Flash

25/03/2016

Flash | PASQUA SUL NILO? O NELL’ITALIETTA?

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L’Egitto di Al Sisi ha fatto i suoi compiti a casa per “soddisfare” il Paese dei Campanelli, cioè noi o meglio l’Italia renziana.  Quella cioè che – al più – è stata infastidita dall’”incidente” che si è messo di traverso su lucrosi affari e preziose sintonie geopolitiche (vere o presunte) che si frappongono tra “noi” e la verità.    Francamente non ci sentiamo di rimproverare – ora – l’astuto erede dei Faraoni.    Anzi loro ci resteranno male quando vedranno che l’opinione pubblica italiana (quello che ne resta) è più che mai irritata dalla “ricostruzione” cucinata al Cairo.

 

Sintesi.   Regeni era stato rapito da malfattori e potenziali estortori.   Poi, siccome “resisteva” veniva ucciso…. In almeno tre giorni, a rate… Fortunatamente la polizia egiziana catturava i rapitori e li ammazzava tutti e, in una “splendida” operazione interforze sterminava i “colpevoli”: muti per sempre. Non si sa come.  Grazie a Dio tutti i documenti di Regeni venivano “ritrovati” nel covo dei mariuoli.     Prendi fesso Italiano il tutto, incartalo e portalo a casa.

 

Davvero pensano di avere di fronte sessanta milioni di idioti?   Magari no, ma è il meglio che potevano fare dopo il sanguinoso pastrocchio.    Per di più completamente inspiegabile nel suo sadismo.   Ma non importa: tanto il Governo Renzi ci vuole bene pensa la dittatura egiziana, si tratta al massimo di fornirgli una “piccola” foglia di fico.     Forse questa basterà a questo Governo e a questo Premier.   Non a noi.   E non dovrebbe bastare neppure ad un Presidente della Repubblica che aveva dato formali assicurazioni ai disperati genitori di Giulio.

 

Li farà contenti consegnandogli al Quirinale i documenti e gli effetti personali del loro martirizzato figliolo?

 

Ma facciamo un piccolo passo indietro ed invece di “cooperare” con le autorità egiziane andrebbero usati i più duri strumenti della ritorsione diplomatica e politica fino a costringerli alla verità. Quella vera.   Qualunque Paese degno di questo nome, lo avrebbe già fatto.  Invece di addentrarsi in una compiacente “melina” che – come ovvio – li aveva convinti di avere di fronte una posizione di facciata.   Interviste compiacenti a domicilio, osanna ad Al Sisi (“colomba” del Nilo) portato addirittura al rango di nostro saggio consigliere per la politica libica dei bambinetti di Roma.

 

Ed allora perché preoccuparsi troppo della credibilità di una “toppa” raffazzonata per gente assai di bocca buona, di facile contentatura.  Insomma si “bevono tutto” ed anzi ringraziano anticipatamente come ha fatto “La Repubblica” inginocchiata (ma chi ce l’ha mandata e perché?) nella Canossa sul Nilo.

 

Sembra a noi che l’inchiesta sui tragici fatti, più che al Cairo vada fatta a Roma e se al Cairo all’Ambasciata d’Italia nella Capitale egiziana: esempio, cosa sapevano di Regeni (che dopo tutto era comunque un Italiano se non di riguardo,  certo di interesse), da quanto sapevano della sua sparizione, perché hanno fatto proseguire una visita ufficiale governativa italiana fino alle “firme” degli accordi mentre il giovane veniva straziato, se i due eventi erano anche parzialmente coincidenti.   Interrogativi che non si rivolgono al sinuoso Al Sisi bensì alle nostre autorità locali e a Roma.

 

Non sarà che il caso Regeni era già vissuto come un “incidente di percorso” sulla luminosa strada della “coperazione” bilaterale? E non potrebbe la sostanziale “noncuranza” di Ambasciata e Governo italiano aver dato una qualche via libera a ciò che oggi virtuosamente lamentiamo?

 

Di più ricevendo uno sberleffo addizionale con un mucchio di morti e pezzi di carta a casaccio.

 

Indaghino qui e lascino gli Egiziani di fronte alle loro – vere – responsabilità.   Il resto è fuffa e perfino un via libero a nuove intollerabili provocazioni.

 

E chiudiamo così la settimana di pasqua.

 

 

 

 

 

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