Flash

12/01/2017

Flash | MA E’ UN PAESE O UN REALITY?

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Certo il contesto del vasto mondo è quello che è (e ci torneremo oltre), ma quello che accade in Italia ci risulta – tanto per cambiare – “speciale”.   Speciale non nel senso di riflettere (almeno un po’…) i grandi “exploits” di civiltà che si succedettero nello Stivale, ma piuttosto per la totale assenza di senso critico, di autocoscienza, di senso della realtà che pervade quello che – ormai – più che un Paese appare come uno stracco reality.     Sceneggiato – come si usa – con un tot di colpi di scena, un tot di emozioni e pulsioni e un “zest” (un pizzico, una spolverata) di realtà più che storica, di attualità.

 

Chiaro che così non si va molto lontano, anzi si va indietro ed infatti abbiamo “conquistato” il posto di fanalino di coda d’Europa su tutti gli indicatori di performance reale (crescita, occupazione soprattutto giovanile, distribuzione del reddito, competitività, tenuta e solidarietà sociale): gli Inglesi che dovevano morire con la Brexit sono forse più vivi di prima, gli Spagnoli restando “terra terra” registrano ripresa, eccetera eccetera.   Questo stato di cose neppure figura nell’agenda della cosiddetta politica  e – soprattutto – non vi figura nella totale anomia che domina il Belpaese.

 

E’ di ieri la sentenza della Corte Costituzionale che – del tutto prevedibilmente – inibisce il referendum per cassare la cancellazione di fatto dello Statuto dei lavoratori (il PD lo definisce adeguamento al “nuovo mondo” del lavoro…): la Corte ha fatto il suo dovere, buttando acqua sul fuoco e dando tempo alla nomenklatura per risolvere i suoi (non del Paese…) problemi.   E così continua a svaporare il diniego referendario alla mascherata “modernista” del Renzi.

 

In realtà sembra a noi che ogni tentativo di andare al nocciolo della crisi italiana venga respinto.   E non solo (anche se primariamente) dalla nomenklatura stessa.   Certamente anche dall’opposizione di Sua Maestà incarnata dal circo Barnum raccolto intorno ad un modesto comico (e “politico” sopraffino) quale è Beppe Grillo.   Sull’assenza di senso ed ovviamente di coerenza dei Cinquestelle (chissà perché cinque e non dieci o tre…) ha scritto una bella pagina Ezio Mauro commentando le ridicole piroette al Parlamento europeo.

 

Il che ci fa pensare che l’”opposizione” grillina più che la soluzione sia parte della crisi italiana.

 

Ma allora cosa resta?  Semplice: il reality.  Quello della cronaca che non si stanca mai come le mille infezioni e crisi di un corpo malato.   Il figlio che paga l’amichetto per eliminargli a colpi di accetta padre e madre alla vigilia del colloquio con il Preside della scuola.  Orfano ma, stando alle cronache, probabilmente campione di Playstation… Davvero un emulo del ragazzo “modello” del Collatino difeso in tv dal padre soprattutto dall’accusa di essere (oltre che massacratore) soprattutto omosessuale.  Ohibò.

 

Ma allora di che si discute nel reality Italia?   Semplice di due “stracciac…” Che avrebbero intercettato le conversazioni dei potenti della Repubblica.

 

E la Repubblica che fa?  Restituisce con i soldi nostri quelli non restituiti dai nostri Padri nobili, tipo la “tessera numero uno del PD” l’ingegner De Benedetti e il disgustoso trofeo nazionale Monte dei Paschi… la “prima” banca del mondo.   Anche qui un bel giorno si dovranno dire molte verità che tutti conoscono e nessuno dice.

 

Ad esempio (e per restare in tema) ricordare che proprio il De Benedetti mise la parola fine alla splendida esperienza dell’informatica (e non solo…) nazionale quale era stata l’Olivetti…  E, d’altro canto, sempre quell’ingegnare sta facendo fare al “suo” Espresso (e – perché no – anche al più diffuso quotidiano italiano, “Le Repubblica”) la stessa fine, ridotti come sono a contenitori di pubblicità e caudatari del potere “modernizzatore”.

 

Ma – si dirà – ci saranno anche luci in questo panorama di ombre e nodi sempre più aggrovigliati.   E le luci sarebbero – non scherziamo – il rito di fine inverno di Sanremo.  Quest’anno beneficato dalla presenza della sacerdotessa del non-sense italico – tal Signora De Filippi -  chiamata a dar pepe ai ludi mummificati della Riviera.    “Canta che ti passa”…

 

A consolazione va riconosciuto che il “modello italiano” è stato adottato anche dal nostro “amico di sempre”, gli Stati Uniti.  Le nuove sortite del Presidente Trump già magnificate da tutti i reazionari del Belpaese (in prima fila l’anziano ex Ambasciatore Romano…)  suscitano vergogna e spavento (tipo: imitazione di un handicappato…, ovvero l’anatema al Messico…).  Ne vedremo delle belle…

 

E nel frattempo riflettiamo se – e come – possiamo riprenderci un po’ in mano se non il nostro futuro, almeno un po’ di buon senso.

 

 

 

 

 

 

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