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19/09/2016

Flash | IN MEMORIAM A ROMA, BOMBA A NEW YORK, EUTANASIA IN BELGIO, FLOP DELLA MERKEL.

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Si è detto molte volte che gli Italiani hanno la memoria dei pesci rossi, cioè tendono a dimenticare: sembra a noi che, soprattutto, siano completamente incapaci di collegare i fatti, ciò che li ha preceduti e quello che ragionevolmente li seguirà.   Questa inclinazione collettiva all’oblio (contrappunto di fondo alla violenza quotidiana…) spiega la fondamentale docilità e –perché no? – superficialità di un popolo che può irritare ma non deludere intellettualmente.

 

Il tutto non solo non migliora con la globalizzazione e la circolazione delle idee, ma peggiora in una sorta di tempo a-storico che ha avviluppato l’intero Paese.   Certo tutto può succedere ma nulla può cambiare.   Il primo paradosso che ne deriva è quello che abbiamo sott’occhi in queste settimane: l’Italia è in recessione da un quindicennio (cioè prima dello scoppiare della crisi finanziaria “epocale” e soprattutto globale) e non si vede nessuna inversione di tendenza… Per la buona ragione che nulla è stato fatto, il Paese rimane amorfo ed assiste impotente -  dispetto dell’opzione referendaria – ad una melina della nomenklatura (autonominata) del tutto indifferente al declino del Paese.   Da due anni ciò che viene fornito è placebo a tonnellate,   Non sorprende che ogni spostamento di Matteo “chissàquando” è contrassegnato da manifestazioni: represse prima, cancellate mediaticamente poi.

 

E’ questo il contesto in cui si situa la morte ed il cordoglio per la morte dell’ex Governatore di Bankitalia, ex Ministro dell’Economia, Primo Ministro e Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, spentosi dopo lunga e realizzatissima esistenza.   Con la voce fuori del coro del “descamisado” ufficiale – il leghista di estrema destra Salvini, già “cocco” dei media nazionali.

 

Sembra che – con l’eccezione delle scomposte dichiarazioni di Salvini – nessuno abbia osservato che il quindicennio del nostro “scontento” sia iniziato (e sviluppato poi esponenzialmente nel decennio di Giorgio Napolitano) proprio durante l’”era Ciampi”.   Già. Ma chi collega i due fatti?   Quasi che le massime autorità nazionali fossero autorevoli e più che dignitosi passanti piuttosto che i responsabili massimi (formalmente da noi scelti…) dei destini nazionali.

 

L’entrata monca nell’Euro (da cui sono usciti più che soddisfatti forse l’1% degli Italiani e variamente insoddisfatti ed impoveriti tutti gli altri…) è forse l’esempio più chiaro…  Ma è tutta la storia precedente di Ciampi a dimostrare della sua scelta di campo a favore di una concezione della democrazia da “Ottimato”, sia pure di complemento…  La stessa – per dire – che ha indotto Napolitano a nominare “motu proprio” ben tre Presidenti del Consiglio e che potrebbe in un domani non lontano  mettere Mario Draghi al posto incautamente affidato all’onnivoro e sprovveduto Matteo Renzi.   All’insegna del “volete il nuovo?  E beccatevelo…”.

 

Ciò detto, chi scrive ha almeno un paio di ricordi personali del dignitosissimo (basta?) Presidente.   Fine anni ’80 del secolo scorso.  Tokio (alla vigilia del prevedibile esplodere della super-bolla e dell’impasse economico-sociale), vertice economico finanziario: tre autorevoli dirigenti venuti dalla Patria scarrozzati sull’auto personale verso le riunioni. A parte il Ministro Goria poi Capo del Governo, i due passeggeri erano il Governatore della Banca d’Italia ed il Direttore Generale del Tesoro, appunto Ciampi e Sarcinelli. Grandi tecnici monetari, amici e sodali.

 

Almeno fino a quando assurto alla politica Ciampi non decise – scontrandosi con Sarcinelli – di “privatizzare” (cioè regalare) la Banca Nazionale del Lavoro al “tipografo” Abete (definizione di Eugenio Scalfari) che poi la vendette alla francese Paribas…   Partiva così la “gloriosa” stagione in cui lo Stato usciva dall’economia, rinunciava formalmente alla politica industriale o economica tout court e la lasciava ai poteri “forti”.  D’Alema (promotore dei Bingo e della ludopatia, nonché caudatario dei “capitani coraggiosi” dell’imprenditoria privata…) perfezionava la dismissione dello Stato.      Ciampi era al suo fianco e lo garantiva.

 

Il secondo ricordo è a modo suo più ameno e risale alla fine degli anni ‘90.  Parigi, Palais Royal Residenza “privata” del Governatore della Banca di Francia (il mitico già FMI De Larosiere), cena “intima” (così si dice) con i Ciampi in vacanza nella Ville Lumière.   Un’occasione unica per conoscere l’atmosfera privata delle elites nostrane: così irrimediabilmente piccolo-borghesi e legittimiste.  Incluso il “misterioso” tocco dell’aura massonica che le circonda.

 

Insomma così si va avanti. E oggi si piange… senza magari sapere perché…

 

Intanto lo scoppio di una bomba rudimentale a Manhattan, New York (senza vittime ma con panico e feriti…) allarga l’orizzonte dell’instabilità e complica ulteriormente le prospettive delle incredibili elezioni statunitensi.

 

Ma il fine settimana ha conosciuto anche una sonora sconfitta elettorale dell’”invincibile” Merkel a testimonianza che – dove i cittadini possono esprimersi – le carte si rimescolano e, comunque, il futuro si apre in direzioni anche contradditorie.  Cos’ come è la realtà.

 

 

Infine l’eutanasia su di un minore (diciassettenne) belga.  Apriti cielo: il “vescovo” d’Italia – Cardinal Bagnasco – tuona sulla “sacralità” della vita.   Certo sarebbe più credibile se i quattrini dell’Ospedale infantile Bambin Gesù non fossero andati al “restauro” della penthouse vista San Pietro del suo ex collega, il Cardinal Bertone.  Ma qui ci vorrebbe coerenza, altro che misericordia…. Non è – ancora – per l’oggi…

 

 

 

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