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08/05/2017

Flash | LE “NOVITA’” DI PARIGI

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E’ un antico ricordo letterario di quando le mercerie più periferiche del mondo presentavano i prodotti della Madrepatria con il fatidico cartello “novità di Parigi”: un richiamo irresistibile per i compratori e soprattutto le compratrici “coloniali” o di provincia.  Ed è quanto ci è balzato alla mente vedendo l’eco (soprattutto nel Belpaese…) della vittoria elettorale dell’ottavo Presidente della Repubblica Francese ed il rilievo dato alla cerimonia di festeggiamento di fronte alla “piramide” vetrata del Louvre.

 

Una cerimonia che – peraltro – echeggiava piuttosto il lancio di un nuovo I-Phone: un lancio riuscito per un pubblico di bocca buona e probabilmente ancora sotto l’influenza del noto refrain francese: “che tutto il mondo ci invdia”… sia esso un profumo, un aeroplano militare o civile, per terminare con prodotti correnti che, viceversa, tutto il “mondo apprezza”… e non è necessario farne l’elenco.  Tanto più che ne abbiamo di analoghi anche noi… E soprattutto le elezioni presidenziali di Francia vanno al di là di un contest “mozzarella versus pathé”…

 

In verità di “lancio” si è trattato e corona una preparazione rapida ma meticolosa: non nuova (era iniziata con addirittura Barack Obama..) ma probabilmente l’unica a disposizione sotto il motto (inventato da noi): “cambiare qualcosa perché nulla cambi”.  Il motto del Gattopardo che segna però una fine e non un principio… come pretenderebbe.

 

D’altro canto un motto critico come “en marche” – in cammino – comporta indifferentemente sia l’andare avanti che il continuare come sempre… anche se si è visibilmente affaticati…

 

In questo senso anche se i commenti italiani “scoprono” con emozione che la parola “marche” figura anche nell’inno nazionale della “Marsellaise”, va detto che essa ha aperto i due secoli più sanguinari (in tutti i sensi) della storia umana e, dunque, non è necessariamente propizio.  Soprattutto se ripetuto fino alla nausea.

 

E qui sta – a nostro avviso – il punto.   Macron non è né buono, né cattivo.  Non è nulla e non cambia nulla.  E non lo diciamo per preconcetto ma semplicemente perché ci risulta incontrovertibile che trattasi di cosmesi e non di rinnovamento.  Farne l’asse di un possibile cambiamento – ad esempio sul versante europeo – risulta francamente ridicolo.   Non ci sono né analisi sul passato né idee sul futuro: sono una bandiera fresca appesa a finestre di una casa assai muffita. E basti pensare ad un revival (fuori tempo massimo e come?) dell’asse franco-tedesco…

 

Eppure da noi la “novità di Parigi” è piaciuta ai pelosi benpensanti scottati dal referendum del 4 dicembre a difesa dei “minimi” contenuti nella Costituzione Repubblicana.    Costoro cercano la “revanche” (già avviata con l’intronazione nel PD del Montecristo-Renzi) e ne cercano conferme e suggerimenti.   Elogiare Macron e pensare a Renzi.   Per loro è un complimento, per noi è una pietra tombale a qualunque rilancio dell’indigeribile ex ragazzotto del contado fiorentino: non ci piace Macron e men che meno Renzi.  Anzi non è che i due non ci piacciano, è che non ci convincono manco un secondo.  Di più, Renzi ha già mostrato come la sua direzione politica vada nel senso opposto a quanto pubblicitariamente annunciato.   E l’Italia sotto di lui è andata indietro, non avanti.

 

Così il “pompaggio” (italiano) dell’”europeismo” di Macron è soltanto un pio desiderio, un frutto di nostre (anzi della italica nomenklatura…) fantasie.   Il nuovo in Macron non è nell’Europa ma – se mai – nel suo stesso personaggio, nel suo essere “uno” e “doppio” con la sua moglie, professora e “coach” Brigitte.  Nonno senza mai essere stato padre eccetera eccetera.

 

Con garbo lo scrittore franco-marocchino Tahar Bel Jallun (che pure di Macron è estimatore) lo ha scritto, ricordando l’inopportunità di soffermarsi sulla struttura della sua composita famiglia.   Questa sì che è innovativa (e non per la differenza d’età…tra i due coniugi) e potrebbe essere per questa ragione celebrata.  Non da noi (chi scrive) che il “segno dei tempi” lo vorrebbe vedere altrove.   E più precisamente in una risposta (o in un tentativo di…) alla crisi, ai drammatici squilibri globali ed infine al vuoto di programmi e progetti.

 

Ma forse proprio in questo  “parlar d’altro” risiede la ragione del “successo” italiano (meglio presso una parte della politica italiana…) di Emmanuel Macron.

Lui medesimo “Novità di Parigi”.

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