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11/11/2016

Flash | IL PAPA E L’ANTICRISTO

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Ancora una volta ci voleva Papa Bergoglio per mettere le cose a posto nell’inverosimile caos di commenti intorno all’imprevista vittoria di Donald Trump nelle elezioni statunitensi. Vediamo come…

 

Mentre gli eventi seguono un binario perlomeno doppio o triplo, Papa Francesco si affida alla penna (più che volenterosa…) dell’ottuagenario Eugenio Scalfari (formatosi a suo tempo con un altro Gesuita, il cardinale di Milano, Carlo Maria Martini…) per ristabilire alcuni punti fermi nella confusione suscitata da un evento che comunque ha lasciato il mondo stupefatto: imprevedibilità “personale” ma anche sostanziale al punto che uno dei quesiti di fondo –rimane del tutto irrisolto lasciandoci tutti incerti se dobbiamo iscrivere l’”arancione” tra le novità del nuovo millennio ovvero nell’orrendo archivio del passato.   Chiamato in perfetta contraddizione a risolvere i rebus (e le tragedie del presente…), Trump è istantaneamente passato dalla provocazione traumatica alla conservazione autorevole.  Insomma beato chi ci capisce qualcosa: ringrazia Hillary per il servizio di Stato reso ed elogia quell’Obama che lo ha disperatamente attaccato fino al momento delle urne elettorali.

 

Ci sono spiegazioni “teatrali” sul vecchio/nuovo Trump e sostanziali (esempio: ma chi c’è dietro di lui?)  e tutte comunque ci invitano ad aspettare tempi e corso di un processo di insediamento che prima di gennaio non sarà completato.   Uomini, linee, scenari restano ancora indeterminati e le bocce sono ancora tutt’altro che ferme.

 

Proteste nell’America “decente”, gridolini di entusiasmo dei “fascisti” globali (anzi quando riscopriranno il “viva la muerte” franchista?), ammiccamenti dei ceti più privilegiati ed anzi sempre più rapaci, disorientamento nella stragrande maggioranza dei cittadini globali.  Succede sempre così quando la ragione, la razionalità umana si eclissano ed i disegni restano occulti.   Così come quei pochi che li muovono.  Pochi perché perfino il grande teorico dei movimenti profondi della storia (Fernand Braudel) confidava in “camera caritatis” (a sua volta me lo raccontava l’indimenticabile Alberto Cavallari) che “vi sono momenti in cui a decidere sono due o tre – o uno… – uomini” e gli altri come i semi del nuovo grano possono solo aspettare.

 

Quindi ci sarà tempo per vedere ed interpretare se e come il mondo sia cambiato. D’altro canto chi avrebbe pensato che la Russia sarebbe diventata – dopo la caduta del Muro – un paese iper-capitalista affidato alla ”terapia” spirituale della più rigida ortodossia cristiana (più del colonnello del KGB Putin che del Patriarca di Mosca…).

 

In questo “buio a mezzogiorno” Papa Francesco non scappa, non vaticina, ma parla.  E, dopo le prammatiche parole del Segretario di Stato vaticano Parolin (“diamogli almeno il tempo di cominciare a governare…”) Bergoglio mette una serie di fatti in fila (assenti dai commenti più diffusi…) ed annota le contraddizioni vere che il mondo è chiamato a risolvere.  Sangue guerre violenza in primo luogo.  E poi ritorna sulla dicotomia “ponti” e “muri” e si schiera ancora una volta per i primi e rifiuta i secondi.   Poi si sofferma sulla diseguaglianza (oggi così di moda come valore positivo!) come punto centrale delle contraddizioni globali.  Passa poi con piena ottica illuminista (ci perdoni Santità….) ad indicare il punto centrale della diseguaglianza ovvero il denaro e la sua modalità, ovvero la finanza (più o meno globale), Mammona, lo sterco del demonio.   Cosicché l’Oceano che lo separa da Trump è veramente totale… non così forse come lo si vede dalla terrazze della “penthouse” romana dell’ex Segretario di Stato cardinal Bertone….  Ma per questa contraddizione dovremo attendere un Giubileo della coerenza.   Speriamo presto…

 

Quanto a Papa Francesco basti ricordare il suo ammonimento a “salvare le persone umane e non le banche” ed il continuo grido per i rifugiati, le vittime e gli esclusi.

 

Cosicché – mentre il Vaticano non parla di Trump – non sappiamo quanto il neo-Presidente possa sentirsi apprezzato.    Anche se (come diceva Stalin): ma quante divisioni ha il Papa? Dunque chissenefrega…  Salvo poi vedere come Papa Woytila smantellò l’impero sovietico in Europa orientale e (ahimé) in Polonia…

 

In verità qui il segnale lanciato da Bergoglio è universale, per tutti… impregnato del più razionale cosmopolitismo.  Altro che “meticciato culturale”… siamo al di là di questo e piuttosto ad un messaggio globalmente opposto a quello (tanto confuso quanto irrazionale) di un Trump: il quale porta avanti (per ora a parole) un messaggio di esclusione, di potere e forza bruta.   Che ovviamente manda in sollucchero personaggi da Marine Le Pen a Matteo Salvini e forse lo stesso Grillo.  Ed anche genuini cretini nostrani che gioiscono per l’autarchia annunciata (in campagna elettorale…) da Trump contro Messico e Messicani.  Guai ad importare da loro merci e uomini.    Rivedere gli accordi… spezzargli le reni.   Già, ma poi?

 

In breve ancora una volta – ed in attesa di fatti, non di commenti ed adulazioni preventive – grazie Papa Francesco.   E, naturalmente, della nomenklatura italiana (vecchia e “nuova”) manco a parlarne.

 

 

 

 

 

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