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09/03/2017

Flash | PAROLA D’ORDINE: FERMI TUTTI

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Il nostro gradevole amico Paolo Gentiloni – in presenza della travagliata eclissi del suo predecessore, quello che fino al 4 dicembre scorso passava sotto la denominazione inventata dalla Boschi di “Matteosubito” – appare come l’eroe del film “HardBoiled” il “Grande sonno”: nulla si muove, tutto tace.  L’Italia è entrata in un letargo apprensivo ma – tutto sommato – fiducioso.

 

Ci spieghiamo con un paragone romanzesco o di vita marinara.  Arriva il tifone, ogni manovra è inutile, paradossalmente il luogo migliore dove aspettare il ritorno della quiete è nell’occhio del tifone medesimo… appunto senza manovra alcuna .   In sostanza lo scrupoloso rispetto del motto nazionale “Io speriamo che me la cavo”.

 

Fuori dal Belpaese la situazione è quella che è: in un mondo insanguinato, squilibrato, nell’eclissi di ogni strumento di regolazione non armata internazionale, nessuna transizione pacifica appare realistica.  Tanto più perché tutte indistintamente le élites internazionali si rifugiano nelle baggianate del “sovranismo” (nuova denominazione di “populismi planetari”).    In breve ricorrere ad un’omeopatia globale che simula di risolvere i mali del mondo ricorrendo a quei “valori” che nel secolo scorso hanno “legittimato” ben due guerre mondiali.  Allo stesso tempo l’unico rimedio allopatico della specie umana – la cooperazione internazionale regolata – è arrivata alla “rottamazione”.  Muri, violenza, cecità, “prima “noi” poi, eventualmente gli altri sono le “nuove” parole d’ordine.

 

Insomma un contesto che legittima il coma farmacologico decretato e realizzato ed interpretato perfettamente dal duo Mattarella Gentiloni. Peccato che questa situazione politica cada dopo un decennio – più decenni – di crisi italiana: fanalino di coda nella pur modesta crescita europea, popolazione record di vecchaia e di abulia, perfino nell’esangue Nord del mondo, assenza di qualunque progetto “nazionale”.       Di più: non basta…     infatti ciò che più dovrebbe spaventare è l’asfissia della cosiddetta offerta politica.

 

Il partito fin qui di maggioranza relativa – il PD – sta morendo mentre tentava di “cambiar pelle” trasformandosi da rappresentanza dei ceti subalterni ed innovativi in alfiere prezzolato della post-modernizzazione, l’opposizione non esiste ed è surrogata dalla rappresentazione teatrale messa in scena dall’ex comico Grillo che – ove vincesse – rischia di distruggere perfino le macerie (in cui viviamo) della neonata (vero… ancora dopo più di mezzo secolo di precaria esistenza) Repubblica.    Il “caso Roma” non è infatti il “caso Raggi” – quella passata dalla maggioranza assoluta di consenso – al record di dissenso inclusi coloro che (come noi stessi…) l’avevano votata…

 

Ecco perché l’unica parola d’ordine ragionevole (cioè: evitare guai peggiori…) è quella “fermi tutti”.  Ed ecco perché lasciamo l’appello al voto “subito” agli scalmanati ed ignoranti “sovranisti”.   Votare chi, per che cosa?    Meglio aspettare e nel frattempo accontentarsi dei timidi segnali di risveglio paradossalmente provocati dall’altrui oltranzismo.   L’esempio del mini-Vertice europeo di Versaillles della scorsa settimana con i “segnali di risveglio” provocati non da consapevolezza ma dalla necessità di reagire in qualche modo al “trumpismo”….

 

Ed infatti c’eravamo pure noi…  Anche se sarebbe bello se l’Italia facesse nel frattempo qualcosa di più del rafforzamento in corso della propria immagine di “Paese banana”.  Con la sostanziale detassazione dei plutocrati che decidessero di “traslocare” nel Belpaese…

 

Ad esempio risparmiando agli Italiani – giovani in fuga ed in cerca di opportunità ed anziani in cerca di sopravvivenza – la fuga da un Paese che ignora entrambi…

 

La morale… non della favola, ma dell’incubo, si riassume a nostro avviso con una bella frase di un grande misantropo, ance lui “attore” ma molto di più: Eduardo De Filippo.

“A da passà la nuttata…”.

 

E all’alba vedremo se saremo sopravvissuti.

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