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10/04/2017

Flash | TRUMP E IL 38 PARALLELO

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Correvano gli anni ’50 del secolo scorso e chi scrive viveva l’infanzia (senza esserne evidentemente consapevole) di uno dei tanti “baby boomers” ( ovvero gli “antenati degli attuali “millennials”…) concepito in guerra e nato in pace.   La radio (la televisione era – almeno in Italia – di là da venire) portava fino alle nebbie della città della provincia padana in cui crescevo suoni e notizie di luoghi remoti e di misteriosi conflitti.   In particolare mi colpivano gli avvenimenti  – pressoché agli antipodi – della penisola coreana.  Lì era in corso l’anticipazione di quel conflitto Est-Ovest sotto il quale – come tutti – sarei poi cresciuto fino al fatidico 1989 e al crollo del Muro di Berlino.

 

Il 38 parallelo era per me il magico luogo dove si scontravano i “buoni” e i “cattivi”.  Anche se non sapevo bene quali fossero gli uni e gli altri tra “Nord” e “Sud” Coreani e poi gli Americani e i Cinesi e poi il fiume Yalu (così diverso evidentemente dal Po in cui d’estate si poteva fare il bagno… e i “grandi” pescare).  Tanto mi risuonava questo trentottesimo parallelo da essere diventato  il luogo simbolo in cui: ci si doveva fermare.   Così la bruciante medicazione delle mie scorticature si doveva fermare al punto x della scorticatura.  Non per altro ma per evitare il bruciore dell’alcool.

 

E’ forse per questa ragione, per questa memoria (che credevo sepolta ed invece riaffiora…) che dello scorso fine settimana ciò che più mi ha colpito non è stato né il bombardamento USA in Siria, né l’attentato “spicciolo” di Stoccolma, né il massacro interreligioso di Alessandria d’Egitto: entrambi i fatti episodi sostanzialmente routine della Terza Guerra mondiale “a rate” di Papa Bergoglio.  Viceversa vedere veleggiare la Sesta Flotta americana (comandata da una ufficiale afro-americana di appena mezz’età… tipo eroina di Star Wars…) verso la penisola coreana ed in particolare quel Nord dove “regna” il piccolo Kim, ebbene questo è stato uno choc.   Una stura di riflessioni sul carattere circolare della storia.  E sull’evidente assenza di un qualsivoglia “progresso”.

 

Non fosse tremendamente serio, il tutto farebbe pensare ad un “manga”: il gigantesco americano (130 chili, parrebbe) si appresta a schiacciare il mostricciattolo asiatico: piccolo ma crudele… Ed inflessibile nel suo storico oltranzismo che neppure il gigante cinese riesce a contenere e disciplinare.

 

Fin qui fiabe del passato, ma purtroppo spettri del presente ed immediato futuro.

 

D’altro canto la messa in moto dell’Amministrazione Trump (si fa per dire, dato che non è affatto chiaro chi comandi a Washington dietro la tonitruante facciata trumpiana) ha già comportato un’inversione di 180 gradi rispetto ai proclami elettorali dell’”America First” e di un neo-isolazionismo rivolto verso il proprio stesso Paese.  Anzi… Parrebbe quasi che il vero nemico degli Stati Uniti fosse il “self-restraint”, la prudenza obamiana).  Ora si fa sul serio: pompieri e piromani non sono più avversari ma due facce della stessa medaglia.

 

Ripete il Papa: “la guerra è la tragedia dell’umanità”.  Evidentemente non per tutti, forse questo vale solo per la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne del pianeta.  Non per quell’uno per cento di chi non solo assomma la stragrande maggioranza delle risorse, ma anche la forza del comando.

 

Dunque si annuncia una Pasqua difficile.  E non è detto che verrà seguita – come è nella tradizione cristiana – da una resurrezione.

 

 

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