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11/05/2016

Flash | UN GOVERNO GRATTA E VINCI

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Avremmo voluto intitolare questa nota “Salvate il soldato Maria Elena” e dedicare qualche riflessione a colei che – dopo aver guidato la vittoriosa campagna “Matteosubito” – sta ora apprestando aggressive difese intorno al condottiero.  Eravamo entusiasti della brutale franchezza con cui ha liquidato decine di costituzionalisti e milioni di italiani: sono come Casa Pound, voteranno “no” alla nostra splendida riforma.   Picchiare subito e picchiare duro, dare grosso modo dei “fascisti” a chi dissente da un cumulo di abborracciati cambiamenti della Carta costituzionale che fa strame di garanzie, pesi e contrappesi, insomma quell’insieme di norme e precetti che consentono alla comunità nazionale di vivere insieme, di proteggere gli uni, ma salvaguardando gli altri.

 

Non ha lesinato le male parole il soldato Maria Elena e – a muso duro -  ha sparato una castroneria che può passare solo nel loro circolo fiorentino e dei loro frastornati sicofanti: infatti non vi è chi non veda come avere una maggioranza parlamentare che comprende organicamente la legione degli inquisiti verdiniani è cosa ben diversa dall’esprimere una ripulsa  parallela con motivazioni completamente diverse: politicamente ed eticamente.

 

D’altro canto queste sono questioni che l’aggressivo empirismo del “soldato Maria Elena” neppure intendono.   L’indifferenza con cui segue le indagini ancora in corso sulla rapinosa operazione di Banca Etruria, le false e zuccherose motivazioni con cui difese il proprio genitore (“Io lo amo”, “sono la prima laureata in famiglia”, “si alzava all’alba”) confermano che questa vestale del renzismo è veramente capace di tutto e sicuramente seguirebbe il “capo” a Salò. E tuttavia oggi il fiotto di nomine decise da quest’ultimo ci costringe a dare un’occhiata a più serie ed urgenti questioni.       Ci riferiamo all’ennesima “spolverata” alla formazione del Governo e alle sue diramazioni internazionali.

 

Qui l’unico criterio rintracciabile è quello del “gratta e vinci”.   Probabilmente un testo studiato a fondo dal Premier.   Via la Guidi, pausa, torna Calenda (già assistente di Luca Montezemolo in qanto ramopollo di buone famiglie… e qui è a posto la poltrona dello “Sviluppo economico “(ma de che?).   A Bruxelles ci va l’eroico Ambasciatore che – non – salvò Giulio Regeni.   E non importa che questo nuovo Rappresentante all’Unione Europea abbia poca o nulla esperienza di questo strategico settore delle relazioni “esterne” del Paese.   Suona bene, accontenta i diplomatici (ma quali?) e allude all’insoddisfazione italiana per il caso Regeni.

 

Infine il nuovo Ambasciatore alla UE avrà pure “scavalcato” vari funzionari di comprovata esperienza, ma – stando alle compiacenti cronache – sarebbe stanco del caldo polveroso del Cairo e gradirebbe la piovosa umidità bruxellese.     Mica fesso come il nostro povero Giulio che – viceversa – si avvia a diventare (e poveri i suoi genitori…) una ennesima immaginetta del Pantheon nazionale degli eroi-vittime divorati dal mistero…

 

Il tutto dimostra – a completamento di un triennio in cui Renzi ha distribuito decine di bastoni di Maresciallo a vari “caporali”  e ad innumerevoli membri della “nomenklatura” informale del Paese, come nulla conti (e men che meno gli interessi duraturi del Paese…) se non l’impatto mediatico e momentaneo di questa selezione alla “gratta e vinci”.   Forse ispirato da Andy Warhol e dal suo precetto che ciascuno può essere famoso per 15 minuti, ne è diventato il gran sacerdote.  E, del resto, se è toccato a lui, perché non agli altri?

 

Sorprende alla luce di quanto sopra che un anziano guru come il non innocente fondatore di “Repubblica” scomodi concetti come “carisma” (“Matteochissàquando” ne avrebbe , secondo lui, a iosa)  e poi ricordi una lunghissima serie di personaggi politici del passato mezzo secolo: tutti dotati di uno spessore politico e personale oggi sconosciuto.   Non gli viene il dubbio di essere uno dei responsabili di questo decadimento?   E non veda come Renzi ne sia il sacerdote in carica.    Disse Marchionne (fonte la rocciosa Camusso…) “lo abbiamo mandato a Palazzo Chigi per togliere i rottami dai binari….).

 

Missione compiuta.

 

Ed ora?

 

Ma l’Italia comincia a preoccuparsi e non pare far propria fino infondo l’aristocratica affermazione di Benedetto Croce (a Giustino Fortunato che guardava con apprensione le dquadracce fasciste…):  “sono i fermenti della storia…”.    E dunque lasciamo che si depositino….

 

Dovremmo fare lo stesso con le legioni di inquisiti formati da un Partito quale il cosiddetto Partito Democratico?    Sarebbero anche questi i fermenti della storia?

 

Ed allora ben venga – a fronteggiare il soldato Maria Elena – il Sindaco di Napoli De Magistris e le sue evocazioni di involontarie (ma forse meritate) funzioni corporali.

 

A questo siamo nell’anno III dell’era renziana.

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