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09/11/2016

Flash | TRUMP STRAVINCE. IL MONDO PAGA IL CONTO

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Se la vittoria di Berlusconi del 1994 nella piccola e – tutto sommato – insignificante (ammettiamolo e staremo meglio…) Italia, fu una specie di scherzetto, quella dell’”arancione” (artificiale ma a vita, come ci ha insegnato il nostro Silvio…)  Donald Trump alla Casa bianca rischia di diventare un dramma ed è già un interrogativo in grado di influire sulle vite di miliardi di umani.       E cioè bene al di là di quelle di coloro che l’hanno votato e di quelli che l’hanno invano respinto o temuto…. Come la peste.

 

Ma queste apprensioni, drammi psicologici individuali e collettivi vanno ovviamente messe tra parentesi… (magari domani o dopodomani…) Pena auto-condannarsi all’impotenza… come avvenne per molti italiani durante la “parentesi” berlusconiana.   E non ci riferiamo certo alle attuali “elites” (scherzo…. Stanno già arrotando le lingue…) nostrane , quanto a quelli tra noi che – per vocazione o per necessità – non riescono ad isolare le proprie personali vite in una capsula di impotenza e ripiegamento individualistico.   Sarà però dura.  Ed imprevedibile.   Navigare in “Uncharted Waters”, muoversi in una Terra senza mappe.

 

Il primo a saperlo – finito lo show – pare proprio lo stesso Trump il quale – nell’esaltazione di una vittoria che ha sorpreso quasi tutti negli Stati Uniti e nel mondo – ma certamente non lui – si è incollato a “valori” che dovrebbero rassicurare innanzitutto la sua “base” (e dovrebbe funzionare) e possibilmente l’opinione pubblica mondiale.   Manco a dirlo non hanno per niente rassicurato i cosiddetti mercati internazionali (la vampiresca finanza globale) che aveva massicciamente investito (anche in quattrini sonanti…) su Hillary Clinton.   A ragione considerata “amica” dei banchieri, ma non dell’uomo qualunque…  Al quale (esattamente come da noi)  veniva assegnato solo il “godimento” di (alcuni…) diritti civili ma non certo quello di partecipare ad un progetto comune di crescita e futuro comune.  Ovvero di migliorare il proprio status economico-sociale…  Dentro i confini e a livello di cooperazione globale.

 

Oltre-Atlantico nessun pudore o legittimo sospetto hanno bloccato questa specie di ultimatum popolare di fronte ad inadempienze pluridecennali.  Non è Barack Obama ad essere sconfessato (tanto è vero che godette senza difficoltà del secondo mandato… che peraltro ha – volere o volare – sprecato) ma lui stesso si è semplicemente rivelato essere un balsamo insufficiente a sanare una piaga, in dilemma, un “cul de sac” della storia che – per essere negato o letto con gli occhiali del passato (remoto…) non viene tuttavia risolto.

 

Detto schematicamente o brutalmente: il rifiuto di andare avanti comporta inevitabilmente un “tornare indietro”.  A dispetto di coloro che continuano a gingillarsi con schemi e formule morti e sepolti non solo dall’”individuo etico globale” (che peraltro viene soffocato in ogni modo, anche i più sanguinosi…) ma dalla realtà quotidiana degli uomini e donne di tutto il mondo.

 

Ecco allora il “rimedio Trump”: il suo elenco del fare e del considerare: la “famiglia”, i “veterani” (ma de che?  Delle guerre imperiali americane?) e purtroppo il conto della mancata risposta riformista e progressiva – negata da ormai tre decenni – verrà pagato da quegli stessi che (magari rozzamente, senza eleganza e buone maniere…)  hanno ora collocato le loro aspettative in una Presidenza Trump.   D’altro canto cancellare questi postulanti o definirli “illusi” non servirebbe a molto. E non servirà.   E non solo sull’altra riva dell’Atlantico…

 

E’ già accaduto che avere ignorato e strumentalizzato le prospettive di sviluppo del Terzo Mondo (così si chiamava quando ce ne erano altri due: uno ad Est e uno ad Ovest) ha portato alle attuali mortifere migrazioni planetarie.   Altro che sorpresa o costante della storia umana… semplicemente inerzia, nuove “colpe” dopo il massacro coloniale…

 

Questioni “scoperte” solo ora che è troppo tardi.  Irrisolvibili con i “mezzi di bordo”… a meno di credere fattibile il “muro” di Trump con il Messico ed anzi di estenderlo a tutto l’emisfero Nord.   E comunque non basterebbe ed abbandonerebbe Australia e Nuova Zelanda (assai care ai cugini americani…), lasciando a sé stessa l’America Latina.

 

E poi ripristinare un bilateralismo dei grandi (USA, URSS): magari mettendo da parte il Terzo vero grande, la Cina.  Chiudere anche formalmente le Nazioni Unite (la “Famiglia delle Istituzioni specializzate”)?   Lo abbiamo detto: acque – e terre – inesplorate.

 

Il tutto senza considerare che il “tiro al piccione” sugli Afroamericani non è un rimedio per la più visibile delle contraddizioni interne.  Non la sola.

 

Per ora rassicuriamoci ricordando che il sistema “a monarchia elettiva” (inventato dalle tribù primitive e mai veramente aggiornato…) comporta oggigiorno anche una rassicurante collegialità delle “catene di comando” nazionali.  Funziona a Washington e fin qui ha funzionato (bene o male…) a Roma.

 

Per oggi basta…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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