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12/09/2016

Flash | RITRATTI DI FAMIGLIA TRA FARSA E TRAGEDIA

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Non che ci aspettassimo grandi novità rientrando nel Belpaese da un altro bel Paese nel quale l’arte di governo rimane illusionistica anche se ormai conciliante col suo stesso popolo (Cuba).

 

Ancorché tuttora uguale a sé stessa.

 

Eppure da noi il quadro è sempre più disperante. E sempre meno mascherato da un belletto  mediatico e botulinico che – se poteva coprire vecchiezza ed antiche rughe – non può certo risanare piaghe mai cicatrizzate e quelle nuove che si aprono dappertutto.   Si pensi soltanto al “caso Roma” ove il famoso graffito dell’indomani della “Liberazione” “aridatece il puzzone” potrebbe essere rinnovato con un inverosimile: “aridatece il matto”…

 

E non è un caso che il Vaticano (vero e proprio primo cittadino della Capitale) faccia uscire in suoi calibrati appelli con cadenza ormai settimanale.  Quanto a noi ci basta affacciarci alla finestra o uscire sotto casa per vedere ciò che il Cardinale Bertone non può vedere dall’alto della sua santa “penthouse”: una zozzura totale.  E fosse solo quella fisica…

 

Il resto rimane ugualmente immutabile con l’aggiunta che sempre più i “politici” parlano di sé stessi (e chisse ne frega) e non di noi. Che li manteniamo…  Ma non è “Matteochissàquando” a preoccuparci, o a meravigliarci con le sue rozze assicurazioni di benevole concessioni post-futura vittoria referendaria (a sì?!) quanto il maligno incrocio tra vecchi e nuovi padroni. Confermando che l’Italia  tra i suoi – ormai pochi – primati può vantare quello di inverare il detto popolare: “il peggio non è mai morto”.      Di più: qui scatta la farsa. Non soltanto con il caos (caos “creativo”?) che regna  nel futuro Partito maggioritario (o meno minoritario…), i Cinque Stelle.

 

Qui ci preoccupa il meccanismo post-moderno della formazione del consenso che non è – come si pretenderebbe – quello della democrazia telematica, bensì (e già stato variamente detto e soprattutto “pro domo loro” dei padroni probabilmente uscenti ) quello di un’assise privata (la Casaleggio Associates) di ultima istanza che di fatto non può non vanificare la democrazia rappresentativa. O quello che ne resta.

 

Il che peraltro già avveniva mezzo secolo fa con le tessere di partito ai morti, pacchetti fiduciari malavitosi, voto di scambio, eccetera eccetera.   Anche qui ridateci le scarpe spaiate pre-elettorali del “Comandante” Lauro, nella Napoli degli anni ‘50. D’altro canto – lo abbiamo già detto e gli Italiani dovrebbero saperlo – i pifferi di montagna andarono per suonare e furono suonati – il tentativo “scientifico” capitanato da Renzi in persona ed incautamente affidato al coniugio tra cattiveria ed ignoranza (il duetto Finocchiaro Boschi?) di realizzare una controriforma che svuoti la Costituzione e riduca ai minimi termini  (Italicum+revisione costituzionale) la rappresentanza e la sovranità del voto popolare diventa sempre più manifesto.  Tocca ai “castrandi” Italiani soffiarci sopra ed affidarlo (almeno a Roma) al rinnovamento dell’AMA…

 

Ovvio che tutto ciò preoccupi la nomenklatura politica timorosa di perdere la “pagnotta”.  Meno ovvio che chi dovrebbe tacere (Papa Ratzinger insegni…) come il già Presidente Napolitano intervenga settimanalmente per confondere le idee agli Italiani e sposi toto corde le fanfaluche renziane sul nuovo contro il vecchio.  E, d’altro canto se avesse voluto promuovere qualsivoglia riforma poteva approfittare del  vasto tempo accordatogli.

 

Purtroppo nel caos attuale è andato anche smarrito l’antico uso degli anziani: sempre pronti a dispensare esperienza e saggezza, mai a imporre il futuro a chi il futuro – giustamente – lo vivrà.   Dispiace per chi ha direttamente conosciuto se non altro, modi e stile dell’ex Presidente, ma tant’è: forse tutto ciò era iscritto nella sua storia personale ed in una visione “aristocratica” che – a noi – ha regalato ben tre Presidenti del Consiglio.   Che viceversa avremmo – quanto meno – voluto sceglierci da noi…

 

D’altro canto non va meglio sull’altro versante.    Qui a noi non ha stupito più che tanto il casotto capitolino… anche se le dimensioni vanno di là del previsto, sia sul piano strategico (chi siamo, dove andiamo, dove va la capitale d’Italia), che su quello tattico: da chi far realizzare i pur confusi obiettivi, con chi realizzarli, da chi farci aiutare.  Viceversa il tasso di dilettantismo ha rapidamente travolto ogni “sacchetto di sabbia” di credibilità.  Anche personale della (da noi votata per molte ragioni anche di apertura di credito e di pur moderata speranza) neo-sindaca.

 

In ogni caso che fretta c’è?  Roma sopravvive da quasi tremila anni… ed ora da una cinquantina… di “rinnovamento”.

 

Viceversa ci preoccupa un pur preliminare scrutinio della dirigenza politica che il movimento grillino è in grado di sfoderare.    Una preoccupazione confermata dalla diretta – anche se superficiale e “sociale”  conoscenza di uno dei “quadrumviri” grillini, Alessandro Di Battista. Le caratteristiche ci sono tutte dal Guevara dei “diari della motocicletta” (l’originale ci perdoni dal cielo degli eroi) fino al Varoufakis in moto alle riunioni del gabinetto di Atene.  Ma pur sempre dotato di un curriculum accademico di economista vero anche se controcorrente-

 

Qui tutto è nella chiave – anzi chiavetta – italica.  E tanto meglio se il Grillo a nuoto tra Scilla e Cariddi rievocava il Mussolini a torso nudo (possente) a cavalcioni del trattore della “battaglia del grano”.  Per non parlare del “furbetto” dell’Arno. Bertoldino?…

 

Su entrambi  (o sono tre?) i fronti siamo sempre allo stesso punto.    Dopo decenni e decenni.   Come se nulla fosse passato.. e potesse ancor più passare.

 

 

 

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