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22/06/2016

Flash | UNA MARIONETTA DA ARCHIVIARE ?

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Rientrando in Patria dopo un paio di settimane Oltreoceano, ovvero sull’altro lato – Atlantico – della  sempre più confusa  porzione dello spazio globale denominata (ancora per quanto?) come Occidente, ho avuto la gradita sorpresa di vedere che il Belpaese potrebbe indurre i capocomici a sospendere le recite di uno spettacolo di marionette (anzi di una marionetta) impostoci con una qualche spudoratezza oltre due anni or sono.   Ovviamente senza avvalersi di quel “rito fondativo” che – appunto nell’Occidente democratico – si chiamavano elezioni.

 

Fuor di metafora e senza troppo rivangare il recente passato ancora ci riesce difficile comprendere come si sia voluto sanare l’incostituzionalità delle precedenti elezioni  (a detta della stessa Corte Costituzionale) trasformando un bacio dell’allora Presidente della Repubblica (all’apertura dell’Expo di Milano…) ad un giovanotto toscano in una investitura ad una “premiership” di indefinita durata (anzi da lui stesso fissata in date variabili: 2018, 2021 o quando gli pare…).

 

E’ bastata una giornata domenicale di “Ludi cartacei” (Mussolini dixit illo tempore) per far calare il sipario su di una recita in solitaria sempre più stucchevole.   Questo ci sembra il nocciolo duro di una realtà che ha richiamato tutto di un botto i suoi diritti a fronte della marionettesca rappresentazione.    Più che Renzi, exit il vecchio burattinaio Podrecca (vedasi): quello che con le mani da sotto muoveva il personaggio.  E’ stato sufficiente smettere di acquistare il biglietto e prenderne uno diverso.

 

Certamente le maestranze del teatro protesteranno e tenteranno di salvare il loro posto di lavoro.  Di più avevano già acceso un mutuo giurando il proprio “sì” ad un referendum/plebiscito che doveva trasformare l’esercizio più consensuale della democrazia (ma ha ancora un senso questo termine ai tempi della più rutilante cleptocrazia pubblica/privata? Entrambe?) in una prova di forza rodomontesca  colpi di maggioranze d’accatto (Verdini docet)?

 

Nel giro di un paio di giorni gli zeloti renziani si sono attrezzati per correre al soccorso del vincitore (vero e proprio sport nazionale italico…), cercando di far dimenticare i peana tributati fino ad ieri al “Capo”.   L’unico che non può  rinnegare sé stesso ed il suo indomabile – financo patetico – egocentrismo provinciale.  Così carino, un “vero campione”, lo definivano all’unisono i due dioscuri De Benedetti e Marchionne.     Erano grati del lavoro compiuto: “eliminare i rottami dai binari” (ovvero frantumare con lo Statuto dei Lavoratori, l’esistenza stessa dei lavoratori… e sostituirli con i forzati del voucher)… mentre intanto le termiti finanziarie  divoravano imperturbabili le briciole rimaste dal “fiero pasto” di Stato e nomenklatura su redditi e soprattutto sudati risparmi degli Italiani.

 

Ora il sogno si è spezzato, tutto si spezza e solo una conversione tipo 25 luglio/8 settembre (1943) potrà ristorare sederi e poltrone.   Tutti ante-marcia, tutti pronti ad un “Fascismo senza Mussolini” .  Ci riusciranno? La retata giudiziaria dei “nonnetti” della Val Di Susa lascia ben sperare…per loro… E così anche l’impunità perpetua dei razziatori del patetico risparmio italiano.

 

I problemi veri sono altrove. Sic.  Riuscirà la City a tenere le mani sul malloppo europeo?  Certamente sì.  E, d’altro canto, il punto era ancora quello dell’”ingrato” Generale De Gaulle (rifugiato a Londra all’ingresso nazista a Parigi),  ovvero: “ma che c’entrano loro con l’Europa”, stiano con i cugini nord-americani…  Già che c’entrano?   Ma forse neppure i Polacchi o gli Ungheresi.     Perché questi del declino endogeno dell’”Occidente”, inteso come civilizzazione e massimamente dell’Europa, sono i veri nodi dell’oggi.   Altro che giovanotti del borgo di Rignano sull’Arno divorati da ottuse – e o maniacali – ambizioni….

 

Così mentre i “moderati” di ogni risma si “preoccupano” delle competenze e dei “patronages” dei grillini (preoccupazione che non li aveva neppure sfiorati alla prima raffica di insulse nomine governative e di sottogoverno…) certamente si è aperta una fase nuova per salvare quello che resta della Repubblica.   E sarebbe – o sarà – un lavoro comune.  Non una prerogativa di un certamente volenteroso, ma anche certamente “anomalo”, raggruppamento politico.

 

Intanto auguri alle sindachesse.   E magari anche alle “sindache”.  Con buona pace della già defunta lingua nazionale.

 

Fosse solo quella!

 

 

 

 

 

 

 

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