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21/09/2016

Flash | UN PROVINCIALE A NEW YORK, ITALIANI SEQUESTRATI IN LIBIA

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Chi lavora rischia a pelle (e non solo nel deserto libico…), i pavoni fanno la ruota e sculettano felici: è l’Italia di Renzi… Mentre ancora non sappiamo dove siano e cosa rischino i due tecnici italiani sequestrati nel Fezzan (intanto è morto un operaio egiziano a Piacenza e massacrato un operaio Italsider nell’inferno di Taranto…) dove i due lavoravano alla riapertura di un aereoporto, “Matteo chissàquando” passeggia nel dolce autunno newyorkese  e si intrattiene (tanto non ha niente da fare…) con un ex di lusso, Bill Clinton.

 

Già si conosceva, avendo lui inaugurato il suo mandato a Palazzo Chigi con una cenetta intima (fiancheggiato dalle due “Grazie” del suo gabinetto, Madia e Boschi) con il viscido e certificato mentitore Tony Blair, la sua predilezione per gli “ex” di lusso. Adesso che l’ora si avvicina auspicabilmente anche per lui, gli “affari di Stato” si dissolvono con i fatti suoi.   Nulla può scalfire la sua “joie de vivre” e – evidentemente di essere quello che è. Dell’Italia gli importa poco o niente e – verosimilmente – meno fa e meglio è.  D’altro canto se proprio oggi si sono lasciati Angelina Jolie e Brad Pitt anche gli italiani possono separarsi da quello che fu definito il “fidanzato d’Italia”: In fondo ci resterà male (suoi sodali e protetti a parte) soltanto “nonno” Napolitano che a Milano (all’apertura dell’Expo che avrebbe dovuto cambiare la storia patria…)  lo aveva pubblicamente abbracciato e baciato.

 

In questa prospettiva la “missione” OltreAtlantico pare quasi un viaggio esplorativo per la sua prossima sede.   E non ci riferiamo all’ONU e alla successione di Ban Ki Moon (non facile per le diplomazie mondiali trovarne uno ugualmente inconsistente… ed essendo esclusa la via della riconferma come fatto per Juncker…).    Intanto le servili troupes della “sua” televisione (RAI) sono anch’esse a NY in gran montura (senza aver peraltro scalfito il proprio stile vocale fatto di rantoli e miagolii….) e propinano servizi che –involontariamente – ci ricordano le immagini del suo chiacchierato papà quando in bermuda e berrettuccio festeggiava a Miami il “trionfo” del “su” figliolo.  Tre anni sono passati ed il disastro di un Paese sempre più spaccato e sempre più incartato in recessione e financo in miseria vera e propria è sotto gli occhi di tutti.    Il che non toglie il buonumore al Primo Ministro.   Fino a quando?

 

Dipendesse dalla pletorica nomenklatura politica: per sempre.   Tanto sono più che abituati alla loro superfluità.  Di fatto aiutati dalla catastrofica visione dell’esperienza di governo della cosiddetta “alternativa” a cinque stelle: quella che a Roma mette ai posti di comando una signora pluri-indagata (e pluri pagata…) ed “un presenzialista” della destra romana “avvitato” in Campidoglio. Quest’ultimo poi viene definito dalla neo-Sindaca un “eroe”. Ma de che?  Il tutto ci ricorda lo stalliere mafioso di Arcore che – in virtù del suo “silenzio” giudiziario – venne definito “eroe” (appunto…) dal duetto Berlusconi-Dell’Utri.

 

Sicuro delle “retrovie” in patria il “nostro” Primo Ministro si gode l’America come in un film di Woody Allen. Quando cadono le foglie sulla “skyline”.

 

Sintesi: una volta si diceva: “Dagli appennini alle Ande”, ora suona: “da Rignano sull’Arno a Manhattan”.    Saremo gufi e rosiconi, ma quest’Italia non ci piace. A voi?

 

Del mondo, paradossalmente c’è poco da dire: tutto continua come una sinistra ed impazzita giostra macabra: le tregue in Siria si succedono tra un massacro e l’altro di strutture e missioni umanitarie.  Colpa di Assad, colpa di Putin, colpa “nostra”?  In fondo che importa: dopotutto siamo soltanto di fronte ad un martirio simile a quello inflitto  a suo tempo alla (ex) Jugoslavia. Dopo tutto al di là dell’Adriatico sono ancora vivi (non tutti…) e, dunque, perché preoccuparsi?

 

Infine una chiosa.   L’ottimo pentastellato Di Maio si era distinto alcuni giorni fa paragonando Renzi al “venezuelano” Pinochet golpista ed assassino.   Errore tremendo errore… Ma non solo di cultura storico-geografica.  Il paragone “corretto” doveva essere con il vecchio amico di Berlusconi: il turco (così è) Erdogan. I punti di contatto ci sono tutti: non una sola parola che esca dalla sua bocca melliflua risponde verosimilmente a verità.  Certo c’è un punto di differenza: con Erdogan i Turchi mangiano di più.  Con Renzi gli Italiani meno.  Come si dice: viva la differenza!

 

 

 

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