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12/02/2018

Flash | RINCOGLIONITI?

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Che gli Italiani siano “a pezzi” è evidente constatazione.   Perfino la sagra nazional-popolare di tardo inverno (o precoce primavera?) di Sanremo è passata con una specie di innocuo auto-trionfo ma senza lasciare traccia alcuna.

 

Certamente le sensibilità e le capacità di reazioni che siano ad un tempo empatiche ma razionali sono da tempo (quanto?) in caduta libera. La facile battuta sulla memoria collettiva ed individuale degli Italiani simile a quella dei “pesci rossi” (quelli in vaso…) è ormai un truismo largamente accettato.     Eppure sentirsi appellare da “rincoglioniti”  dal “Che Guevara” (da “I diari della motocicletta” dell’eroe romantico della rivoluzione cubana) ovvero il “delfino  mancato” dei “Cinque Stelle” (di nuovo perché non sette o dieci data l’insignificanza del termine…) Alessandro Di Batttista ha suscitato un certo scalpore.   Soprattutto data la concomitanza con la campagna elettorale che nei piani della sorta di “Spectre” che dirige il “movimento” dovrebbe chiudersi con l’inevitabile e “meritato” trionfo.

 

Primo Partito del Belpaese, così dicono i sondaggi e – nelle intenzioni – comunque destinato ad avere un ruolo centrale di Governo.   All’uopo è stata ramazzata una compagine di aspiranti Ministri a far corona al giovanotto campano che dovrebbe – nientepopodimeno – assumere il ruolo di Primo Ministro.    E così potremmo dire con facile ironia godere dei vantaggi di cui già godono i cittadini di Roma (o quelli di Torino e così via…) e magari il Di Maio potrebbe tenere i propri colloqui riservati sul tetto di Palazzo Chigi.    Così come quelli tenuti a suo tempo dalla neo-Sindaca Raggi.    Peraltro a processo (per direttissima: a giugno prossimo)…

 

E, dunque, forse anticipando il successo del 4 marzo, il Dibba inferiva non senza “Wishfull Thinking”  che gli Italiani fossero “rincoglioniti” e dunque pronti ad affidare il proprio Paese ad un pugno di carneadi paradossalmente smascherati dal più inverosimile “Statista” di cui l’Italia dispone: Silvio Berlusconi…   Passato da tardivo ed impenitente seduttore a nonno avvertito e sollecito.    Impegnato – praticamente in solitaria – a salvare dai nullafacenti pauperisti (5Stelle) il “Paese che ama”.

 

Ed allora perché sorprendersi delle pubbliche enunciazioni del Dibba, “battitore libero” di un’accozzaglia che pure in Italia aveva conosciuto non banali precedenti già all’indomani della Repubblica con l’anticipatore “Uomo Qualunque” di Goglielmo Giannini.    Eppure lo dovremmo sapere: la storia si ripete prima in farsa e poi trascolora in tragedia.

 

Salvo che la memoria nazionale è quella – appunto – dei pesci rossi.

 

E poi perché stupirsi quando il prestigioso Museo Egizio di Torino (“si parva licet”…) pratica sconti speciali alle coppie arabe, o almeno islamiche…   Come ha giustamente rilevato la non stupida leader di “Fratelli d’Italia” (ci risiamo…) sarebbe come dare l’ingresso gratuito agli Unni al Museo Romano.  Così agli Arabi con gli Egizi.  E, del resto, non è forse quello che fa il glorioso e roccioso Ministro Minniti che paga i Libici per tener lontani da noi, anche torturandoli o schiavizzandoli  i Neri dell’Africa sub-sahariana.  D’altro canto è quello che gli Arabi facevano per conto dell’Europa negli almeno duecento anni della schiavitù trans-oceanica.

 

Dei fatti di Macerata non parleremo più, almeno fino a quando tra quasi due settimane dal loro svolgimento (la tragedia della giovane donna e la tentata strage della “vendetta”) il rituale prevede una “responsabile” ed unitaria risposta democratica fissata – chissà perché – al 24 febbraio.

 

D’altro canto è abbastanza evidente che – come spesso succede a noi Italiani (rincoglioniti” o no…) – ci troviamo ad essere specchio e talora anticipazione di fenomeni planetari.   Quelli progressivi, ma anche (nel secolo appena trascorso soprattutto) quelli di più perfida e distruttiva irrazionalità.

 

Difficile farsi auguri, perfino quelli leggeri di San Valentino.   Forse uno solo, magari quello di riuscire a mantenere almeno un po’ di quello che una volta si chiamava “buonsenso” nonostante l’inarrestabile flusso di fatti (veri o finti, spesso orribilmente tragici) appartenenti al genere complessivo del “dito e la luna”.

 

 

 

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