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07/12/2017

Flash | ORA BASTA?

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E così siamo arrivati all’Immacolata Concezione, festa quanto mai problematica anche se – laicamente – presaga dell’ondata natalizia.     Che – quest’anno – si annuncia gravida più che di incognite (magari anche positive…) di sinistre aspettative.   Anzi potremmo dire ricca soltanto di sinistre certezze.

 

Del mondo è presto detto.   La mina vagante Trump (sempre più difficilmente definibile come il “leader del mondo libero”, araldo della ”fine della storia” di Fukuyama memoria) ha catturato l’attenzione mondiale buttando al cesso un pacco di risoluzioni dell’ONU sullo status quo di Gerusalemme: certo ambiguo ma comunque il solo pegno possibile di una futuribile composizione pacifica del conflitto che oppone Israele all’intero mondo più che arabo, islamico.

 

A sole 24 ore dall’annuncio della Casa Bianca possiamo constatare che i pompieri – anzi “il pompiere” – si è prevedibilmente e definitivamente trasformato in piromane.  E così l’elefante nel negozio di cristallerie continua nella sua opera.   Ce ne era bisogno?  Pare proprio di no, considerato che anche il principale “beneficato” dell’ultima stravaganza del “Donald” e cioè il Premier israeliano Netanyahu ha rilasciato dichiarazioni assai sfumate.  Almeno per non aggiungere provocazione a provocazione…

 

Infatti, anche se non è affatto certo (anzi il contrario…) che il mondo islamico (dagli Arabi sunniti all’Iran sciita fino al turco Erdogan oggi in imprevista lista d’attesa presso il Papa….) sia disposto a “morire per Gerusalemme”, certo è che la miccia è stata accesa in una regione (a noi prossima…) che di tutto abbisogna tranne che di aprire nuovi fronti di conflitto.  Ma tant’è… Chi siamo noi per capire il disegno oscuro che sottende ad una “elezione”  presidenziale che – per ora ed ogni giorno di più – sottrae certezze ed aggiunge incognite in un mondo instabile, diseguale e gravido di ogni genere di conflitti.

 

E se questo è il mondo, l’Italia non è da meno.   Lo testimoniano tra l’altro,  i topi che cominciano – dopo aver a lungo e fastidiosamente squittito – ad abbandonare il vascello che palesemente si accinge ad affondare.   Al di là degli schieramenti si moltiplicano infatti i “rinunciatari” e cioè coloro che – nonostante l’adozione lampo – di una legge elettorale fotocopia (chi c’è in Parlamento ci resta, quale che sia il voto “popolare”) preferiscono smarcarsi ed uscire di scena in quelli che verosimilmente sono i titoli di coda del film “Italia”.

 

Da Alfano a Di Battista, passando per Pisapia è tutto un “fuggi fuggi” che non promette niente di buono.  A meno di non rallegrarsi per gli “imbarcati” dell’ultima ora: dalla ”scoperta” bersaniana costituita dal giudice Grasso (ancora Presidente del Senato e già protettore istituzionale delle più spericolate “operazioni” costituzionali  – anzi anti-costituzionali -Renziane) giù giù fino al redivivo D’Alema….  Ma di tutto ciò parleremo nei prossimi mesi.

 

Intanto due sono le “novità”: il Paese si scopre largamente ed impunemente neo-fascista e la nomenklatura bivacca sulle ceneri del “sistema” bancario e creditizio.

 

Sul primo punto, da Ostia a Como passando per la redazione romana del gruppo Repubblica L’Espresso nugoli di neo-fascisti esercitano indisturbati ogni sorta di intimidazione e violenza e qui – anche a prescindere da norme “specifiche” (che pure esistono dai primi anni della Repubblica dopo l’ “inspiegabile” amnistia Togliatti) il codice penale prevede dozzine di norme violate senza visibile seguito di polizia.    Evidentemente ciò che vale per il cittadino qualunque non vale per i neofascisti.   Del resto come stupirsi quando passa per incolpevole “ragazzata” l’affissione in camerata da parte di un carabiniere dei simboli del Terzo Reich.   Ed è parimenti assai dubbio che le fumose dissertazioni del loquace e muscolare Ministro Minniti possano intimidire gli estremisti.   Dissertazioni valide forse (come ben sanno gli “schiavi” neri) nell’Arabia libica ma bellamente ignorate nel Belpaese.

 

Di più, se a tre mesi dalle elezioni “politiche” questa è la musica che si suona, figuriamoci quello che ci aspetta.  D’altro canto perché stupirsi quando anche il “gran” liberale Benedetto Croce quasi un secolo fa “spiegava” al meridionalista Giustino Fortunato che le squadracce fasciste altro non erano se non l’espressione della violenza “levatrice della storia”.

E’ questo che ci tocca? Come suona il nome “Liberi ed uguali” dei “dissidenti PD, forse uguali agli anni 20 e 30 del secolo scorso… Ed appunto né liberi, né uguali se non al passato.

 

Il tutto sull’incredibile insulsa musichetta che ci spiega che un trentenne (tal Di Maio) non può che essere migliore del più che ottuagenario Berlusconi.   Di più: perché non credere ad un “giovane” che vuol “lanciarsi in politica”.  Forse perché abbiamo già ammirato gli exploit di tal Raggi e tal Appendino.  E forse perché un Paese di 60 milioni di persone (calanti…) dovrebbe avere decine, centinaia di competenze e valori migliori del “turbo” Di Maio e del “saggio” Grillo.

 

Idiozie in libertà che confermano la fastidiosa sensazione di trovarsi tra Scilla e Cariddi che – dopotutto – sono pericolose località d’Italia.

 

Unica nota “divertente” (per noi che non siamo risparmiatori frodati) è l’andamento della Commissione parlamentare su banche e sistema creditizio.   Lì (e scusateci l’irriverenza) siamo al vaudeville officiato dal simpatico democristiano (ancora esistono…) Casini.   La filigrana narrativa è ispirata dal classico “Cherchez la femme”.   Gli altri sono in fondo comprimari anche se circondati dall’aura sulfurea della Massoneria.  Da sempre vicino dove si muove – o si è mosso – lo “sterco del demonio”.

 

La “femme” è naturalmente l’ex “Ninfa egeria” dell’ingenuo Matteo, quella che (con Madia al seguito) lui stesso presentava orgoglioso al “fratello” (senza allusione) Tony Blair.  In fondo era solo la cena “intima” della vittoria.  Ora potrebbe essere quella d’addio.

 

Commedia boulevardière? O tragedia del non più “Belpaese”? Lo vedremo presto. Se Trump e Kim ce ne daranno il tempo.

 

Auguri in anticipo.

 

 

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