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18/01/2018

Flash | LA MONTAGNA INCINTA DI UN TOPOLINO

niger60

Sono passati i due mesi (sic) “natalizi”  e, mentre manca poco più di un mese e mezzo alle tanto auspicate (ma da chi?) elezioni politiche, la situazione rimane quella di sempre.  Grave, ma non seria.

Di più: ogni evento nazionale ci fa (facilmente…) presagire che la sognata “montagna” del voto popolare non potrà che partorire un topolino.  Magari anche mostruoso e capace di riprodursi con infinita progenie.  Un contesto nel quale anche il protocollare appello del Presidente della Repubblica lanciato pochi giorni or sono affinchè le urne non vadano deserte (come probabilmente avverrà in una forma o nell’altra) risulta assai poco condivisibile.

Mentre avremmo certamente capito un suo richiamo alla nomenklatura politica perché partorisse un ventaglio di ragionevoli proposte precedute da adeguate analisi.   Ciò non è stato, con il risultato di ulteriormente disgustare milioni di cittadini incerti soltanto se sia o no giunto il fatidico momento (anticipato in un romanzo del Nobel Saramago..) di starsene a casa il giorno di quelli che Mussolini ebbe l’ardire (profetico) di definire “ludi cartacei”.

Non aveva ragione allora, potrebbe averla oggi.

Ma intanto che succede?

Praticamente nulla che riguardi i “cittadini”. Molto viceversa per quelli che già fanno parte della “nomenklatura” politica ed ancor più per quelli che vorrebbero farne parte.  Addirittura migliaia tra gli adepti “Cinque stelle” che bramerebbero di uscire dalla classifica statistica di “quelli che né studiano né lavorano” ed entrare a vele spiegate negli organi rappresentativi… Dopotutto se ci sono riusciti Di Maio ed il celebrato Di Battista perché non loro?….

Il tema è affiorato inopinatamente nel corso della “querelle” che oppone il “grande” imprenditore De Benedetti al “suo” giornale “Repubblica” impegnato a ridimensionare il suo mentore che avrebbe lucrato oltre mezzo milione di euro (in 24 ore) grazie ad una “confidenza in ascensore” datagli  dal suo (ex?) pupillo Matteo Renzi.

“Apriti cielo”  altro che “Insider  Trading”…    E così si è aperto una specie di tifone in un bicchier d’acqua con l’Ingegnere che ridimensiona il fatto (peraltro oggettivamente di poco conto) spiegando a chi fosse interessato che lui vede (e ha visto nel passato…) tutti i Primi Ministri e Capi di Stato del mondo e che comunque – mentre gli Italiani la mattina si fanno cappuccino e cornetto – lui da istruzioni per acquisti milionari in Borsa….

  Mancava solo ci ricordasse che lui e Marchione erano gli sponsor di Renzi    (dicevano: lo abbiamo mandato a Palazzo Chigi per togliere i rottami dai binari…).     Ma ora appunto il rottame è diventato lo stesso Renzi e – Dio guardi – non andasse al suo posto l’incredibile (concordiamo…) Di Maio.

Vabbè l’unico commento possibile è che anche i “poteri forti”  sembrano un po’ usciti di senno. Il leader del “mondo occidentale” Trump docet….

Resta il fatto che De Benedetti ha tutte le ragioni per essere deluso dal suo giornale che pare anche a noi sceso al livello di un tabloid  anglosassone di provincia.  Ma, dopo tutto, l’Ingegnere non si era accorto che Calabresi non era Mauro?   E sì che sono differenti anche fisicamente….

Morale della favola.   Uno: chissenefrega.  Due: speriamo che (come già il senile Scalfari con il favore per Berlusconi a fronte dei Cinque stelle) De Benedetti non parli più contro il Garibaldi della ditta Casaleggio: potrebbe incoronarlo a furor di popolo….  Salvo che lui può sempre riparare in Svizzera.  Noi no.

Infine visto che De Benedetti ha menzionato la sua intimità con Gentiloni (“lo conosco da una vita”… e peraltro anche noi ma la cosa non ci cambia la vita…) non si può non rilevare l’ultimo Italico paradosso.   E cioè che il primo Premier italiano (dopo Craxi) con qualche contezza del vasto mondo e delle sue contraddizioni sia quello che più attivamente si sta muovendo nella direzione più congiunturale, più sbagliata.

Non pago dell’”entente” con l’”esperimento” Macron, ha infatti deciso di spedire nel deserto del Niger mezzo migliaio di soldati che (uranio per la Francia a parte…) non si sa che faranno salvo rischiare la loro vita (e i nostri soldi).   O forse – peggio ancora – la lena con cui l’ex comunista Minniti (già uno dei pupilli di D’Alema..) contribuisce all’edificazione mortifera e militare di un “apartheid universale” lo ha contagiato.

Eppure di questo prevedibile e fallace “apartheid” ne avevamo parlato un trentennio addietro e non ci era sembrato che fosse tra gli obiettivi dell’impegno politico ed etico dell’attuale Primo Ministro.  Ma forse ci eravamo sbagliati. O forse la provinciale “realpolitik” del convertito Minniti fa proseliti?

E, d’altro canto, il sempre loquace Papa Francesco e l’episcopato italiano non hanno avuto granchè a ridire sulla militarizzazione in atto della nostra politica internazionale.  Che gli piaccia?

Nel frattempo prosegue la gestazione del topolino nella pancia della montagna.

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