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30/04/2016

Flash | UN PRIMO MAGGIO A ROVESCIO

Il_Quarto_Stato_di_Giuseppe_Pellizza_da_Volpedo

 

 

Con una bella scarica di botte (cosiddetta carica di alleggerimento…) alla variegata formazione di gruppi “antagonisti” decisi a rovinare a “Matteochissàquando” la celebrazione  a Pisa del trentennale della sua “invenzione” di Internet… Il Governo Renzi ha solennemente aperto i festeggiamenti per il 1 Maggio 2016.     Appunto Anno Terzo dell’Era Renziana.

 

Ora – a parte la tradizionale avversione dei Fiorentini (contado e “targhe agricole” incluse…) per i Pisani il “focolaio” sotto la Torre pendente ha ricordato che esistono due mondi: quello immaginario dell’illuminata “autocrazia per procura” del giovanotto di Rignano sull’Arno e quello di un Paese non solo più inebetito che mai, ma soprattutto spezzato da mille contraddizioni e da un vuoto di futuro che l’Italia non conosceva da mezzo secolo.

 

Quanto a noi, ci ripromettevamo di occuparci d’altro e soprattutto del “vasto mondo”, stomacati come eravamo sia dalla propaganda renziana che dalle acrobazie senili del caro vecchio Berlusconi (la ricostruzione del fronte “moderato”… in opposizione  ad inesistenti “radicali”…), nonché delle invenzioni di salvatori se non della Patria almeno dei grandi municipi con il ricorso a svariati uomini (e donne) del “fare”.      I fatti pisani e soprattutto il contrasto con l’ennesima rappresentazione a Palazzo Chigi di una raffica di nomine ai vertici dello Stato (quel che ne resta) presentate – al solito – come il “nuovo che avanza” anzi (come dice l’Espresso” del variegato De Benedetti “Lobby continua”) ci ha richiamato in questa triste Italia.

 

Per la verità la sveglia sul 1 Maggio d’Italia ce l’ha inaspettatamente suonata la voce di quello che fu il Tigellino del bistrattato (ancorchè largamente colpevole…) Bettino Craxi e cioè il già prezzemolesco professor Giuliano Amato, già Primo Ministro ed ancor ora Giudice costituzionale.  Incredibilmente ha elencato i fattori globali della disgregazione, del caos politico, ma soprattutto culturale in cui si trova il mondo cosiddetto sviluppato (ad economia di “mercato”)  e – in filigrana – l’Italia stessa.        Abbiamo così toccato con mano come non già

I “randellati” pisani bensì l’anziano e felpato professore ben conosce le radici del male che ha distrutto la grande festa del popolo e delle speranze che era il 1 maggio della modernità e del riscatto collettivo.    Nel mondo e nell’”arretrata, arretratissima Italia”.

 

Peccato che Amato non conti nulla e conti invece l’ossesso della castrazione Matteo Salvini ed i suoi più astuti compari/antagonisti del circo Barnum della nomenklatura cosiddetta “politica”…

 

Secondo Amato il caos nel Nord del mondo (e nelle sue propaggini a Sud) si annida su due punti principali: la diseguaglianza e le sue conseguenze non solo economiche e l’assenza storico-politica della dimensione collettiva delle società.   Lui non lo dice, ma noi ce lo immaginiamo senza sforzo alcuno, è esattamente quello che avviene massimamente nella Italia guidata (!?) dal giovane Renzi.      Anzi – come già era accaduto con la benedizione internazionale al farneticante esperimento berlusconiano – proprio gli Italiani – cioè noi… – sono le cavie di questa involuzione che accompagna e sorregge l’attuale (sanguinoso) caos globale.

 

Il professore ricorda come già all’epoca della seconda campagna presidenziale di Obama fosse emerso l’impressionante dato della crescente diseguaglianza tra l’1% (o il 10%…) della popolazione dei Paesi “ricchi”, a partire dagli Stati Uniti e la restante maggioranza.    Si pensi che le tasse pagate dal candidato repubblicano Romney erano intorno al 10%.  Amato non lo dice ma l’Italia attuale – formalmente e costituzionalmente vincolata alla progressività fiscale – sia viceversa uno dei campioni della regressività.  Ovvero: più hai, meno paghi.   Ed il Gabinetto Renzi è il lubrificante “costo zero” di questa “indietro tutta” dell’uguaglianza se non delle ricchezze almeno del loro trattamento.    Naturalmente questo stato di cose non ha nulla di storicamente determinato ma è stato costruito pezzo a pezzo attraverso la frammentazione e la forzata anomia delle società per cui mentre le singole esistenze sono state frammentate e divise, dall’ altra è stata svilita la loro dimensione collettiva.   Detto in altri termini: la crisi della politica ed il suo svuotamento e riduzione a cosche, o più o meno leciti “comitati d’affari”.   Senza distinzione alcuna tra malavitosi, imprenditoria.   Il tutto nell’eclissi delle strutture pubbliche e delle garanzie.  Altro che singoli fenomeni di corruzione… e – men che meno – farisaici appelli alla vigilanza da parte della stessa politica…

 

Da questo punto di vista la vigilia del 1 maggio è stata esemplare e viene da domandarsi perché la riflessione che abbiamo riportato sia venuta da un ricco professore ed ex politico progressista e non dal popolo dei “voucher”.    D’altro canto la storia non registra rivolte nei mattatoi.

 

Infine lo stesso Amato smonta – “en passant” – ore, giorni, mesi di fanfaluche sull’immigrazione ed i suoi “rischi”, accennando al fatto che il numero di immigrati – “legali” e non – rappresenta soltanto una frazione rispetto al calo degli Europei “autoctoni”.    In Francia se ne erano già accorti negli anni ’30 del secolo scorso ed avevano tentato di disciplinare ed incrementare il fenomeno di ringiovanimento del Paese.   L’Inghilterra con il suo pragmatismo “imperiale” ha seguito – fin qui con successo – la via dell’integrazione spontanea ed individuale.  L’Italia non capisce ancora fino in fondo coma combinare l’esportazione e l’importazione di braccia da lavoro…

 

Conclusione.   Forse nelle settimane prima d’estate ne vedremo delle “belle”.   Ma non certo in questo triste 1 maggio che – al contrario – segna la fine di un’epoca contrassegnata, se non altro, dalla speranza.

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