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16/03/2018

Flash | UN MONDO DI SPIE?

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L’attualità internazionale (non diversamente da quella nostra, “domestica”) sta virando continuamente in una dispersione di fatti minuti che sembrano “inventati” apposta per distrarre da una realtà complessiva tanto angosciosa quanto inafferrabile.

 

Nel vasto mondo il recente vago ottimismo (post-“Olimpico”) sulla confrontazione (sic…) Coreana-Statunitense ha ceduto il passo ad una vicenda che ci richiama – dopo poco più di un secolo – ad uno dei capolavori di Conrad, “L’agente segreto” del 1907.

 

L’ambientazione dei fatti è quella – ovviamente brumosa – in cui scriveva il grande scrittore anglo-polacco (quando non scendeva negli inferi tropicali o nel dramma del piccolo uomo confrontato con l’infinito oceanico…): l’Inghilterra Post-Europea (!?) dei giorni nostri.

 

I protagonisti sono una ex (sarà? Quando si sa che certi abiti professionali non scolorano mai…) spia russa “doppiogiochista” (e ti pareva…) messa in fin di vita dai suoi “antichi” capi, anzi dal super-Capo di quella Ditta-Stato che – ad oggi – pare aver soltanto cambiato il settantennale nome (Unione Sovietica) nel tradizionale appellativo di Russia.       Meglio ancora con uno stupendo tocco letterario il mandante diretto dell’avvelenamento del pensionato “spia” (e della di lui figlia ed eventualmente di altri cittadini di Sua Maestà britannica…) sarebbe nientepopodimeno che il Capo di Stato russo (ed ex colonnello del KGB). Vladimir Putin.

 

Sul cui passato fioriscono (anche in Russia…) tra le molte leggende quella che il Presidente (ormai “a vita”) sarebbe egli stesso un “trovatello” scelto ed allevato allo scopo direttamente dal KGB e che anzi – per buona misura – non sarebbe che uno dei molti sosia-Putin (come se uno non bastasse…).

 

Questi i “cattivi”.  Poi ci sono i protagonisti occidentali che vanno dalla scialba “eroina” della (già mezza fallita)  “BREXIT”, Theresa May, al Ministro degli Esteri l’irsuto, teatrale, Boris Johnson ed un congruo numero di “caratteristi” di cui – come noto – la Gran Bretagna dispone illimitatamente.

 

Da qui una canizza in cui spicca il compassato Ministro degli Esteri russo Lavrov (lui stesso “affetto” da una figlia anglo-russa…) mandato a demolire – invano – il canovaccio messo in scena da Londra e replicato in tutto l’”Occidente”.  E poco male se questa ripartizione mondiale era già in archivio (sostituita da quella in cui l’Ovest è rimasto lo stesso, ma l’Est si è spostato ben oltre la “Cortina di Ferro” di Churchill…).

 

Insomma una “trama” vecchiotta ma che potrebbe funzionare…

 

Vero è che la vicenda copre sicuramente ben altro come ad esempio i mille intrecci finanziari che annodano (esentasse, nell’anonimato) i variegati esponenti tanto dell’Est che dell’Ovest e perfino del Sud del mondo.   Altro che ONU (ormai ridotto ad un “palcoscenico”  che potremmo definire “Off-off Broadway”).   Insomma ormai un teatrino riservato ad “anziani” aficionados: altro che “regolatore” del caos globale….

 

In verità è il tema delle spie – vive o morte – che interessa. Proprio come intuiva il “romanzo” di Conrad e come affiora o dovrebbe affiorare in mille cronache dell’oggi.   E non ci riferiamo ai “continuatori” (a colpi di best-seller) di Conrad, quanto ai “buchi” vistosi di tutte le cronache del nostro vischioso presente.  Italia inclusa.  Quello che non si vede è quello che conta.   Se si conoscessero i burattinai, invece di assorbirsi sui sempre più levigati burattini, forse potremmo avere un’idea (allo stato spaventosa…) di quello che ci attende.

 

E, d’altro canto, se Putin è quello che, è interessante vedere che il suo (ex?) amico Trump proprio in questi giorni ha nominato Segretario di Stato, cioè Ministro degli Esteri USA, il capo della CIA.   Un cerchio che si chiude… per chi si accontenta.

 

Quanto alle spie propriamente dette (quelle di “carriera” e quelle di “complemento”) piace ricordare a chi scrive qualche – per la verità modesta – esperienza personale.

 

Il primo contatto avvenne (una volta entrato nel servizio diplomatico) con un paio di colleghi dell’Est Europa (“comunista”) con cui negoziavamo accordi consolari anticipatori della tutela poi diventata (almeno sulla carta) “globale”.   Questi  “diplomatici” ti convocavano a noiosissime colazioni in  cui l’unico desiderio era che durassero poco. E tutto finiva lì…  Più curioso (e di cui non c’era ragione di cui fare pubblicità alcuna…) fu un incontro con uno delle centinaia  di simpatizzanti ultra comunisti.   Uno era (come si usava..) amico di amici e con gran fervore mi indirizzò un inverosimile invito a recarmi a Berlino Est (sic).

 

A far che?  Due chiacchiere con i diplomatici lì accreditati della… Corea del Nord.

 

Avveniva quattro decadi fa: troppo presto, troppo sbagliato…    La risposta negativa fu facile e prontamente accolta: un’iniziativa politica esplicita (come è quella di queste note…) non abbisogna di segreto, ma di visibilità e correttezza.   E così la linea era tirata e nota per gli anni a venire.

 

Quanto ai Nord-Coreani furono così gentili da farmi pervenire l’”Opera omnia” di Kim Il Sung (il nonno). I volumi (per le rilegature…) finirono in libreria.  Usati dalla madre di mia figlia come salvadanaio: sicura che nessuno mai li avrebbe aperti..

 

Anche per questa ragione uno dei (pochi assai) divertimenti offerti dall’Amministrazione Trump è quello di leggere che molti esponenti dell’”inner circle” del Presidente non dispongano della “Security Clearance” (nulla-osta di sicurezza): cioè non vengano ritenuti atti per la sicurezza nazionale.

 

Se non della loro, figuriamoci della nostra.

 

Ma questo è un altro discorso.

 

 

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