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24/10/2017

Flash | IL MONDO CAMBIA, L’ITALIA NO

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Mentre Donald Trump si accinge ad una serie di incontri nelle Filippine (ospite del feroce Dutertre…) cioè ben dentro quel Pacifico che rischia di sparire dalla panoplia delle sfere di influenza nord-americana, mentre il nuovo Mao (Xi Jinping) inaugura il “secolo” cinese e perfino mentre il neo-conservatore (ma quando mai i Giapponesi sono stati progressisti?) Abe vince le elezioni e prepara il riarmo del Sol Levante (auguri…), ebbene mentre tutto ciò accade e mentre svaporano le ultime illusioni di mantenere un barlume di cooperazione internazionale “interdipendente”, ebbene mentre tutto ciò accade, la “Nomenklatura” italiana cucina una mostruosa legge elettorale che renderà di fatto impossibile qualunque scelta consapevole dei cittadini-elettori.

 

Insomma basta con la fanfaluca costituzionale de “la sovranità appartiene al popolo”  per la semplice ragione che appartiene a “loro” e quanto al popolo se proprio non gli bastassero le “alternative” tipo Salvini o i “serenissimi” continui pure a drogarsi con l’”alternativa”  Cinque Stelle (anzi quattro perché l’acqua è stata requisita…)  Quella del “ti mangio, ti vomito e ti cago” del “garante” Grillo nell’allocuzione ai giornalisti….

 

Infatti dovrebbe chiudersi in settimana la vicenda del Governatore di Bankitalia, l’irreprensibile Vincenzo Visco che il rozzo intervento di Renzi avrebbe voluto privare del diritto “divino” al rinnovo automatico del suo mandato quinquennale.

 

Apriti cielo: non sia mai che nel Paese che licenzia i lavoratori a centinaia (migliaia?) si osi rimandare nei confortevoli ranghi di Bankitalia un funzionario del quale il meno che si possa dire era che “non c’era, se c’era dormiva”.   E non lo diciamo per malevolenza o disinformazione ma semplicemente perché il malloppo di miliardi pubblici buttato per tenere in piedi un sistema bancario tanto rapace quanto inefficiente è anche il frutto di una gestione della Banca Centrale simile alla “Sublime Porta” ottomana.

 

A differenza di quel decadente Impero non pare però che sia alle viste in Italia alcun Ataturk  che costringa ad adottare costumi laici e moderni (tanto poi verrà Erdogan…): questo “radicalismo” non è evidentemente nelle corde né del buon Gentiloni, né tanto meno in quelle di Mattarella.

 

La polemica accesa dal leader di “Strapaese” Matteo Renzi (altro che modernizzatore “inventato” da Marchionne e De Benedetti…) è naufragata nelle secche (nebbie..) di una costruzione cinquantennale di cui i comunisti prima, democratici poi, portano quasi intera la responsabilità avendo – per evidente ansia di legittimazione nei “salotti buoni” – dato credito alla irreprensibilità di una istituzione che – essa sì e non il povero CNEL  - potrebbe essere abolita per “fine missione” all’indomani dell’Euro e della BCE.  Viceversa – cosparsa di adeguato “borotalco” massonico (vedasi…) continua a comparire in “società”.   Poco male, come le vecchiette incipriate che rubacchiano ai ricevimenti, se non fosse che dietro questa assai costosa sopravvivenza si cela una sottrazione immensa di pubbliche risorse e – peggio ancora – la rinuncia a svolgere – nell’interesse generale – una adeguata e consensuale direzione del Paese.

 

Per essere chiari – lungi da esercitare una funzione pubblica per il credito, il risparmio e l’investimento (lo fa perfino la FED statunitense…) – “nostra” Banca Centrale ha da tempo assunto il ruolo che fu per mezzo secolo di quel riservato signore di nome Cuccia incastonato malinconicamente nel ruolo di inamovibile maggiordomo dei plutocrati italiani: insomma una specie di epigono del protagonista di un celebre romanzo del Nobel anglo-nipponico (più anglo che nipponico) Ishiguro.   Ovvero. “Ciò che resta del giorno”.

 

Appunto qui si tratta di mantenere ciò che resta del giorno…

 

Del resto la storia personale del principale sponsor di Visco (così si dice…), il Mario Draghi presidente della BCE illustra la natura profonda del problema sollevato (per fini suoi…) da Renzi.    A poco più di trent’anni di età il Draghi (nato peraltro da lombi Bankitalia) assurge a Direttore Generale del Tesoro con l’incarico di privatizzare almeno mezzo capitale industriale nazionale (chi scrive lo ricorda personalmente alle riunioni parigine dell’OCSE, allora centro consultivo della globalizzazione liberista), assurge successivamente e consuetudinariamente alla Vice Presidenza della Goldman Sachs (basta la parola…) e trova il suo trionfo nella crociera dello Yacht reale “Britannia” dedicata alla svendita – regalia? – a vari plutocrati del capitale industriale anche italiano.

 

Il resto è storia nota.  E assai celebrata.

 

E’ dunque paradossale che si faccia questione di interesse pubblico nella difesa del privilegio del Visco (a dispetto della avvenuta dilapidazione di risorse pubbliche per i crac bancari: tutti all’insegna di “i profitti sono miei, le perdite sono a voi”), quando sono evidentemente interessi – e appunto privilegi – ad essere in gioco.

 

Ma c’è ancora di peggio: ovvero il tentativo di continuare ancora a spacciare questa fatiscente struttura come una preziosa “riserva della Repubblica”.  Infatti se mai lo è stata (come ha tentato con successo di dimostrare per oltre mezzo secolo una pubblicistica avvolta nel medesimo “borotalco”) certamente oggi non lo è più e costituisce un freno assai costoso alla crescita (anche democratica) di un Paese che dovrebbe costruirsi una propria classe dirigente e non “assemblarla” tra potentati.   Purtroppo non pare che questa sia – neppure in nuce – la via intrapresa.   Ma qui sta il carattere “esemplare” della riconferma “a prescindere” del governatorato Visco.  Siamo (sono loro) tutti Visco.

 

Ed infine – statene certi – la Commissione parlamentare sulle banche presieduta (chissà perché?) dall’ inossidabilmente simpatico (e basta…) post-democristiano Casini non porterà ad alcun risultato (e perché dovrebbe?).

 

Forse neppure a costringerne i componenti a sorbirsi le oltre 4mila (quattromila) pagine inviatele dalla Banca Centrale….   Amen.

 

 

 

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