo (nell’ambito di una scuola in cui non primeggiava ma tenendo le posizioni grazie ad “incursioni” nella politica che ne comportarono l’esilio dagli schermi),  virava decisamente verso la gestione del proprio patrimonio e, anche qui, una serie di piccole “débacle”- tra cui famosa la diatriba con Telecom che lo aveva escluso dall’assemblea degli azionisti nonostante il pacchetto di azioni possedute – si trasformava nell’avvio di un nuovo “ruolo”: quello del cittadino che si difende e difende gli altri.   Dopo una serie di iniziative civiche e di intensa attività sulla rete, fondava il “Movimento a cinque stelle” così denominato dai suoi cinque “temi teorici”: acqua pubblica, trasporti, sviluppo, connettività ed ambiente.

Sarebbe oggi facile dire che siffatte aree di mobilitazione, per quanto corrette ed importanti, non sono neppure lontanamente sufficienti né ad avviare l’uscita dalla crisi né a definire una “vision”, né tanto meno una attitudine a governare.

Ma, anche qui, ci sono competitori che non hanno neppure le “cinque stelle” e si limitano a proporre agli elettori ottusi aggettivi qualificativi quale il tragico “moderati”, dietro il quale si cela solo la conservazione oligarchica di sé medesimi…

Intanto Grillo replica tambur battente alla trovatina del “redditometro” del “ras” delle Agenzie delle Entrate Befera alla ricerca di evasori che tutti gli italiani conoscono…, con l’invenzione del “politometro” ovvero quanto ha reso in una legislatura la politica a chi la ha praticata non già come  pubblico servizio, bensì come mezzo di arricchimento personale.    Ottimo, giusto, peccato che siffatto criterio colpirebbe anche lui….

Infine, in omaggio al grande Coluche (nato Onorio Colucci in Castelvieri, Frosinone) va ricordato che il suo ritiro – dopo una feconda campagna dissacratoria – ne testimoniò la grandezza.  O forse la differenza tra i Francesi e i frastornati Italiani.

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