Archivio People

07/05/2013
E' morto Giulio Andreotti

Giulio Andreotti

E’ morto – come ormai tutti sappiamo – a 94 anni  nel suo letto (privilegio non concesso a molti e certo non al suo antagonista oggettivo, Aldo Moro) Giulio Andreotti.   Il suo cursus honorum politico è del tutto noto e – in qualche misura preliminare – anche quello giudiziario e perfino quello dei suoi torbidi rapporti con la criminalità organizzata.

Meno nota la sua storia personale e gli emblematici intrecci con oltre mezzo secolo di vicenda italiana e di relazione stretta con la mancata modernizzazione del Paese.   D’altro canto da molto tempo la nostra storia viene continuamente riscritta e soprattutto alterata da un’informazione che non è solo “mirata” ma anche grossolana (si è giunti a dire nella televisione pubblica che aveva partecipato a due conflitti mondiali: non male per uno nato nel 1919 cioè all’indomani della Grande Guerra…), reticente e sostanzialmente fuorviante: non è un caso che tra i milioni di immagini disponibili i media abbiano preferito l’instancabile ripetizione di fotogrammi da un brutto film di Sorrentino (“una mascalzonata” lo definì il diretto interessato) “Il Divo”  in cui Andreotti viene ridotto ad una sorta di golem meccanico che snocciola l’infinita serie di misteri e nefandezze nazionali di fatto attribuendoli a sé stesso e alla sua notoria relazione con il potere.  Come disse Andreotti stesso: “mi hanno attribuito tutto tranne le “Guerre puniche”…).

Non è questa la verità ed è dubbio che con queste fonti si possa costruire quel giudizio “storico” a cui – non senza ragione – il Presidente Napolitano rinvia ogni commento sul personaggio.

Intanto qualche notazione – e qualche ricordo diretto – può essere utile proprio nel momento in cui “definitivamente” viene tentato – ancora una volta – di archiviare con lui un passato di cui era uno dei responsabili ma non certamente “il” responsabile.   Operazione forse buona per masse cerebralmente anestetizzate (o troppo giovani) ma rischiosa proprio quando – sulla base di un’intesa politica eclettica o meglio opportunisticamente indifferenziata – si è dato il là ad un Governo squisitamente neo-democristiano.

Il punto di partenza di Andreotti fu la Biblioteca Vaticana dove – a conflitto ancora in corso – incontrò un maturo uomo politico cattolico trentino (già parlamentare, ma a Vienna…) Alcide De Gasperi e – meno che trentenne – era già Costituente e Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.     Il resto è un conosciuto zigzagare centrista con salti (molti) a destra fino ad una unità nazionale onnicomprensiva che ricorda molto la situazione presente.  Anche perché alternativa ad una ipotesi modernizzatrice e riformatrice autentica (quella patrocinata fino alla tragica morte da Aldo Moro).

Ciò detto, ricoprì un ruolo a-ideologico di servizio (al potere) e – sia pure indirettamente – ad un Paese in crescita che non andava (a suo avviso) rinnovato bensì accompagnato nella crescita: naturalmente quantitativa e non qualitativa.  Riusciva così ad essere l’uomo giusto al posto giusto.    “Andreotti almeno è efficiente” diceva di lui Moro con un evidente disprezzo intellettuale.   La sua cultura, il suo “ubi consistam” era altrove: da quel Vaticano da cui era uscito, il resto era transeunte e in fondo irrilevante.

Come Ministro degli Esteri (peraltro incomparabile con quelli degli ultimi vent’anni) lo ricordo a messe mattutine a Parigi o a Tokio, intento a conferire con Nunzi e Vescovi più che con Ambasciatori e diplomatici.  E, perfino, a far irritare a Pechino il grande Deng inviando un Ministro italiano a discutere – tre le righe della missione governativa – di un riavvicinamento tra Vaticano e Repubblica popolare cinese (troppo presto…).

Ricordo infine un lungo colloquio a due avuto qualche anno addietro a Palazzo Giustiniani con il senatore a vita involtolato in un grosso cardigan da cui spuntavano le immancabili camicia e cravatta: mi aveva mandato un mio amico/suo amico definendolo l’“arma atomica” per risolvere problemi e sciogliere “ingiustizie”.  Un po’ come nella Cina maoista faceva il Primo Ministro (a vita…) Zhou Enlai.     L’arma atomica fece naturalmente cilecca di fronte ai più giovani e feroci andreottiani, restava il ricordo di una intelligenza affascinante. magari non colta né moderna, ma certamente e appunto demoniacamente attraente.  E, comunque, sempre in un doppio orizzonte di cui la parte “religiosa” (curiale?!) era l’unica che contava.

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