Flash

27/02/2013

Flash – Un’altra opinione, di A.B.

Le elezioni all’epoca dello star-system.  

I conti sono stati fatti, i seggi assegnati. Le elezioni si sono concluse lasciando al Capo dello Stato l’onere di formare un governo che le urne non sono state in grado di definire con chiarezza. Grazie al tristemente noto porcellum il PD è riuscito a strappare 340 seggi alla Camera con uno scarto di poco superiore a 100.000 voti. Al Senato Monti ha completamente mancato il suo obiettivo: diventare una forza di centro in grado di formare una maggioranza nella camera alta e quindi di spostare gli equilibri politici verso una, tanto decantata, linea moderata. Cosa sia poi questa linea moderata non è molto chiaro (!).

I veri vincitori di questa attesissima tornata elettorale sono Berlusconi e Grillo, le due grandi star di un popolino intorpidito nel suo sterile localismo. Questi due figuri hanno condotto una campagna elettorale all’insegna dell’esagerazione,  di altisonanti e (poco credibili) promesse, restituendo all’elettore un’immagine del tutto alterata della realtà italiana e del contesto internazionale del quale l’Italia fa parte – che lo si voglio oppure no!

La vittoria schiacciante di questi due schieramenti è tutto merito dei loro leader, il primo si è rigenerato a suon di promesse e mistificazioni che passavano dal nuovo kolossal elettorale: il maxi-condono, arrivando ad affermazioni – ripetute anche a seggi chiusi – come: “lo spread non esiste”, “non abbiamo bisogno di confrontarci con l’Europa” o altre assurdità di questo genere. Grillo, dal canto suo è stato molto coerente con la sua linea iniziale. Difatti, la sua intuizione geniale ruota attorno alla sostituzione della prima arma della politica, ossia il dialogo con uno strumento più consono allo stato di natura che alla democrazia: lo sbraito e la feroce rivalità. L’agenda politica del M5S sembra di difficile attuazione, soprattutto se confrontata con i dettami internazionali ed, in particolar modo, europei. Grillo voleva fare il tumultuoso leader dell’opposizione e fin qui tutto sarebbe stato possibile e forse anche positivo, ma i numeri che gli sono stati restituiti dalle urne lo obbligano a scelte più impegnative e di compromesso. Dati alla mano è auspicabile un’alleanza al Senato con le forze del centrosinistra, ma la sinistra è in grado di indurre al dialogo le schegge impazzite del M5S?

È proprio questo il vero nodo gordiano del risultato elettorale: la sinistra e la sua reiterata inettitudine. La campagna elettorale condotta da Bersani e Vendola denota la totale assenza di una strategia di comunicazione, ma soprattutto palesa con spietata evidenza l’incapacità di una classe dirigente di leggere la realtà nella quale è immersa e di varare una strategia in grado di incanalare le straripanti forze contrastanti che, se contenute potrebbero tramutarsi in una fortuna, ma se ignorate potrebbero –proprio come hanno fatto– sbaragliare ogni cosa e persona che s’interponga al loro passaggio. Il PD e SEL hanno commesso un errore – che probabilmente verrà pagato con un altro cambio di teste ai vertici del partito – a darsi per vincitori mesi prima delle elezioni. Confortati da incoraggianti sondaggi, non hanno dato la giusta importanza alla rabbia che serpeggia nel Paese e che Grillo e Casaleggio hanno incanalato nel loro movimento. Chiudere ogni prospettiva di dialogo ad un movimento che si è dimostrato la prima forza partitica della nazione è stato un errore al quale sarà difficile rimediare. Mantenendo un finto aplomb retto da incomprensibili metafore il PD non ha voluto presentarsi come una forza di cambiamento, ma soprattutto non ha dimostrato la  necessaria lungimiranza politica che gli avrebbe permesso di evitare un’ennesima, ma questa volta ingiustificata, débâcle.

