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01/07/2016

Flash | L’OPPIO DEL POPOLO E LA COCAINA DELLA PICCOLA BORGHESIA

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Mai – in tempi recenti – i servizi informativi della BBC sono stati così “cliccati”.  La giustificazione più ovvia (ed è anche quella “ufficiale”, la meno tossica) consiste nel peso che – bene o male – la Gran Bretagna ha avuto fino ad ieri (e – per ragioni – opposte ancor di più oggi) in Europa.   Magari rimaneva agli occhi di molti una sorta di “corpo estraneo”, più legato a Washington che a Bruxelles, ma comunque “uno di noi”.   Senza contare il peso economico in termini di prodotto nazionale lordo ed ovviamente di ruolo finanziario nel cuore dei “mercati” a cavallo tra l’area più o meno integrata dell’Euro e le altre valute.  A partire dal dollaro,  ma certamente con lo yuan cinese, se non più tanto con lo yen giapponese trascinato in basso da un’economia reale e soprattutto da un’economia reale pietrificata da almeno tre decenni di crisi e di assenza di progetto.

 

C’è un’altra ragione che fa lievitare l’audience della BBC  ed è la somiglianza dei fatti inglesi con i serial di Sky.    Al principio Cameron e Johnson ed i loro alleati e traditori avevano fatto scomodare nientepopodimeno che Shakespeare (da Amleto a Lady Macbeth e Re Lear)… ora ci siamo aggiustati su di una scala più realistica tipo Kevin Spacey e James Ivory.   Entrano ed escono di scena tra una congiura ed una nefandezza.   Il guaio è che è tutto vero, nel senso che nulla è vero, tranne appunto l’audience.  Gli interpreti sono superbi nella loro inconsistenza (ma non scherza neppure l’omino di Bruxelles Juncker la cui aria da caratterista di Lubitsch nel ruolo del portiere d’albergo – bacia tutti, pare si aspetti sempre una mancia…).    In fondo l’allegria finta e lo stile impacciato e provinciale del “nostro” Renzi fa tenerezza e pare uscito da una pellicola italiana dei peggiori anni’50:  è vero non ha la forfora, ma in compenso si muove come un saccente automa “ridens” facendo pericolosamente oscillare gli enormi spacchi di una giacchetta che non riesce a contenere il suo ego a gonfiatura perpetua.     Insomma non ci siamo: la scuola inglese è insuperabile.      Lo era anche oggi allorchè appena sfumata in BBC la panoramica di rito sull’attentato all’aereoporto di Istanbul, partiva un servizio televisivo mammuth sul centenario della Battaglia della Somme nella prima Guerra Mondiale: forse un “astuto” tributo al ruolo europeo del Regno Unito.

 

Purtroppo evidenti ragioni anagrafiche legate alla condizione della specie umana facevano si che mancassero all’appello veterani e testimoni di quell’inutile carnaio sempre presenti in queste circostanze.   Eppure il tono ci ha irresistibilmente  richiamato quanto scritto da uno storico inglese (anzi scozzese…) di Harvard – tal Ferguson – che ha ritenuto arrivato il momento per una silloge sul’Occidente: insomma sulla fine di cinque secoli di “civilizzazione” dominante.  E come potrebbe finire essendosi evidentemente esaurito il primato che lui tende ad attribuire al cristianesimo (soprattutto protestante e weberiano).   Sul declino siamo  d’accordo ed i fatti quotidiani  ce lo confermano a iosa.  Poco nulla sull’impianto conservatore e totalmente anti-illuminista (Marx? Un individuo detestabile: sposato con una baronessa renana, ingravidava la domestica producendo un figlio “illegittimo”…pensa tu…).   E tuttavia Ferguson cita il Marx della religione come “anestetico” della populace.   Ma aggiunge con innegabile arguzia: e il patriottismo è la cocaina della piccola borghesia.  Ineffabile….   Come sulla Somme…

 

In breve ci vuole almeno un secolo per capire le cazzate…. e prepararne di nuove.     Alla celebrazione assistevano Hollande e Cameron.  Noi ci rifaremo sul Piave.   Anzi il Piave è già cominciato: il maresciallo d’Italia Renzi con i suoi sta mettendo i sacchetti di sabbia per difendere i risparmiatori affinchè non soffrano le conseguenze della sventatezza dei figli della perfida Albione.   Anzi magari ci guadagnino.  Boh? Certo a qualcuno toccherà una banca (tipo l’Etruria) e a qualcun altro – forse – gli 80 euro del neo italiano e “consigliere del principe” Gutgeld (vedasi).   Insomma si fa quel che si può per conservare la fiducia popolare….

 

Il tutto ha prodotto – proprio nell’ebdomadario delle elites (“L’Espresso”) una mega-inchiesta sulla “fine” delle medesime. In Europa e naturalmente in Italia.  E meno male che noi abbiamo cominciato la rottamazione da almeno un trentennio.  Iniziando con la messa al bando (e le monetine in faccia) di Craxi, poi con quella di Prodi, con la liquidazione della politica dei valori e della storia operata da Berlusconi con la complicità dei suoi invidiosi rivali.  Per non parlare dell’assassinio di Aldo Moro.      Ma allora che senso ha parlare di “fine delle élites”.   Sono morte da un pezzo e nessuno se ne è accorto.

 

Al solito, buon fine settimana.

 

 

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