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09/11/2017

Flash | OSTIA: L’ATLANTIC CITY DE NOANTRI

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Donald Trump che – come è noto – ricopre per volontà degli elettori statunitensi (e – a quanto pare – del KGB russo…) l’incarico di leader del “mondo libero” si trova in questi giorni a Pechino ove può constatare – rinchiuso nella successione rituale di cortili della Città proibita – l’avvenuta profezia del “quando la Cina si sveglierà”…  Una profezia di quel Napoleone Bonaparte che oltre due secoli fa non riuscì a federare sotto di sé l’Europa continentale, tracciò, nel bene e nel male, quello che sarebbe stato il nostro futuro.

 

Ma, mentre in Asia si configura un possibile conflittuale “condominio” di cui già scriveva George Orwell all’indomani della seconda Guerra mondiale (“1984”), anche qui da noi si percepiscono fermenti del “nuovo” mondo che ci si prepara.   E dove, in particolare?

 

Semplice: ad un passo dalla Roma capitolina in quella Ostia passata dai pudici fasti balneari fascisti ad una sorta di Atlantic City de Noantri, caratterizzata dal malaffare, da bande rivali, da un dominio mafioso intimidente, da una congerie etnica basata su tutto meno che da una convivenza armonica e creativa.

 

Tutti abbiamo visto (e qualcuno con giubilo più che idiota, ferino) la tronfia violenza esercitata su di un “fastidioso” giornalista televisivo, “reo” di inopportune domande sui legami tra malavita locale e successo elettorale della formazione di estrema destra “Casa Pound” (così denominata dal nome e dalla memoria di un poeta ed intellettuale statunitense convertito al nazi-fascismo e salvato dal manicomio criminale da – nientepopodimeno – Ernest Hemingway…) .   L’insistenza professionale del giornalista provocava (!?) una dura (e perciò lodata…) reazione del corpulento intervistato. Uno, due: capocciata con prima frattura del setto nasale del malcapitato, seguita da una raffica di manganellate.

 

Per le autorità di polizia il tutto “lesioni lievi” e dunque il Signor Spada (“tanto nomine”) rimane libero di rifarlo a suo piacimento. Il roccioso (!?) pdssino Minniti si tace.  Tutti si tacciono: evidentemente consapevoli che al giovane Cucchi andò peggio.

 

Ma non è solo il tasso record di indisturbata violenza a giustificare il paragone con Atlantic City – a lungo sorella di malaffare della celebrata Ne York – cuore di mille violenze e culla del potere anche finanziario del “Donald” (Trump) ma piuttosto la natura del dominio che vi si esercita.  Al riparo delle, piuttosto che contrastati dalle, strutture della Repubblica fioriscono mille traffici e capillari intimidazioni.    Esattamente (come ci racconta un biografo di Trump e Premio Pulitzer, David Cay Johnston) come operò il Trump degli esordi fino all’incredibile “discesa” in politica.

 

Altro che la bonomia italica del “nostro” Berlusconi.  Laggiù entrarono tutti i centri di malaffare americani (perfino – si racconta – la mafia russa – ripetiamolo russa – del quartiere di Queens ) ed è quanto si potrebbe ripetere nella Atlantic City de noantri.

 

E, a quanto pare, non disponiamo di alcuna difesa.  Tra il legalismo nostrano (quello per cui se contesti una multa ad un vigile vieni portato via in ceppi, mentre se spacchi letteralmente la faccia ad uno che è la metà di te, vieni incensato da moltitudini belanti) e il disfacimento della “nomenklatura” non c’è àncora a cui aggrapparsi.

 

Anzi forse potremmo imitare i cugini d’Oltreatlantico conferendo il ruolo trumpiano all’”eroe” di Ostia: forse rozzo ma certamente efficace e vincente.

 

I presagi ci sono già tutti: dalle elezioni nella Sicilia che non cambia mai, all’intronazione casareccia del giovane Di Maio, alla revanche di tutte le destre, fino al (“meritato”?) linciaggio del già osannato bulletto toscano Matteo Renzi. Della “sinistra” istituzionale manco a parlare….

 

La “mattanza” televisiva dello stesso Renzi operata dai (passati) caudatari dei media ne è un piccolo, ma sinistro, presagio.

 

Dunque si salvi chi può ed approntiamo (presto, presto) una visita trionfale del suddetto Trump ad Ostia, l’Atlantic City de Noantri.   Ci si troverà bene, certo meglio che a Tien An Men.

 

Ognuno al suo posto….

 

 

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