Flash

24/11/2016

Flash | VINCITORI E VINTI

John_Mulvany_-_The_Battle_of_Aughrim

No: non sono bastati nove giorni passati a 10mila chilometri di distanza dal “Caput Mundi” romano per una anche parziale disintossicazione dall’atmosfera velenosa costruita in Italia intorno al referendum costituzionale del 4 dicembre.  Del resto non era neppure bastato lo choc dell’elezione alla Casa Bianca dell’incredibile Donald Trump…    Novità liquidata con un rapidissimo allineamento alle (presunte) posizioni del leader del “mondo libero”… Nonché da oltre mezzo secolo gradito, anzi corteggiato, “mallevadore” di ogni patrio governo…

 

Al contrario, la polemica triangolare tra Beppe Grillo, la specie suina (chiamata come parametro a cui ancorare il – possibile – panico pre-elettorale di “Matteochissàquando”…) ed il Primo Ministro più divisivo della storia repubblicana ha alzato – meglio abbassato – sotto lo zero lo stato del “dibattito”.      D’altro canto menzogna chiama menzogna, vince chi le spara più grosse (Trump e l’FBI insegnano…): mentre i “populisti” non si trovano davanti alle urne ma – come ci aveva invano insegnato il ventennio berlusconiano – dietro le antenne televisive e nel “sistema” dei media finanziati dai poteri forti (Governo incluso…).   Più falsi che mai, scalmanati, perfino lividi come di fronte ad un ultimo giudizio divino…

 

In breve una condizione di “panico di Stato” che fa impallidire perfino il (pilotato) terrore del sanguinoso interludio governativo del Prof Monti (quello pagato generosamente ed anticipatamente con il laticlavio senatoriale a vita…): siamo ora addirittura a prefigurare una divisione radicale tra (futuri) vincitori e vinti.    Cosa questo avrebbe a vedere con un aggiornamento migliorativo della Costituzione italiana (che, secondo Renzi, aspetteremmo da decenni…) ovvero verso un quadro normativo in cui tutti i cittadini italiani dovrebbero avere una uniforme tutela e diritti universali (cioè non di parte) è questione velenosa, irrisolta e fonte di tutti i guasti.   Infatti le Costituzioni appartengono – come è noto – a tutti e non ai Governi pro-tempore.   Specie se partoriti in una specie di “camera caritatis” e soltanto interinati da un Parlamento il cui unico obiettivo: durare.

 

E la legislatura in scadenza nel 2018 non è certo la prima del genere, ma certo la più selvaggiamente determinata alla sopravvivenza.  Per quanto inutile, anzi dannosa.

 

Su questo vuoto troneggia incontrastato un Governo di minoranza votato da un Parlamento dichiarato costituzionalmente illegittimo…   E così il “campione” Matteo (campione di chi?, de che?)  può atteggiarsi a “Salvatore della Patria ed alfiere della modernità”: non convincerà – speriamo – gli Italiani ma sta rassemblando tutti i farisei ed i “Tartufi” nazionali ansiosi di entrare in scena e consolidare le posizioni che gli spettano per diritto feudale o guadagnato sul campo del servilismo e delle acquiescenze.   Forse saranno (vincesse il pudibondo “sì”…) ancora una volta i vincitori…. Come lo sono sempre stati in questo Paese.

 

Quanto ai vinti – ahimé – lo saranno comunque gli innumerevoli “cittadini” che – per disgrazia o per ignavia – si trovano confinati in quella che quattro secoli fa l’erudito francese (e sodale di intelletto e di cuore di Montaigne… e scusate se è poco…) Etienne De La Boetie descriveva nel suo saggio sulla “servitù volontaria”. Ovvero rinuncia ed abdicazione dei diritti naturali di conoscenza e dunque di scelta. Servire ancor prima di esservi costretti.

 

Un male dell’anima prima che dell’intelletto ed un male “nazionale” se uno ce ne è…

 

E, dunque, le “scrofe ferite” dell’incontinente Grillo e le squadracce del “sì” (imposto a vagonate…) del proconsole renziano in Campania – il roccioso (“figlio di ‘ndrocchia”, direbbe lui…) De Luca seppelliscono ogni residuo tentativo di discernere e – possibilmente – andare oltre la più spudorata ed anti-popolare manovra politica concepita in sei decadi di storia repubblicana.   Quella da cui nessuno comunque uscirà vincitore… ed anzi tutti usciamo già vinti.   In un coacervo – lo ripetiamo – di arroganza, viltà e doppiogiochismo prossimo all’autodafé.

 

In breve, tutti vinti e nessun vincitore.   Anche perché il tardivo e soffice intervento “moderatore” del Capo dello Stato arriva ben oltre il “punto zero”…  E sembra mirare – più che altro – a legittimare in extremis la sua presenza al Quirinale che (a chi l’ha concepita e realizzata…)  doveva essere sembrata il “tocco finale” ad un capolavoro politico di autoconservazione e stabilità politica.      Che di illusione si trattasse ognuno piò constatare.

 

E’ in questo contesto che si impongono infine un paio di più generali considerazioni: una nazionale ed un’altra globale.  Entrambe attinenti ai processi di partecipazione democratica.

 

Quanto a noi Italiani eccoci qui a pagare il conto (speriamo finale…) dell’”esperimento Berlusconi” di cui facemmo da cavie perché costrettivi dal “punto zero” della nomenklatura politica.   Questa – per sopravvivere – buttò a mare oltre un secolo di lotte, di ideali e contenuti politici che andavano ben oltre le loro modeste persone ed incorporavano piuttosto milioni di persone,  di pensieri  e di ideali.   Tutto appunto buttato a mare da questi “scafisti” dell’autosopravvivenza che – certamente – non si vergognarono di legittimare uno straccio di finto programma (“Forza Italia”, come forza Roma, forza lupi, forza mio nonno in carriola o mio figlio in fasce…) che celava non solo appetiti individuali di un imprenditore famelico quanto un progetto preciso e globale di “smontaggio” della politica e di sua riduzione a gestione predatoria “legittimata” con processi formalmente democratici, se non partecipativi.

 

Bingo!!!   Anzi a quando l’entrata dell’(ex”) Cavaliere nei testi di storia?   E magari accompagnato da quanti (ex-politici e burattinai) lo aiutarono.

 

Ed eccoci ora a consolidare questa neo-storia con l’elezione di Donald Trump.    Ed è tutta un’altra faccenda rispetto al nostro esperimento “artigianale”.   Intanto per il peso specifico imparagonabile tra noi e gli Stati Uniti, ma soprattutto per le caratteristiche e le modalità fantascientifiche del personaggio e dell’”operazione” che passa definitivamente da modello planetario di consenso (attuato da un paio d’anni perfino nella remota, immensa ed islamica Indonesia con il “clone” di Obama, Widodo…) alla piena surroga della politica con un Ersatz di Leader (forse un Golem…) più simile ad un robot che ad un umano in carne ed ossa….

 

E dietro di lui….   Ma di tutto ciò avremo modo di parlare più avanti.

 

Qui ed ora il suggerimento (che rivolgiamo prima di tutti a noi stessi) è di far valere – con il nostro umile “no” – l’opposizione e la resistenza – da umani liberi – ai disvalori evidenziati da secoli da De La Boetie e da Montaigne.  Ma anche dal Melville di “Bartleby lo scrivano”: “grazie signore, preferisco di no”.     E – sottinteso – non ti debbo alcuna spiegazione…

 

Forse perché un po’ abbiamo capito….

 

Buon fine settimana.

 

 

 

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