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30/12/2016

Flash | LE 33 NON RISPOSTE DI CAPODANNO

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Proprio perché avevamo detto da subito tutto il bene possibile del nostro amico Paolo Gentiloni (in sintonia con quella Luciana Castellina che è l’opposto geometrico della “sinistra” Madame Finocchiaro appena riassurta ai vertici ministeriali a “compensazione” della ripulsa popolare nel referendum del 4 dicembre) la conferenza stampa da lui tenuta per Capodanno ci ha lasciati senza parole.

 

Certamente la novità di veder archiviati i toni aggressivi e volgari – anziché no – da rissoso “strapaese” usati dal Renzi ci è stato di un qualche sollievo, ma i contenuti – ancorché prevedibili e previsti (secondo il “mandato” affidatogli dal Colle a difesa della nomenklatura politica) non potevano non rattristarci… attestati com’erano in una strenua difesa del più recente passato. Quello che Gentiloni non ha esitato a definire come “il cammino delle riforme”.

 

Evidentemente noi eravamo distratti (e con noi la stragrande maggioranza del Paese, e dei suoi sfortunati abitanti: abitanti, più che cittadini, considerato quanto poco contiamo…)   perché di “riforme” non abbiamo visto neanche l’ombra…  E dunque perché mai proseguirle?

 

Non è forse bastato per adempiere al “mandato” ricevuto (da chi?) l’aver polverizzato (oltre che il Sindacato, la partecipazione democratica e praticamente la generalità dei cosiddetti “corpi intermedi” e  – en passant – mezzo secolo di garanzie democratiche)?    Parrebbe di no, se Gentiloni si è sentito in dovere di andare di andare al di là della cosiddetta cortesia istituzionale e di tessere un peana a “Matteo chissaquando” dipinto come un “salvatore della Patria” distolto (da chi? da noi? dalla maggioranza del popolo italiano, dalle urne “ciniche e bare”, dagli insulsi e in ultima analisi immotivati strepiti grillini?).    Evidentemente no: e così il nostro Gentiloni si è ripromesso di fare di più e di meglio…  Vedremo.

 

Intanto che aspettiamo di vedere all’opera il “sigillo” della continuità renziana (un po’ come il “fascismo senza Mussolini” vaticinato dal Gran Consiglio del fascismo il 25 luglio del 1943…)  possiamo scorrere alcune delle 33 (?!) (non) risposte sobriamente e cortesemente fornite dal neo Primo Ministro ai media.   Naturalmente (poiché non è nella nostra natura) ci asterremo dal dipingere la “performance” come un “Adagio di Albinoni” temprato nel grigio (colore dell’acciaio…): questo è un compito ben svolto da “giornalisti” come tal Merlo che “retour” di una lucrosa “collaborazione” con la Rai Renziana avvia la formazione degli aedi di un possibile nuovo – felpato – regime….

 

Efficiente certo il caro Paolo nelle sue sintetiche risposte, ma le mille miglia lontano dalla realtà.  Prendiamo due perle: una di politica internazionale e l’altra di politica interna.

 

Sulla prima, il posto d’onore è spettato – come di prammatica dai remoti tempi del De Gasperi incappellato a Washington nel 1947 (pensate un po’…) a quel faro di democrazia che sarebbero gli Stati Uniti.  Non un accento (se non positivo, rassicurante) sulla transizione da Obama a Trump.   Gentiloni non si è accorto – e se sì non l’ha detto – come le elezioni americane siano state più che altro un “duello” tra la CIA e l’FBI con gli incursori di Putin in veste di spettatori/compartecipi.    Nelle aree a noi più vicine (Medio Oriente) l’eclissi europea e il disinteresse americano non sono state neppure menzionate e, del resto, l’inesistenza italiana nel “cortile di casa” si bilancia solo con l’umanesimo mediatico per i profughi.   Insomma un ruolo di comprimaria con gli scafisti e – perfino – (Berlino insegni) una sorta di scuola-quadri per terroristi.    Del fatto che il condominio storico anglo-francese (Iraq, Siria) sia stato soppiantato da quello russo-turco-iraniano non una parola.   Quanto a noi, si è detto e speriamo che la cara Israele di Netanyahu non si irriti che il tutto italiano si limiti all’eclissi del nostro storico interesse per il mondo islamico.   A proposito che fine ha fatto il “mostro” ISIS?

 

Il meglio però Gentiloni lo ha affidato alla politica interna. Le elezioni (quando, come?) non sarebbero uno spauracchio della democrazia (di che parla?) e i voucher (imitazione con 2000 anni di ritardo delle “frumentarie” dell’Impero romano…) non sono un virus.  Basta addomesticarli…  Ed infatti ha ragione: il “virus” – ormai incistato nel corpo del Paese non sono i voucher, bensì il PD e le sue politiche anti-sociali.   Altro che il solidarismo democristiano. Qui si “spara” e non resta che consolarsi con le unioni civili e la tratta di ovuli e sperma.

 

Povertà di massa, inesistenza dei servizi sociali, eliminazione di intere “classi” (e peggio se “colte”), sistema bancario distruttore e non fecondatore di risorse: tutti temi cancellati.  Avanti con le “riforme” ed il “legato” renziano.

 

Davvero meno male che il 2016 bisestile si chiude….

 

Accogliamo il meglio possibile il 2017.   Auguri a noi e a – quasi – tutti.

 

 

 

 

 

 

 

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