Flash

07/03/2013

Flash – La Marcetta Su Roma

Ormai finita la “marcetta” su Roma degli eletti grillini, acclamati i Capigruppo alla Camera e al Senato, e -sull’altro fronte – espletato il rito della Direzione del Partito Democratico – si entra ormai nel vivo delle eventuali possibili soluzioni o – come direbbe Grillo che si è testè paragonato a Napoleone di fronte al leader della coalizione “normalizzatrice” europea il Duca di Wellington – nel vero e proprio campo di battaglia.

Diamo dunque un’occhiata preliminare agli schieramenti, a chi li guida, a come si costruisce il morale delle truppe e – per quel che è dato conoscere – i piani di battaglia. Mettendo per ora tra parentesi il “terzo incomodo”, quel ”fantasma dell’Opera”, che aspetta un aumento dello sfacelo italiano per tentare un inserimento: del resto il primo “assist” al Caimano è già stato dato (e apparentemente semi-ritirato) dal sempreverde “King Maker” della “Casta” vecchia e nuova: il finto auto-pensionato D’Alema pronto all’“ultimo hurrah”, naturalmente per sé stesso. E perfino l’ex Segretario Pd Veltroni si aggira nei pressi dispensando inutili “consigli”. “Auguri” ad entrambi ed incrociamo le dita.

E cominciamo con il novello Napoleone e le sue armate. I numeri ci sono: mancano i “quadri” e i marescialli (Murat, Bernadotte, ecc. ecc.). Per ora nella logica della “marcetta” su Roma la “Interior Designer” per sceicchi Roberta Lombardi ha debuttato come capogruppo con un elogio del Primo Fascismo (quello che ha spazzato via l’impianto parlamentare liberale): qui nonostante il “dadaismo” del Grillo Mascherato (del tutto fuori contesto) ed il “mistero” del suo socio tardo capellone e neo tecnologico, è del tutto evidente (senza snobismi, né paternalismi) un impressionante deficit culturale e motivazionale dei neo-eletti. Altro che la “cuoca” al vertice dello Stato vaticinata da Lenin…

La principale strategia per motivare e qualificare i neo “rappresentanti del popolo” è quella di iscriverli in massa all’Università privata confindustriale LUISS: così verranno su bene e rispetteranno chi comanda. Ed anche queste scelte “minori” spiegano insoliti compiacimenti segnalati addirittura in “Goldman Sachs” per l’affermazione di “Cinque stelle”.
Lo schema di Grillo non è evidentemente quello della liberazione dei molti, bensì quello dei “sommersi” e “salvati”. Questi ultimi in Parlamento, gli altri rimasti sulla rete…

In breve, difficile per ora condividere gli entusiasmi del già bistrattato, anziano, Premio Nobel Dario Fo (“Il movimento è un rock, non un minuetto”). E certo il minuetto richiede grazia e consapevolezza, valori poco compatibili con il “maschio vigore” del nuotatore leader.

Sull’altro fronte, la Direzione PD ha tentato un’operazione impossibile: passare da “sconfitti” a quelli che presentano il conto agli altri e ne chiedono ragione (le cosiddette “sfide del PD”…secondo la stampa “embedded”.). Naturalmente non un’ombra di autocritica per una piattaforma elettorale mirata a Monti e Casini (altri sconfitti) ed ai “poteri forti”, ma certo non agli Italiani in generale e agli elettori di riferimento. Ma questi avrebbero dovuto ancora una volta obbedire e tacere: peccato che ad un precario, ad un giovane “emigrato”, ad un qualunque lavoratore non poteva bastare la “ricompensa” di altri cinque anni con Madame Finocchiaro &co (le nostalgiche di Gerardo Bianco e dei vecchi democristiani che le avevano cooptate per durare essi stessi) ed in generale di tutto un quadro dirigente sfiatato, privo di visione, incapace perfino di capire le trasformazioni in atto e parteciparvi costruttivamente. Tanto, non capendo un c… (come direbbe Grillo) chiamano sempre uno della Banca d’Italia nella speranza che almeno non faccia casini… E li lasci comandare in pace..

In più, come segnalava in un recente intervento Paolo Mieli (certo non un eversore), a furia di operare una selezione “a rovescio”, il blend dirigente del PD (e dunque della coalizione di centro-sinistra) è costituito da “giovani” imbecilli e da vecchie cariatidi. Il ruolo loro assegnato dagli elettori nel loro complesso è – al più – quello di resistere al peggio (es.: intesa con il Caimano e la destra) e sembra sia stato inteso. Viceversa era chiaro da mesi che nessuna proposta articolata poteva essere presentata sui drammatici e cruciali temi dello spazio e delle prospettive italiane nel rilancio dell’integrazione europea. D’altro canto come aspettarsi una capacità di visione su “noi e il vasto mondo” (di cui l’Europa è il nostro “frammento”) quando eventi enormi come l’MPS e tutto il resto vengono dirottati su di una cronaca nera che – in fondo – non riguarderebbe il Governo: Ed è così da decenni, con uno spazio pubblico ormai solo virtuale (l’“agorà” democratica di Casaleggio?) mentre la “polpa” e il cuore dei problemi è in mano privata. Su questo tutti (o quasi) d’accordo. Ed allora ben venga l’ultimo diversivo: la marcetta su Roma.

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