Difronte allo sconcerto della stampa internazionale, non si può far altro che prendere atto della realtà italiana e fare una breve ma funesta considerazione sullo stato del Paese. Gli italiani, intorpiditi da un cupo ventennio di televisione berlusconiana hanno scelto delle star, decretando la sconfitta della normalità e di una serietà giudicata troppo noiosa. Le italiane e gli italiani sognano di essere delle star, e si sa: le star (berlusconiane) sono eccentriche, impulsive, mosse da moti umorali, che siano ottimistici (PdL) o rabbiosi (M5S). Non importa che il divo in cui incarnarsi sia politico, attore, comico, tronista o calciatore. L’importante è che sia una stella che con la sua luce possa abbagliarci impedendoci di cogliere li spigoli contundenti della realtà, il bagliore emesso da queste stelle rende tutto bianco, ovattato, o se si vuole tutto nero, inca***to. L’importante è eliminare tutto quello che c’è tra questi due estremi, avere un’unica visione che sia bianca o nera. In sintesi, un’idea semplice e fruibile: positiva o negativa, sicuramente non propositiva e che quindi parta dalla complessità della realtà esistente per modificarla in meglio.

Il voto di ieri ci restituisce una fotografia chiara sugli umori del popolo italiano: il 55% degli elettori ha votato per Berlusconi e Grillo. In questo modo le italiane e gli italiani hanno testimoniato la loro paura nei confronti di una realtà non felice, alcuni hanno scelto l’oppio dei sorrisi e delle promesse pecuniarie, altri hanno preferito arrabbiarsi e trincerarsi dietro ad un facile “non ci sto, vaffa*****!”. Il risultato è, più o meno, lo stesso. L’Italia ha detto no all’Europa e ad ogni possibilità di rilanciare un concerto europeo in grado da dare nuova linfa ad un processo di integrazione europea paralizzato dai campanilismi e da questi nuovi nemici i mercati. Il problema è che l’Italia fa parte dell’Europa e grazie a lei ha potuto vivere il boom economico che oggi ci permette di sentirci un grande paese; l’Italia è legata a doppio filo al contesto internazionale, in primo luogo, per via degli approvvigionamenti energetici –che diverrebbero privativi se uscissimo dall’euro.

Ci siamo sentiti rimproverati dall’Europa e dal grande palcoscenico internazionale, e la nostra risposta tende verso l’isolamento invece che verso un ruolo proattivo dell’Italia che possa rilanciare la posizione, il Paese e promuovere una nuova weltanschauung politico-economica europea. Invece, noi cittadini abbiamo avuto paura e come fanciulli abbiamo acceso lo stereo per ascoltare una po’ di musica leggera mentre conteniamo a fatica il prurito alle mani che vorremmo usare per distribuire cazzotti alla rinfusa. Insomma l’Italia ha voluto chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie difronte alle necessarie scelte politiche che il mondo esige.

La frustrazione che può provare un giovane difronte a tale scenario è indescrivibile. Le grandi sfide globali ci impongono atteggiamenti cooperativi e solidali su scala planetaria o quantomeno al primo livello sovranazionale, quello europeo. Il messaggio che arriva va, ahimè, in tutt’altra direzione. La cooperazione e il dialogo, elementi essenziali per costruire un consenso condiviso da culture e opinioni contrastanti è stato negato da un movimento che non vuole nemmeno intavolare un dibattito in parlamento. Il dialogo, sale di ogni democrazia, sembra essere solo un vago ricordo se confrontato con la sciapa cultura politica di cui continuiamo a cibarci da un ventennio. Una lettura realistica dello stato delle cose è altresì stato negata con forza dal sorprendete ritorno in auge di un partito politico che agli occhi di tutti sembrava essere caduto sotto il peso del suo malcostume. Ma così non è stato. Lo spread non esiste, la magistratura è peggio della mafia, l’Europa è cattiva e il mondo pure, mentre noi siamo belli, bravi, felici  e viviamo in un Paese in cui splende sempre il sole.

Un’altra grande occasione per l’Italia e per l’Europa è stata sprecata, ancora una volta dalla sinistra. La consapevolezza delle implicazioni ineludibili derivanti dell’interdipendenza mondiale sembra essere un pensiero che appartiene a pochi, eppure è già passato mezzo secolo da quando si guardava la prima foto dallo spazio della terra. All’improvviso il nostro sconfinato pianeta sembrava una piccola biglia velata da nuvole che trascendono i confini degli Stati e che indistintamente disegnano il cielo sopra miliardi di essere umani. Purtroppo, sembra che neanche la compressione dello spazio e del tempo operata da internet sembra aver insegnato che siamo tutti abitanti di un pianeta con risorse finite in cui le soluzioni ai problemi che tutti viviamo possono essere trovate solo attraverso la comprensione delle diversità e la mediazione tra posizioni divergenti. Questa svolta sembra, tristemente, essere ancora molto lontana…

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