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05/05/2017

Flash | PARLAR D’ALTRO

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Mentre siamo alla vigilia del cruciale secondo turno dell’elezione presidenziale francese (nelle quali la scelta è tra un levigato robot e una pasionaria fascista), a tre settimane dal Vertice G7 di Taormina oltre naturalmente in presenza dell’impasse sulla legge elettorale in Italia e mentre Trump (leader del “mondo libero”?) studia nuovi colpi di teatro del tipo di colloqui a quattr’occhi con il dittatore coreano Kim terzo, ebbene mentre tutto ciò impende che si fa (meglio che si dice) in Italia?

 

Ebbene, visto che il polverone sollevato da un magistrato di provincia intorno alle possibili malefatte (ed implicazioni planetarie….) delle Organizzazioni umanitarie va scemando o – peggio – produce solo assalti di bande neo-fasciste alla sede romana di Organizzazioni Internazionali (come quella pluridecennale sulle Migrazioni) il dibattito si sposta sul diritto di difesa o meglio sulla licenza di uccidere concessa dallo Stato ai cittadini impauriti dalla delinquenza comune.

 

Certo i problemi di violenza esistono – e non solo tra “delinquenti” – e circoscriverli alla “notte” o ai soli ladri (preferibilmente non italiani…) testimonia più di un endemico “parlar d’altro” che di un “buon governo” o di una dialettica politica all’altezza dei problemi sul tappeto.

 

Peggio. Non soltanto si tratta di un parlar d’altro ma – esattamente come nel caso dei migranti – il “dibattito” viene sistematicamente spostato dalla sostanza ad una retorica che neppure la “massaia di Voghera” (scoperta da Umberto Eco decenni addietro) riterrebbe minimamente congruo.  Il linguaggio – e i gesti stessi – hanno raggiunto una bassezza che stride con la retorica difesa dei nostri “costumi”.   Che un aspirante Primo Ministro parli di “taxi del Mediterraneo” proprio quando le ONG possono esibire a questi aspiranti becchini di Stato i cadaveri di donne incinte, morte affogate o di violenza con i loro stessi figli, ebbene tutto ciò conferma il degrado di un intero Paese ed in primo luogo della sua squallida ed immarcescibile nomenklatura politica.

 

Gli stessi che rifiutarono di adeguare le norme italiane a quelle internazionali sulla tortura da noi già ratificate (a chiacchiere…) con il pretesto di preservere un “interrogatorio un po’ robusto” (dai dibattiti parlamentari dell’epoca) ora starnazzano sulla “difesa dei propri cari”… difesa preventiva ben s’intende.

 

Non solo, ma personalmente riteniamo più socialmente pericolosi dell’ipotetico Arsenio Lupin terzomondista o Est-Europeo i banchieri italiani (tipo Banca Etruria di boschiana memoria) che hanno polverizzato risparmi di intere modeste esistenze.  Ma tant’è… chi – spinto al suicidio (casi reali) – ritenesse di eliminare preliminarmente chi ha distrutto le sue sicurezze non godrebbe certamente addirittura di non “giudicabilità”, assoluzione preventiva ed automatica come invocano destre e leghisti e – perché no – quei roussoviani (da Rosseau…. Figuratevi…) dei “Cinque stelle” .  Naturalmente nelle loro farneticazioni pseudo-democratiche ignorano che proprio dentro Rousseau si cela non già la democrazia diretta, “pura”, quanto piuttosto la critica del “demone” dell’illuminismo.  Cioè di quel poco che ci resta a presidio del vivere civile.

 

Ma in questo “parlar d’altro” che sconfina con “l’insostenibile leggerezza dell’essere” che caratterizza il Belpaese si cela un numero infinito di guasti ed è forse a sua volta all’origine della nostra incapacità di uscire dalla crisi strutturale in cui ci troviamo.  In Europa noi soli: come e perfino peggio delle astute “cicale” Greche.   Un solo esempio: di fronte al fiume inarrestabile del razzismo, dell’ignoranza, dell’ottusità esibita come la “cravatta della domenica” sul tema delle migrazioni, ebbene di fronte a ciò sono sempre più flebili le voci di chi ricorda un paio di fatti (fatti non opinioni come quelle del giudice siciliano): gli italiani (sì proprio noi…) sono sopravvissuti per oltre un secolo grazie ad una emigrazione di massa… che non era solo di onesti lavoratori ma anche di mafia, “mano nera” e chi più ne ha più ne metta come i cosiddetti colonizzatori dell’Impero italiano in Africa Settentrionale ed Orientale.

 

Un ottimo saggio romanzato appena uscito da Sellerio ricorda come noi vivemmo il “fardello dell’uomo bianco” di Kiplinghiana memoria: rapine, massacri, stupri e così via.  Altro che opere di civilizzazione… Fateci ridere, anzi smettete di farci ridere.    E appunto di parlar d’altro.

 

E, quanto alle migrazioni e al ridicolo “rimandiamoli a casa loro”, qualcuno rispieghi all’opinione pubblica (si fa per dire) che da almeno trent’anni il bacino mediterraneo era esposto ad uno dei più gravi squilibri demografici della storia: il lato europeo vecchio e marcescente, il lato sud ricco solo della propria demografia…  Avessero rubato meno sugli spiccioli della cooperazione, avessero sostenuto meno i peggiori dittatori ed arretratezze non sarebbero costretti – qui da noi – ad inventarsi una specie di “apartheid universale”.

 

Era stato detto – invano – quasi mezzo secolo fa.  Ora siamo alla “venticinquesima ora”.     E difficilmente ci salverà il Procuratore di Catania.

 

 

 

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