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23/05/2016

Flash | Questione umanitaria o questione globale?

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Per un paio di giorni le Nazioni Unite si riuniscono in un – nientepopodimeno che – “Vertice Umanitario Mondiale”.   E dove lo fanno?  Beh, è semplice: in quella Istanbul dove regna l’aspirante sultano Erdogan.   Sarà per lui un felice intervallo in mezzo al sempiterno massacro della minoranza kurda, alla co-gestione dei massacri siriani, alla repressione feroce delle libertà nel suo stesso Paese continuamente ricacciato nell’autocrazia a dispetto di una società – e di milioni di giovani – convinti che il progresso non si misura in chilometri di autostrada, né nel proliferare di ponti sul Bosforo.

 

D’altro canto l’ONU continua nel suo inutile mestiere “decorativo” e fintamente suppletivo eredi un vuoto di cooperazione internazionale come non si era conosciuto neppure nei tempi più oscuri della Guerra fredda.  Senza contare che aver preposto all’unico embrione di Governo mondiale uno scipito personaggio come Ban Ki Moon costituiva un’ipoteca ed una dichiarazione di intenti negativa da pare dei maggiori Stati Membri (Italia inclusa).

 

Lo stesso fenomeno di denegazione dell’integrazione positiva – regionale e globale – che ci ha regalato uno Juncker a Bruxelles (e si guardi al disperato travaglio dell’Europa…) ha spazzato infatti via ogni ipotesi di reale cooperazione trans-nazionale: oltre, fuori e dopo l’assetto che ci ha regalato due guerre mondiali.  Oltre naturalmente la possibilità, anche teorica, di regolare e disciplinare la globalizzazione.

 

Infatti non abbiamo solo Ban e Juncker, ma anche la dame “Rive Droite” Lagarde al Fondo Monetario (al posto del politicamente scorretto e potenzialmente eversivo nonché intrappolato dal “democratico” Sarkozy, Strauss Kahn… reo di presunte e forse orchestrate “violenze” sessiste) e tanti altri in una corona di rappresentanti di poteri più o meno occulti.  Anzi non del tutto occulti dato che figurano in quel loro “elenco del telefono” costituito da quei “Panama Papers” che registrano i loro mostruosi e “segreti” averi.    Quello – sia detto per inciso – è l’organigramma dell’unico vero potere che sovraintende alla gestione della globalizzazione….

 

Una globalizzazione che lascia fuori almeno i due terzi dell’umanità.

 

Per loro ci sono le buone parole che – senza dubbio – sortiranno dalle chiacchiere imbalsamate della “due giorni” sul Corno d’Oro.  Del resto la realtà non la vede solo chi non la vuole vedere o- peggio – la vuole nascondere.  Un esempio a “ciccio di sedano” (come direbbero i vecchi Stanlio ed Ollio) è quello del nesso immigrazione/sviluppo.   Ricordiamo la storia del problema.   Già nei primi anni ’80 del secolo scorso l’OCSE (i “tecnici”, non i Paesi membri) aveva mostrato come le “piramidi” delle età- ovvero il rapporto tra numero dei vecchi e numero dei giovani- (esempio: riva Nord e riva Sud del Mediterraneo) ci condannassero all’attuale caos… a meno di promuovere crescita e consenso nei Paesi poveri.   E’ stato fatto il contrario: rapinarne le risorse, appoggiare i dittatori, rifiutare la vera cooperazione (cooperazione… non la carità propugnata dal povero Pannella e dalla sua campagna “anti-sterminio per fame”).

 

Ed ora arriva il conto….   Ma niente paura: quei Paesi che ci faranno da “kapò” (sigillando le loro frontiere…) riceveranno congrui aiuti.   Ma non per la crescita e l’utilizzo delle loro risorse, bensì per trasformarsi da sé in prigioni sigillate.   Ovviamente alla lunga non funzionerà, ma darà respiro agli spaventati governi europei.

 

Ed intanto l’Onu ad Instanbul si esibirà in un vano esercizio oratorio.   Di più, tenterà di ridurre un “divide” storico-politico  sempre rinviato, sempre messo tra parentesi e ridotto ad una questione tipo i libri ottocenteschi sul pauperismo determinato dal “progresso” industriale nella Gran Bretagna dell’Ottocento.

 

Ed infatti il termine da utilizzare non sarebbe “umanitario” bensì “diseguale”.  Diseguale in un “solo mondo”. Con conseguenze ormai globali.

 

Altro che “far del bene”, aiutiamoli a casa loro, applichiamo a tutti i principi democratici e via inventando o scimmiottando Papa Bergoglio.   Il quale – sia detto per inciso – comincia a muoversi sul filo sottile del “detto”, più che su quello del “fatto”…

 

Per queste ragioni il garbato e buonista approccio sciorinato su “Repubblica” dall’amico Roberto Toscano (“La contraddizione degli aiuti umanitari”) non convince per nulla: infatti non ci troviamo di fronte a buone intenzioni frustrate da una dura realtà, bensì a male, malissime intenzioni camuffate da buone.

 

Infine – “si parva licet comparare grandis” – gli sviluppi politici in Italia si muovono nella stessa logica: mentire, mentire ad oltranza, capovolgere i ragionamenti e la realtà.  Tentare di smantellare le garanzie costituzionali con il consenso dei cittadini-vittime.   Aggredire i contenuti democratici, governare con avventurieri e trasformisti reazionari ed accusarne con l’epiteto (inventato ed immotivato) di “populisti” le vittime stesse cioè i cittadini refrattari all’orchestrata propaganda.  Eccetera, eccetera.

 

Sta funzionando in America con Donald Trump. Perché non dovrebbe durare con il piccolo Renzi?   Dicono di tutto e fanno e faranno il contrario.  L’unico risultato sarà che la realtà picchierà ancora più duro.   Fino al giorno in cui a pagare saranno tutti.  Servi e padroni.

Infine una modesta proposta, per sollevarci il morale: nominare una commissione parlamentare per accertare e quantificare non già il tasso di corruzione del PD, bensì gli asseriti centimetri di cellulite della sentenziosa ministra Boschi, la “vera” partigiana.

Come disse il poeta: “E lasciatemi divertire” (Aldo Palazzeschi, 1910).

 

 

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